Venerdì, 19 Luglio 2024
Comune nel caos

Ducale, Minicuci lancia la sfida dimissioni in blocco: "Evitiamo commissione d'accesso"

Il consigliere ha quasi tutte le firme e si rivolge alla maggioranza dando per certo e imminente il provvedimento di Piantedosi

E' ormai un inarrestabile effetto domino quello dell'inchiesta Ducale, che sta addensando nubi scurissime sul futuro amministrativo di Reggio Calabria. I rumors sull'arrivo di una commissione d'accesso nel comune reggino (al centro delle indagini attorno alle ultime elezioni per scambio politico-mafioso) non sono mai state confermate ma neanche smentite. Con l'allargamento dell'inchiesta, rimbalzano le voci di una valutazione in corso del ministro Piantedosi e l'insediamento di una commissione entro la fine di luglio. Tempi strettissimi, dunque, che secondo indiscrezioni potrebbero sovrapporsi a nuovi avvisi di garanzia a carico di altri esponenti politici.

L'ultima dichiarazione ufficiale della dottoressa Vaccaro sulla commissione d'accesso, poche settimane fa, si limitava a parlare di un'attenzione alta e costante sull'inchiesta. In altri termini la fase è quella della valutazione delle carte, ma secondo il consigliere comunale di opposizione Antonino Minicuci a Roma si sarebbe invece già andati oltre. Lo afferma tra le righe di una lettera aperta diffusa oggi, dalla quale lancia la sfida delle dimissioni di gruppo ai colleghi della civica assemblea. 

Minicuci certo della commissione d'accesso, la prefettura smentisce richiesta

"Come sapete - scrive il consigliere - il nostro comune è attualmente al centro di indagini condotte dal Ros dei carabinieri e dai magistrati inquirenti, che hanno evidenziato presunti scambi tra alcuni membri del consiglio e della giunta, e la 'ndrangheta”. Minicuci aggiunge poi che "il prefetto ha richiesto al Ministro degli Interni l'invio della commissione di accesso per valutare la situazione e prendere eventuali provvedimenti", prefigurando uno scenario a suo dire obbligato ("tutte le commissioni di accesso inviate dal Ministero hanno portato allo scioglimento dei comuni attenzionati"). In realtà non si tratta di una conseguenza automatica e anche in Calabria si sono registrati esempi diversi come prevede il Tuel nella discrezionalità del ministro a dichiarare l' insussistenza di motivazione per uno scioglimento.

ReggioToday ha interpellato l'ufficio della prefettura, che nega siano state inoltrate richieste, pur non escludendo che il Viminale possa, come già accaduto, decidere autonomamente. Quanto affermato da Minicuci sarebbe dunque un grimaldello allarmista per convincere i reticenti (di maggioranza e minoranza) a dire sì alle dimissioni?  Fin quando non ci sarà un atto ufficiale nessuno può dire con sicurezza se timori e gossip siano fondati e l'amministrazione reggina finirà davvero sotto la lente della commissione. Chi ritiene che sarà questa la scelta di Piantedosi indica però come data presumibile la fine del G7, non prima.

La sfida del consigliere leghista: dimissioni in blocco per sciogliere il consiglio

In questo clima di incertezza Minicuci rompe gli indugi e si fa parte dirigente con un'iniziativa di forte impatto: le dimissioni in blocco di un numero di consiglieri sufficiente allo scioglimento dell'assemblea - come già aveva chiesto ma in modo informale, a caldo, dopo l'esplosione dell'inchiesta.

Lanciando ora un appello pubblico ai colleghi (con tanto di scadenza per aderire, sabato prossimo), Minicuci firma la nota ricordando anche il suo status di già candidato sindaco. Una scelta mirata, perché sin dalla notizia dell'inchiesta, il consigliere si era presentato come il più penalizzato dalle presunte illiceità che a suo dire inficiano l'esito delle elezioni in cui fu sconfitto con la riconferma di Giuseppe Falcomatà. "Per me non voteranno i mafiosi", aveva affermato all'epoca il candidato leghista, un vaticinio che ha ricordato quando sono emersi i dettagli e i reati contestati nell'operazione Ducale.

