"Palazzo di giustizia e non solo, tutte le incompiute di Falcomatà", l'attacco di Minicuci

Il candidato sindaco della coalizione del centrodestra stila l'elenco dei "grandi lavori nella città, che trova grosse imperfezioni e superficialità nella realtà dei fatti"

Il nuovo palazzo di giusizia

Ultimi sprazzi di campagna elettorale prima del fatidico e atteso ballottaggio che decreterà il nome del sindaco che guiderà Reggio Calabria. Dopo il primo confronto tra i due competitor, Antonino Minicuci punta il dito contro l'avversario Giuseppe Falcomatà e le numerose "incompiute" della città.

"La pontificazione degli ultimi giorni da parte del sindaco uscente Giuseppe Falcomatà inerente ai grandi lavori, trova grosse imperfezioni e superficialità nella realtà dei fatti. Superficialità, mista a presunzione ed arroganza, che ho potuto constatare dal vivo in occasione dei due confronti avuti ieri con il sindaco uscente".

"Iniziamo da Palazzo di Giustizia, opera appaltata nel lontano 2005, vittima di un blocco dei lavori a marzo 2013 causato dal fallimento della Bentini, chiuso con un ulteriore accordo bonario dal valore di 6,3mln di euro con i curatori fallimentari della stessa. Arriviamo alla giunta Falcomatà: il 23 ottobre 2017 R.T.I. Passatelli Spa., autori del completamento del Palazzo di Giustizia di Salerno nelle medesime condizioni del nostro, si aggiudica l’appalto per un importo pari al ribasso del 31,252% dei 26.852.858,23 del bando, pari quindi a 18.545.698,62.

I lavori partono a febbraio 2018 con consegna parziale con riserva e avviati con firma del contratto ad aprile 2018. Nella prima fase l’azienda si occupa di mettere in sicurezza il cantiere e capire le opere da completare. Da qui l’inizio del lungo calvario: le opere da completare non corrispondono a quelle previste dal capitolato d’appalto che i tecnici della Passarelli avevano visionato, pertanto chiedono al comune una perizia di variante per un valore di 7,5mln € tenuto conto quanto emerso dalle verifiche; dopo un serrato confronto, il Comune propone 3,7mln € accettato, pur di fronte ad una perdita economica dell’azienda, per completare l’appalto.

Ad accordo accettato, il Comune cambia le carte in tavola, minacciando oltretutto la rescissione del contratto a danno dell’azienda, trasformando i 3,7 milioni a 2,4 e a quel punto l’azienda rifiuta. Dopo questa decisione, l’azienda rescinde il contratto col comune e si rivolge al Tribunale delle imprese di Catanzaro per aver riconosciuto eventuali danni causati dalla mancata consegna della documentazione utile a dimostrare il completamento delle opere fuori capitolato della precedente azienda Bentini.

Le prime udienze presso il tribunale hanno condannato il Comune a consegnare la documentazione richiesta e mai ricevuta ai tempi dell’aggiudicazione dall’azienda Passarelli. Nonostante la condanna, ancora oggi risulta che ancora oggi il comune non ha ottemperato alla sentenza. Pertanto ciò il tribunale ha ulteriormente disposto che la documentazione venga inviata al giudice". 

"Da qui - continua Minicuci - le prime domande che sorgono: come mai il Comune si rifiuta a dare la documentazione dei lavori eseguiti? Come mai la figura del direttore dei lavori è la stessa del precedente appalto, firmatario di gran parte di questa documentazione? Buona norma vuole che a nuovo appalto causato dal precedente fallimento e dal contenzioso della precedente ditta, il ruolo del direttore dei lavori non venga riassegnato alla stessa persona dal sindaco.

L’unica certezza è che l’opera continua a rimanere un’incompiuta e che certamente si pagherà ulteriore contenzioso anche alla ditta aggiudicataria. Stessa sorte è toccata anche all’appalto dei parcheggi dello stesso Palazzo di Giustizia aggiudicati all’azienda Operes per un valore di circa 20 milioni di euro a base d’asta (N.B. trattasi di due appalti diversi).

Dopo una prima fase di lavorazione, anche qui vengono fuori alcune importanti criticità a fine novembre 2018; in particolare, la più importante fra queste, è il mancato approfondimento dei problemi strutturali relativi ai solai e travi con riguardo alla loro eccessiva snellezza i cui effetti incidono sulla durabilità ed a lungo termine sulla efficienza statica e dinamica della struttura.

Nonostante siano trascorsi quasi 2 anni, ad oggi la stazione appaltante del Comune non ha risposto, pertanto l’azienda, dopo una serie di diffide, ultima con lettera il 28 agosto 2020, l’8 di settembre 2020 comunica con lettera la risoluzione con diritto per fatto e colpa di codesta stazione appaltante e la chiusura del cantiere, con richiesta del saldo restante di 525.136,23 euro per lavori eseguiti. Anche qui l’azienda Operes si rivolge al Tribunale delle Imprese di Catanzaro per avere riconosciuti eventuali danni".

"Questi i casi più importanti di contenziosi aperti, ma la lista non si esaurisce purtroppo con i punti seguenti:

- Aste del Sant’Agata, in fase di contenzioso con l’azienda;
- Parcheggio via Rausei di fronte Ospedale, in attesa da circa 2 anni di variante con lavori fermi in attesa di contenzioso;
- Aste del Calopinace, contenzioso in atto o eventuale riaggiudicazione dell’appalto;
- Lungomare di Gallico, strombazzato come opera simbolo e completa, oggi in realtà al 60% circa perché la parte lato NORD mai interessata dai lavori ed il ponte che dovrebbe collegarla con il Lungomare di Catona mai appaltato".

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"La lista - conclude il candidato a sindaco - sarebbe decisamente più lunga, comprensiva di una miriade di opere secondarie fra impianti sportivi, centri civici con danni incalcolabili sul sistema economico e sociale reggino, ma per motivi di spazio si è preferito sintetizzare con quanto appena esposto. Pertanto, ecco “chi fici Falcomatà” in ambito di lavori pubblici…”."

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