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L'intervento

Violenza sulle donne, Amalia Bruni invoca una "rivoluzione culturale"

La leader dell’opposizione il consiglio regionale della Calabria interviene nel dibattito e sollecita alla denuncia

"La repressione non basta, serve una rivoluzione culturale che investa entrambi i sessi". Lo scrive in una nota Amalia Bruni, leader dell’opposizione nel consiglio regionale della Calabria. "Sono stanca - afferma Bruni - di ascoltare i numeri che sembrano uscire fuori da un vero e proprio bollettino di guerra diramato quotidianamente dai media. In Italia solo nel 2022 sono stati commessi 221 omicidi e 82 hanno avuto donne per vittime. In ambito familiare se ne sono registrati 97, con 71 femminicidi e di queste ben 42 sono state massacrate dal partner o dall’ex. Questi dati aberranti vengono dal report interforze ‘Il pregiudizio e la violenza contro le donne’, che è curato dalla Direzione centrale della polizia criminale. Numeri impietosi che impongono una riflessione seria ancora una volta".

"Va bene che alla Commissione affari costituzionali del Senato sia stato approvato all’unanimità il testo unificato per istituire una commissione bicamerale di inchiesta sul femminicidio e su ogni forma di violenza di genere - sottolinea -, va altrettanto bene che alla Camera sia passata all'unanimità la mozione per la prevenzione del fenomeno di violenza sulle donne e che nel testo si impegni il Governo a dare la priorità alla ‘prosecuzione di politiche di contrasto alla violenza domestica’. E vanno benissimo tutte le manifestazioni previste nel corso di questi giorni, tra le quali le ‘scarpette rosse’, simbolo della piaga dei femminicidi, che verranno esposte in numerose vie e piazze; oppure stampare sugli scontrini o su alcuni prodotti di largo consumo come il latte (iniziativa della Coop) il numero antiviolenza 1522, ci mancherebbe".

Ma, evidenzia Bruni, "ci vuole di più, occorre una vera e proprio rivoluzione culturale che investa entrambi i sessi, a cominciare da una vasta campagna di sensibilizzazione rivolta agli uomini ma anche alle donne che al primo tentativo di violenza, fisica o psicologica, devono denunciare alla polizia, al proprio medico, all’assistente sociale, allo psicologo, prima che tutto diventi inutile".

"Nella nostra Regione - osserva - sono aumentate in modo esponenziale le richieste di aiuto da parte delle donne, nei primi tre mesi del 2022 l’Istat ha denunciato ben 480 richieste di soccorso e negli ultimi anni sono stati compiuti oltre cento femminicidi. La repressione da sola non può bastare, se vogliamo arginare questo massacro quotidiano dobbiamo puntare sulla prevenzione insegnando ai maschi che le donne sono madri, sorelle, figlie e mogli e quindi rispetto assoluto per tutte e qualunque controversia va gestita col dialogo. L’amore non si declina con la rabbia e non può parlare col linguaggio della sottomissione".

"Se non si insegna questo ai ragazzi delle scuole - conclude Bruni -, non troveremo mai la giusta via contro questa mattanza. Intanto dobbiamo avere la capacità di fare rete, con comuni, scuole, associazioni, stanze di ascolto dove le forze dell’ordine possono accogliere testimonianze e avviare immediatamente percorsi di aiuto. E soprattutto, al primo segnale denunciare immediatamente, non aspettare, chi lo ha fatto una volta lo farà ancora e se non lo si denuncia subito potrebbe essere poi tardi in seguito".

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