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Social e minori, il progetto della polizia postale "Una vita da social" fa tappa a Cittanova

L'iniziativa, protagonista in ben 300 città del nostro Paese, sensibilizzerà su problemi e rischi di internet anche gli studenti calabresi dal 5 all'8 novembre

Il mondo moderno, con internet e i social network perfettamente radicati all'interno della vita quotidiana, presenta aspetti positivi ma spesso anche negativi. Studiare il comportamento, sensibilizzare e prevenire rischi e pericoli all'intero della rete per i minori è un punto costantemente all'ordine del giorno. La polizia postale e delle comunicazioni ha deciso di portare avanti una campagna educativa dal titolo "Una vita da social", che farà tappa a Cittanova dal 5 all'8 novembre.

Il progetto, nato con la collaborazione del ministero dell’istruzione, ha l'obiettivo di prevenire episodi di violenza, diffamazioni e molestie online, attraverso la responsabilizzazione degli studenti. Gli alunni, tramite uno speciale diario di bordo, potranno scrivere il proprio messaggio positivo contro il cyberbullismo, altro tema di fondamentale discussione all'interno della campagna, la quale gira l'Italia con un truck adibito ad aula didattica multimediale, dove gli operatori della polizia dialogano con ragazzi, genitori ed insegnanti.

Gli operatori, nelle varie realtà italiane, hanno già incontrato oltre 2 milione di studenti, 220.000 genitori e 125.00 insegnanti, per un totale di 17.000 istituti scolastici, 300 città raggiunte sul territorio e due pagine twitter e facebook con 127.000 like e 12 milioni di utenti mensili sui temi della sicurezza online.

I dati

Dalla ricerca di Skuola.net per "Una Vita da Social", però, emergono anche altri fattori interessanti che spesso i millennials e la gen Z tengono ben segreti. Emerge infatti che un ragazzo su tre, sul proprio social di riferimento, possiede un account falso: sono circa il 28% quelli che dichiarano di averne uno oltre a quello “ufficiale”, mentre il 5% è presente ma solo con un fake. Perché questa identità anonima? Principalmente per conoscere gente nuova senza esporsi troppo online (26%), oppure per controllare i propri amici senza che loro lo sappiano (21%) nonché per controllare tutti quelli da cui sono stati bloccati (20%).

"Non manca - spiegano i poliziotti della postale -  chi ricorre ai fake per controllare il proprio partner (10%) o chi cerca di
sfuggire dal controllo dei propri genitori (il 4%). Non manca tuttavia uno zoccolo duro, neanche così piccolo, che vive per i like. Per uno su tre, infatti, un contenuto che genera poche interazioni ha un effetto negativo sull’umore".

Mentre il 40%, più o meno sporadicamente, è disposto a cancellare un contenuto dalle scarse performance. Su una cosa, invece, i giovani sono in assoluto accordo: il controllo di chi commenta, condivide o clicca mi piace sui propri contenuti. Solo uno su sei dichiara di non farlo mai. Questo perché attraverso la guerra dei like si "costruiscono amicizie e rapporti personali: solo il 56% è disposto a dare un giudizio positivo ad un contenuto postato da una persona che in genere non ricambia (il cosiddetto like4like). Mentre sono ancora meno (48%) quelli che non ricorrono mai al like tattico, ovvero ad una approvazione di un contenuto altrui col solo scopo di farsi notare. Dai dati in nostro possesso e dagli incontri nelle scuole di ogni ordine e grado si evince l’importanza delle attività di prevenzione"

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