Il commissariamento è una tagliente spada di Damocle sul destino della città ma anche sui progetti di governo in germe per il post Falcomatà. Ecco perché i movimenti negli schieramenti politici sono ora concitati. Minicuci, che aveva per primo sollecitato una commissione d'inchiesta, sintetizza così il suo cambio di orientamento sul tema: "Sappiamo, che la trasparenza, la legalità e l'integrità, sono valori fondamentali che il nostro Comune deve perseguire e mantenere per garantire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni locali.  Tuttavia la gravità della situazione attuale, richiede misure urgenti e straordinarie". 

Non più convinto che la soluzione migliore per Reggio (!) sia una commissione d'accesso, il consigliere ribadisce il principio garantista nei confronti delle persone indagate ma aggiunge con uguale nettezza che "la situazione è così grave da richiedere un totale azzeramento del consiglio comunale, al fine di tutelare la città e ripristinare la fiducia nelle istituzioni". Non solo. Un colpo di scena in questo senso eviterebbe infatti il commissariamento del comune (che Minicuci considera epilogo certo) e le gravi conseguenze "all'immagine e la credibilità del nostro comune e dell'intero territorio metropolitano".

La minoranza ha già aderito, entro sabato necessarie altre tre adesioni

Soluzione preventiva è per il consigliere della Lega una sorta di eutanasia del consiglio attraverso le dimissioni, aprendo la strada a elezioni entro la primavera 2024 "per garantire così una gestione democratica e trasparente del Comune". Minicuci invita i consiglieri a comunicargli la disponibilità alle dimissioni con una deadline sabato 13 luglio alle ore 14. Ci sarebbe già l'adesione di tutti i consiglieri di opposizione tranne Saverio Pazzano. Il leader di La Strada, che si era tirato fuori anche dalla mozione di sfiducia poi fallita dopo il rientro di Falcomatà a palazzo San Giorgio, in serata è però intervenuto con una nota nella quale caldeggia un azzeramento della giunta. 

Minicuci dichiara senza dubbi che la minoranza è davvero pronta all'addio se questo servirà a chiudere l'attuale pagina amministrativa. Pazzano diventa così un tassello fondamentale per chiudere la partita.

Come fu per la sfiducia, pure stavolta è aperta la caccia alle tre firme fatidiche ("volenterosi", li definisce Minicuci) che consentirebbero di raggiungere il quorum e mandare a casa il sindaco, "evitando un danno enorme alla città". Ed è chiaro che si tratta dei componenti della maggioranza, ma tra loro chi potrebbe rispondere alla chiamata di Minicuci? Con la mozione l'impresa non era riuscita, nel frattempo però i rapporti nel gruppo che sostiene Falcomatà sono cambiati. Non manca il malcontento di chi è stato deluso perché non ha avuto i riconoscimenti che aspettava (o li ha persi), ed è noto come siano nel limbo altre uscite dall'area del centrosinistra.

Con l'ombra del commissariamento, quei tre nomi forse potrebbero manifestarsi ora per la richiesta che, se si raggiungesse il numero necessario, Minicuci intende presentare insieme ai colleghi presso la segreteria generale del comune, lunedì 15 luglio alle ore 12.  Il suo invito è a scegliere il proverbiale "passo indietro per il bene della nostra amata città". Nella prospettiva delle nuove elezioni, per il centrosinistra reggino sarebbe probabilmente una missione suicida, oppure, da un'altra angolatura, un sacrificio per evitare l'arrivo della commissione d'accesso - su cui il ministro sarebbe pronto a decidere dopo lo svolgimento del G7.

Pesa come un macigno la memoria di quello che accadde nel 2012, con un copione quasi gemello e una commissione che decise lo scioglimento del comune sulla base di elementi meno gravi di quelli dell'inchiesta Ducale. Mentre a due passi da qui, in una San Luca che la presidente della commissione antimafia Chiara Colosimo ha tristemente confermato grande madre della 'ndrangheta, si ripropone un'immagine degradata e violenta del nostro territorio. Reggio Calabria non vuole farne parte né rivivere il lungo purgatorio di lacrime e sangue del primo commissariamento. Minicuci fa leva su questo senso di responsabilità, anche se, senza ingenuità, è ovvio che a determinare i consiglieri sarà soprattutto l'analisi del futuro scacchiere elettorale. Il consigliere chiama a raccolta anche i cittadini, perché facciano pressione sui loro rappresentanti. Ma come ha precisato la prefettura con una nota di chiarimento, se davvero la commissione d'accesso fosse già per strada neanche le dimissioni in blocco dei consiglieri ne impedirebbero la nomina.

  

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