“Calabria d’autore", alla scoperta delle antiche fortezze della città

“Le fortezze che hanno protetto Reggio nei Secoli". Su questo tema verterà  il nuovo incontro di “Calabria d’autore” che si terrà  domenica 1 dicembre alle ore 18,30, alla Sala Museo "Il Ferroviere" della stazione di Caterina a Reggio Calabria con il professor Daniele Castrizio e il dottor  Riccardo Consoli.

Reggio è una città che dimentica. Si scorda presto dei mali che l’hanno fatta soffrire, ma ancor di più è immemore del suo passato, immersa com’è nel presente godereccio e pecoreccio della banalità consumistica occidentale. La corta memoria dei reggini, però, a lungo andare gioca contro loro stessi, perché, pur calpestando un suolo ricco di risorse di ogni genere, dall’agricoltura alla pastorizia, dal legname al vino, solo pochi di essi riescono a trarre ricchezza e sostentamento da ciò che sarebbe facile far fruttare da parte di tutti. L’archeologia e i beni monumentali sono una di queste ricchezze, forse la più dimenticata di tutte: una risorsa turistica e di studi infiniti, che solo i pochi con gli occhi ben aperti stanno tentando di valorizzare.

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Reggio stessa è nata come fortezza e porto: chiave di accesso per il passaggio attraverso lo Stretto di Scilla e porta di ingresso per la Sicilia e per l’Italia. Contesa da tutti e a tutti resistente, Reggio si è dotata di due sistemi di fortezze per fare fronte alle varie minacce che di volta in volta si sono presentate, nei secoli e nei millenni. Esistono due linee di fortificazioni, situate nell’Aspromonte a diverse quote. La più antica è quella del periodo arcaico, perfezionata poi da Anassila, il più abile governatore di Reggio, cui la città immemore dovrebbe almeno concedere una via principale o una piazza. Queste fortezze proteggevano Reggio dai Siculi del centro dell’Aspromonte, e poi la difesero dai Bruttii, che si erano sostituiti agli aborigeni nel ruolo di razziatori delle ricchezze reggine.

La seconda, di epoca romea (detta bizantina per disprezzo dai francolatini), nacque nel VII secolo della nostra era, per volere degli imperatori di Costantinopoli, con l’intento di proteggere  la produzione della seta grezza, che solo Reggio realizzava, quando l’Impero decise di abbandonare le coste e mettere la popolazione alle falde dell’Aspromonte. Nate con uno scopo pratico, furono queste le fortificazioni che ressero l’urto di duecento anni di Saraceni, proteggendo l’Italia intera dall’invasione.

Reggio, infine, in epoca greca era protetta dalla sua acropoli, imprendibile, e, in epoca romea, dalla fortezza di Exokastron, vicino alla chiesa dittereale del SS. Salvatore, oggi conosciuta come Cresia ‘i Pipi. Furono i Normanni, quando i greci di Reggio devastarono il dongione posto nell’attuale Piazza Italia, a creare il nucleo del castello, poi edificato da Federico II e ingrandito dagli Angioini e poi dagli Aragonesi. Sempre nuovi nemici apparivano all’orizzonte, ma la tenacia dei reggini ha avuto ragione di ciascuno di loro, almeno fino a oggi. Domani, chissà …
 

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