Domenica, 21 Luglio 2024
Gli scenari del Tito Minniti

Aeroporto dello Stretto, le low cost sono interessate ma c'è il nodo della pista 33

Alcuni vettori avrebbero indicato lo scalo di Reggio per la manifestazione d'interesse esplorativa della Regione, e sono le stesse tenute lontane dalle restrizioni ancora non totalmente rimosse

C’è anche l’aeroporto dello Stretto tra le proposte ricevute dalla Regione alla manifestazione d’interesse esplorativa per l’avviamento di nuove rotte di collegamento con gli scali calabresi a condizioni agevolate. La partecipazione all’avviso è scaduta ieri e almeno tre compagnie avrebbero espresso l’intenzione di attivare voli nel Tito Minniti, usufruendo degli aiuti che la Regione concederà ai vincitori delle gare che saranno bandite, per un totale di 120 milioni di cui il 25% è assegnato all’aeroporto di Reggio.

Gli interessati sono tutti vettori low cost, tra cui sembra ci sia il più corteggiato da Roberto Occhiuto, Ryanair: nelle scorse settimane il governatore ha incontrato trionfalmente a Bruxelles il Ceo Eddie Wilson, il quale già quest’estate, presentando i futuri progetti della compagnia in Calabria, aveva in realtà parlato solo di Lamezia e Crotone. Il colloquio con Occhiuto era arrivato tra l’altro in un momento di burrasca tra l’Italia e Ryanair, che minacciando tagli dei voli e aumenti delle tariffe avrebbe però ora spinto il governo a modificare il decreto sul tetto dei prezzi. Risolto questo problema, è plausibile che la compagnia irlandese porti avanti il suo investimento sul territorio calabrese, ma se davvero ci fosse una disponibilità (ipotetica, poi i vettori valuteranno i bandi e solo in quel caso si potrà parlare di vere proposte) per il Tito Minniti, resta in piedi il problema numero uno, quello che da anni tiene lontane le low cost da Reggio, ovvero le restrizioni di sicurezza imposte da Enac per le particolarità di alcune situazioni di atterraggio.

Il colpo di scena delle restrizioni rimosse e la promessa di svincolare la pista 33

Le limitazioni legate alle piste 15 e 33 (le uniche oggi utilizzate) esistono dagli anni Ottanta e sono giustificate da motivi di sicurezza, ma di fatto hanno costituito il principale elemento di ridotta operatività dello scalo soprattutto per le low cost. Dopo il fallimento degli ultimi bandi per le rotte agevolate nello scalo di Reggio, l'argomento è tornato alla ribalta e tra proteste e mobilitazioni per l'aeroporto dello Stretto trascurato da Sacal, in estate la chiusura dello scalo di Catania per l'emergenza incendi aveva consentito la temporanea sospensione delle restrizioni per "usare" il Tito Minniti come sostituto dell'aerostazione siciliana. Poi il colpo di scena: per interessamento del ministro Salvini (festeggiato come successo personale della Lega calabrese e ovviamente del presidente della Regione), una riunione operativa al Mit con Enac ed Enav ha cancellato con un colpo di spugna le famigerate limitazioni. Lieto fine, dunque, e via libera alle piccole compagnie e ai loro piloti privi di addestramento speciale? Non ancora, perché nella pista 33 permangono vincoli, anche se la Regione garantisce sull'impegno di Salvini per una piena operatività dell'intero aeroporto entro fine anno.

Nel frattempo, se fossero bandite le gare come si auspica a breve, i vettori parteciperebbero a scatola chiusa, riponendo fiducia su qualcosa che al momento è parola di gentiluomo. In particolare Ryanair per politica aziendale non ha mai voluto adeguare le Sop interne (Standard Operative Procedure) al protocollo di sicurezza richiesto da Enac nei casi di restrizioni, ed è così anche per le operazioni sulla pista di Reggio Calabria in atto limitata. Inoltre per la 33 la Regione ha in mente un vago piano di volo alternativo che prevederà ugualmente quell'addestramento specifico a cui Ryanair non è disposta. Eppure ora la compagnia, nonostante resti quest'obbligo, avrebbe dichiarato interesse per il Tito Minniti. Forse perché la vera partita si giocherà sui bandi, e questo è soltanto un orientamento da cui si può tirare indietro in modo indolore.

I dubbi della task force, per cui l'unica soluzione resta la gestione autonoma dello scalo

L’avvocato Salvatore Chindemi, coordinatore della task force sull’aeroporto, non si lascia entusiasmare dalle eventuali risposte alla manifestazione d’interesse da parte delle compagnie low cost e accende i riflettori proprio sulla storia delle restrizioni, che dovrebbero essere uno strumento di sicurezza ma sono state superate con sorprendente rapidità e senza nessun cambiamento strutturale che giustifichi questa decisione. "Se le limitazioni sono state tolte così, dal giorno alla notte – dice Chindemi – forse non sono mai state quello che ci hanno detto e, come noi sosteniamo da anni, sono servite soltanto come alibi per un chiaro progetto politico attorno allo sviluppo di un unico aeroporto in Calabria, quello di Lamezia”.

"Questa improvvisa apertura delle low cost - continua l'avvocato Chindemi - mi sembra un contentino per tenere a bada le proteste degli ultimi mesi. La Regione deve avere il coraggio di dichiarare le sue reali intenzioni sul sistema aeroportuale e agire di conseguenza senza continuare a ripetere cose che sentiamo ciclicamente e ormai non convincono nessuno”. 

La posizione della task force è sempre salda per realizzare una gestione autonoma dell’aeroporto dello Stretto. A luglio l’organismo si era riunito annunciando l’avvio di una fase interlocutoria, affidando al sindaco metropolitano facente funzioni Carmelo Versace la convocazione di un tavolo aperto a tutti i soggetti politici, associativi e privati del territorio. Una tappa preliminare tassativa della costituenda la società che chiederà l'autonomia gestionale dell'aerostazione reggina, finalizzata a capire chi aderirà, compresi deputati e senatori reggini senza distinzione di partito. Su questo fronte sembra però che i sindaci facenti funzioni stiano ancora percorrendo la strada dell’attesa fiduciosa delle prossime mosse della Regione (sebbene pochi mesi fa avessero detto il contrario, spiegando come la pazienza a Reggio fosse finita). “Per noi – conclude Chindemi – non esistono altre soluzioni. Vogliamo essere autonomi e se falliremo ne prenderemo atto, ma non possiamo più accettare che le sorti dell’aeroporto siano frutto di decisioni esterne in un disegno politico inequivocabile e che continua a rivelarsi senza che la Regione lo ammetta, perché teme le reazioni dei territori”.

Avrebbero risposto all’avviso anche per Reggio oltre a Ryanair, Easyjet e Wizzair, ma prima di dare per certo il loro investimento sul Tito Minniti bisognerà vedere quando effettivamente saranno pubblicati i bandi, sui quali punta dichiaratamente anche il vettore bolzanino SkyAlps, che ha recentemente attivato voli al Sant'Anna di Crotone con i finanziamenti per la continuità territoriale. Secondo quanto ipotizzato da Occhiuto, le gare per l’aeroporto dello Stretto dovrebbero arrivare nel 2024 e se i tempi saranno quelli dell’ultima volta è facile profetizzarne l’inutilità applicata alla stagione estiva. I piani di volo delle compagnie sono approvati con almeno sei mesi di anticipo, e a dirla tutta la Calabria è già in ritardo anche per il periodo turistico primaverile.

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