Venerdì, 30 Luglio 2021
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Beni confiscati, Falcomatà: "Difficoltà nell'assegnazione"

La conferenza a palazzo San Giorgio voluta dal Comune. Interviene il sindaco e anche la consigliera Iachino: “L'assenza di fascicoli relativa alla nuova gestione è impossibile", afferma quest'ultima

Il sindaco Falcomatà e la consigliera iachino

Occuparsi dei beni confiscati alla mafia non è un’operazione semplice, scontata o da affrontare con leggerezza. Serve, invece, una certa capacità gestionale, dando la giusta e notevole importanza a delle strutture che meritano una nuova vita e permettono – se sfruttate bene – di veicolare valori inestimabili per la società. Consapevolezza che viene portata oggi nella sala dei lampadari di palazzo San Giorgio per la conferenza stampa voluta a riguardo dall’Amministrazione comunale di Reggio Calabria.

In primo piano, quindi, la gestione dei beni confiscati sul territorio. La giunta Falcomatà ha così deciso di fare un punto dell’intera situazione, soffermandosi sulla strategia da adottare per riutilizzare i patrimoni sottratti alla criminalità organizzata.

Immancabili, in tale contesto, le parole del sindaco di Reggio. Giuseppe Falcomatà ha fermamente dichiarato di aver “portato avanti un percorso che ha scritto un regolamento per la concessione dei beni confiscati che è un'eccellenza a livello nazionale, come ha detto pubblicamente don Ennio Stamile di Libera. L'abbiamo affrontato sul piano delle tre possibilità offerte dal testo unico antimafia, aggredendo la situazione dal punto di vista di assegnazione dei beni per finalità sociali, commerciali e abitative. 

Il nostro metodo - spiega ancora il primo cittadino - oggi l'abbiamo esteso anche alla Città metropolitana. Lo facciamo nel bene e nel male, perchè applicare le leggi significa dover prendere delle decisioni seppur a malincuore. Negli anni si creano anche rapporti che vanno oltre l'impegno istituzionale, perchè si sposa il travaglio interiore delle persone. Il nostro ruolo è di continuare quel percorso che ha fatto partire da Reggio richieste che si sono trasposte nel codice antimafia. Non dimentichiamo che l'articolo 34 del testo è stato scritto in città.

Il nostro percorso - ribadisce Falcomatà - deve continuare. Serve un aggiornamento rispetto alle difficoltà nell'assegnazione dei beni. C'è la necessità che le ricchezze economiche prodotte non vadano a finire indistintamente al Fug (fondo unico giustizia, ndr), ma vengano utilizzate secondo un ordine di priorità nei confronti di chi ha denunciato, delle famiglie vittime di mafia e per riqualificare delle strutture che si presentano in condizioni inagibili o dei veri e propri ruderi."

La seconda e ultima proposta che Falcomatà porta all'attenzione generale riguarda "l'educazione all'assegnazione dei beni confiscati. Ciò che manca è una cultura dell'importanza dell'utilizzo di tali beni. Esistono molti Comuni che non ne vogliono sapere di averne assegnati. Il rischio è che non si comprendi la finalità della legge Rognoni - La Torre, ovvero la riassegnazione. In molti casi questa parte manca e così si rappresenta un simbolo della permanenza mafiosa sul territorio. Stiamo portando avanti questa buona pratica come novità della legge."

Chiamata in causa – visto il suo ruolo di consigliera, già delegata alla gestione dei beni confiscati  – Nancy Iachino si è evidentemente soffermata sulle difficoltà oggettive del settore e sulla presunta mancanza di alcuni documenti a riguardo: “Le carpette esistono e sono contenute all'interno di faldoni con dati pubblici e riservati. L'esperienza di non trovarle l'ho vissuta appena insediata quando, facendo partire l'approvazione del regolamento sulla gestione dei beni, sono andata a farmi l'idea del settore e lì ho trovato carpette vuote. Ci sono procedure dov'è ancora in corso un'operazione di ricostruzione delle varie vicende. Da noi non è mai stato messo in evidenza questo aspetto. Sarebbe stato un messaggio distruttivo per un mondo fatto di persone che cercano di affermare come società civile un sistema di valori. Chi gode nel sentir dire che i beni confiscati sono infiltrati dalla 'ndrangheta sono i criminali e noi non gli abbiamo mai dato soddisfazione.

L'assenza di fascicoli relativa alla nuova gestione è impossibile. Esistono - aggiunge Iachino - procedure ben definite a cui abbiamo fatto seguito ed esistono carpette, così come immense difficoltà rispetto ai beni confiscati che io non ho scoperto settimane fa, ma sono stata consapevole nel passato e per il futuro. Sei anni fa, quando ho acquisto la delega, sono andata a Palermo per vedere come funzionasse il settore che in Italia gestiva il maggior numero di beni confiscati. Il segreto - conclude - è che c'erano 30 dipendenti al settore."

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