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Palazzo San Giorgio

Crisi politica, Ripepi: "La città ostaggio del Pd e del suo sindaco"

Il consigliere comunale di minoranza interviene dopo la seduta del consiglio comunale in cui la maggioranza ha disertato l'aula

La crisi politica di Palazzo San Giorgio tiene viva la minoranza e il consigliere Massimo Ripepi, dopo aver parlato in Aula, adesso affida ad una nota le sue osservazioni. Dice Ripepi: "La situazione politica a Reggio è divenuta grave ma non seria, ed Ennio Flaviano non aveva visto niente di quello che sta succedendo a Palazzo San Giorgio. La città è, di fatto, ostaggio del poltronismo del Pd e del sindaco arrivista, il quale non ha più pietà neanche le macerie lasciate da quasi nove anni di amministrazione scellerata.

Il Pd ha mostrato forza, muscoli e grande determinazione verso la propria creatura che ormai è schiava dei diktat dei democrat romani e delle ramificazioni locali che vorranno conto e ragione delle scelte di Giuseppe il solitario. Il dado è tratto, ormai per andare avanti bisogna fare patti e accordi con i maggiorenti del partito democratico che restano seduti a capo tavola e non faranno sconti a nessuno. Scacco matto al re e alla città del re.

Giuseppe Falcomatà ha superato sé stesso e, mentre tutti aspettavano di sapere il motivo dell’improvviso ammutinamento dei consiglieri del Partito democratico, Italia viva, Democratici e progressisti (metà dei consiglieri di maggioranza) nonché di due terzi della giunta, il sindaco leggeva indisturbato un libro bianco dai contorni bordeaux e dal titolo ancora sconosciuto. Scene apocalittiche di spocchia, mista a finta sicurezza, che manda al macello un’intera popolazione vessata ogni giorno da problemi piccoli e grandi che sembrano non avere mai fine.

Sì perché alla fine, sono sempre i cittadini a pagare. Dei problemi dei reggini nessuno ne vuole discutere e nessuno li vuole realmente risolvere. Falcomatà ha piena coscienza di essere diventato sindaco solo grazie al cognome che porta e per questo si stanno intensificando le iniziative in memoria del grande padre Italo che avrebbe il potere di aiutarlo a rinascere.

Ma non si può affrontare il più drammatico Consiglio comunale degli ultimi cinquant’anni leggendo un libro  - continua Ripepi - ancora non identificato ed eludendo scientificamente a tutti i quesiti posti dai rappresentanti dei cittadini in seno alla massima assise della città. Vedere scappare il sindaco alla fine del Consiglio è stato raccapricciante. La città non merita di essere trattata così dal Partito democratico e dal suo sindaco, solo per una becera spartizione di poltrone e di incarichi. Se esistesse ancora un po' di serie e sana politica al servizio dei cittadini, ormai divenuti sudditi, il sindaco un minuto dopo il Consiglio comunale di ieri si sarebbe dovuto dimettere oppure avrebbe dovuto nominare immediatamente la nuova giunta del terzo tempo e chiedere la fiducia alla sua ipotetica maggioranza.

Invece, un silenzio mortale ammanta di oscurità un Natale chiuso che è la prova dell’ennesimo fallimento dell’amministrazione più scarsa di sempre. Alla faccia del rispetto per i vassalli cittadini che, ormai privi di risposte, si stanno auto-organizzando per risolvere da soli gli innumerevoli problemi che attanagliano la città.

Nei due mandati di Falcomatà si sono visti veramente i segni dei tempi, e dopo la gestione del settore cultura della Città metropolitana al nuovo idolo degli intellettuali riggitani Quartuccio Filippo, l’ulteriore segno della fine di ogni cosa è stato il Consiglio, che passerà alla storia anche per quel libro bianco e bordeaux che Falcomatà ha letto appassionatamente mentre tutto di fronte a lui sprofondava. Ma forse sabato a Roma - conclude il consigliere Ripepi -  i capi del Pd nazionale faranno il miracolo, una tiratina di orecchie al sindaco Falcomatà e tutte le poltrone si metteranno in ordine".

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