Violenza contro le donne, il grande coraggio di Maria Antonietta: "Il mio obiettivo è tornare a casa"

Si rivolge a tutte le donne, la 42 enne reggina bruciata viva dal suo ex marito. Questa mattina è intervenuta nella trasmissione Storie Italiane. A gennaio l'inizio del processo contro Ciro Russo

Maria Antonietta Rositani

Oggi si celebra la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, una ricorrenza istituita vent’anni fa,  il 17 dicembre 1999 dalle Nazioni Unite. Il 25 novembre si celebrano le attività a sostegno delle donne da sempre, vittime di violenza, molestie e fenomeni di stalking, eppure, nonostante le manifestazioni, i Mee To, NonUnaDiMeno, le leggi a doc (tra le ultime il Ddl Codice Rosso), le conferenze, le campagne di sensibilizzazione, mai come in questi anni si sente sempre più il bisogno di avere una ‘giornata’, in cui si gridi ancora una volta: stop alla violenza sulle donne.

Eppure, sembra che più se ne parli, più aumentino i casi di femminicidio e aggressioni. Sembra che gli uomini siano stati infettati da uno strano virus che annebbia il cervello e faccia credere loro che le ‘donne’ ad un certo punto smettano dei essere individui pensanti e diventino un accessorio da utilizzare a loro discrezione. “La donna - insegna Shakespeare uscì dalla costola dell’uomo. Non dai piedi per essere calpestata, non dalla testa per essere superiore ma dal lato per essere uguale, sotto il braccio per essere protetta, accanto al cuore per essere amata”.

Un amore che, solo dopo aver subito l’ennesimo e crudele abuso si capisce non essere tale. Un amore che non era più amore come ha affermato questa mattina Maria Antonietta Rositani durante il collegamento in diretta nella trasmissione Storie Italiane, di Eleonora Daniele, dal letto del reparto di terapia intensiva dell'ospedale di Bari, dove è ricoverata da ben otto mesi, per le gravi ustioni riportate dopo che l’ex marito Ciro Russo, evaso dagli arresti domiciliari, ha tentato di ucciderla cospargendola di benzina.

La storia e il ricovero al Policlinco di Bari

Rivolgendosi al mondo femminile, all'opinione pubblica, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, Maria Antonietta ha confessato che, solo "adesso dopo essere stata bruciata, offesa e umiliata ho capito che il mio non era più amore per quell'uomo. Ho trovato la forza di ribellarmi e di dire basta, non abbiate paura, urlate, denunciate!". 

La 42enne reggina continua a lottare per tornare a casa, lotta per la vita, con la forza di una guerriera, nonostante le tante complicanze mediche che ha vissuto durante il suo percorso di cura. "Ancora sono qui, insieme ai miei dottori, che sono degli angeli, mi coccolano, cerco di vedere il lato positivo di ogni cosa e sono contenta di essere con voi e di poter lanciare quello che è il mio messaggio: grazie a Dio che mi ha dato la forza quel giorno di uscire dalla macchina, di andare incontro a lui e trovare quella pozzanghera, che mi ha salvato”.

Cannzzaro e Carfagna: Maria Antonietta deve avere giustizia

Interpellata sull’ennesimo femminicidio avvenuto nel palermitano, a pochi giorni da questa importante giornata, Maria Antonietta è perentoria: “Non sono uomini, non ho un termine adatto per definirli, sono persone fiere del gesto che hanno fatto. Quest'uomo è scappato come è scappato mio marito che è andato anche a comprarsi una pizza. Persone spavalde, che della vita non hanno nessun conto".

"Il mio primo grido d'aiuto è stata la denuncia, denunciai mio marito per la prima volta il 20 dicembre del 2017. Quel giorno, dopo una notte di inferno, di botte e violenze, con una scusa, scappai di casa con mio fratello per fare la mia prima denuncia. Chiesi aiuto ai carabinieri: venite da me, ho paura. Sapevo che quella denuncia poteva portarmi alla morte" 

"Quella denuncia non è stata mai inoltrata e mi domando: perchè il mio grido d'aiuto non è stato ascoltato? Forse se quel grido fosse stato ascoltato, io oggi, non sarei qui. Poi arrivò la seconda denuncia il 5 gennaio. Vennero da me degli angeli, gli agenti della polizia, che mi hanno salvata. Avevo mille paure. Il mio coraggio, la mia forza nel denunciare è stato il volto di mia figlia ricoperto di sangue. In quel momento mi sono accorta che mi dovevo ribellare a mio marito, lo dovevo fare per i miei figli".

"Voglio che mio figlio, viva nella tranquillità della casa, voglio insegnargli il rispetto verso una donna, e voglio che un giorno quando si fidanzerà e si sposerà tratti la propria compagna come una rosa e che la porti sempre accanto a lui, venerandola. Così si tratta una donna. L'amore è questo, è volersi bene, non è picchiare, non dare lividi, ma dare al corpo solo brividi di felicità".

Anche la Reggina fa visita a Maria Antonietta

Oggi Maria Antonietta fisicamente si sente più forte, ma "allo stesso tempo anche debole. Devo metterci ancora più forza perché tra breve inizia la riabilitazione, sarà dura e dolorosa, ma incrocio le dita e prego tanto, il mio obiettivo adesso è tornare a casa".

L'indagine è andata avanti e dalla trasmissione è stata data un'ulteriore notizia "oltre a quell'uomo che non si è pentito, ci sono altre 6 persone iscritte nel registro degli indagati". E per questo, oggi, Maria Antonietta ha paura. A gennaio avrà inizio il processo contro Ciro Russo, l'ex marito di Maria Antonietta. Il Comune di Reggio Calabria, ha deciso di costituirisi parte civile nel procedimento a carico di Russo.

La telefonata del Presidente Mattarella 

Ma c'è un altro uomo nella vita di Maria Antonietta, un uomo sul quale potrà fare sempre afidamento che non la tradirà mai e la proteggerà sempre, suo padre Carlo: "Questo 25 novembre sono toccato in prima persona, chiedo semplicemente allo Stato e alle istituzioni che siano più vicini alle donne che non trovano il coraggio di ribellarsi e quando poi trovano il coraggio si vedono delle denunce dimenticate nei cassetti. Chiedo più attenzione verso le donne perché non ci sia più un'altra donna a bruciare sulla strada". 
 

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