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Lunedì, 20 Maggio 2024
L'intervista / Riace

Europee e Comune, la doppia sfida di Lucano: "Vorrei vedere in tutti i paesi il villaggio di Riace"

L'ex sindaco spiega il suo progetto per l'europarlamento e la sfida per il quarto mandato nella sua città dell'accoglienza

A pochi giorni dall’annuncio della candidatura alle europee con Alleanza Verdi Sinistra, Mimmo Lucano ha sciolto la riserva sulla corsa alle comunali per cui si voterà in contemporanea l’8 e 9 giugno. Proprio a Riace, con ospiti Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni e Roberto Salis, padre di Ilaria, ospiti nella piazzetta del villaggio globale è arrivata l'ufficialità: una doppia sfida che ne racchiude altre in sottotesto, dallo scontro europeo diretto con Vannacci alla riconquista del Comune governato dalla Lega. Del suo mondo al contrario ne fa un fiero vessillo, è l'altro mondo possibile in cui non smette di credere.

Alle Europee del 2019 non si era candidato personalmente ma aveva sostenuto la coalizione delle sinistre, poi alle regionali aveva corso per De Magistris. La sua candidatura all’europarlamento con Avs appare oggi la tappa naturale di un itinerario politico già tracciato.

“Questa candidatura ha una genesi precedente, nell’appello che era arrivato da Riace per una nuova unità di tutta la sinistra oltre il Pd. C’era una reale intenzione attorno al progetto e ci siamo incontrati varie volte con questo obiettivo, ma a mettere tutti insieme non ci siamo riusciti. Per me quello era ancora un momento di incertezza, aspettavo il nuovo esito giudiziario. Devo dire che dopo la sentenza Elly Schlein mi ha chiamato e l’ho apprezzato, poi il Pd mi ha fatto una proposta ma io ho un altro tipo di storia e non mi riconoscerei nell’adesione a un partito, infatti mi sono candidato da indipendente. Non ho mai avuto tessere, io vengo dalla sinistra extraparlamentare e il mio segretario ideale sarebbe Peppino Impastato. Per me la politica è dare voce a chi non ha diritti, lottare contro le ingiustizie, è solo questo a suscitarmi passione ed entusiasmo”.

Ha detto no al Pd nonostante la nuova era progressista di Elly Schlein: con i dem persiste una divergenza di valori (con in cima la posizione sulla guerra), in Avs si ritrova su tutto?

“Con Fratoianni e Bonelli c’è stata subito sintonia di valori e ideali. Sento anche io vicini i temi dell’ecologia e la tutela dell’ambiente che è diventata fondamentale ora che la crisi climatica ci sta facendo vedere la vita in una nuova prospettiva di rischio. La società neoliberista e del profitto ha aggredito l’ecosistema del pianeta e oggi questo è il problema più dell’umanità. Ma è chiaro che con la coalizione di Avs c’è anche condivisione nel ripudio delle guerre e il dissenso verso l’invio di armi, in coerenza con il mio pensiero noto a tutti. A Riace c’è da sempre un grande sogno di liberazione e giustizia del popolo palestinese: qui arrivarono 200 profughi, nostri fratelli con cui abbiamo creato una collaborazione per la pace che va oltre l’aspetto politico ed è perseguire un traguardo umano di libertà”.

Lucano con Bonelli e Fratoianni

Da uomo del Sud che siederebbe nell’emiciclo di Strasburgo, cosa pensa delle pressioni europee all’Italia per il corridoio Helsinki-Palermo. Se è vero che il Ponte ce lo chiede l’Europa, possiamo rispondere con investimenti alternativi a un’opera invasiva che il territorio sta rifiutando in massa?

“Se non facesse indignare, mi farebbe quasi sorridere l’incoerenza che vedo. Gente che oggi parla del ponte come veicolo di occupazione che produrrà migliaia di posti di lavoro ma è la stessa che diceva il contrario, senza nessuna dignità. Viene da pensare che le convinzioni si stravolgono quando entrano in gioco interessi appetibili, qui di tipo industriale: forse è stato questo a far cambiare idea? In queste due regioni ci sono ferrovie a un solo binario e treni vecchissimi, che senso ha sottrarre soldi alle reali priorità del territorio per un’opera che, tra l’altro, attirerà gli interessi di economie perverse? E’ di altro che Calabria, Sicilia e il tutto il meridione, hanno bisogno”.

Lei vuole esportare il modello Riace in Europa, ma i contesti geografici e politici sono molto diversi: sarebbe davvero possibile?

“Prima che come uomo politico mi basterebbe esprimermi come semplice cittadino calabrese per rifiutare il respingimento di chi scappa da guerre e torture. Riace è stato un modello, territorio pioniere dell’accoglienza ma anche simbolo di questa qualità genetica di noi calabresi: un piccolo paese della Calabria jonica dove è apparsa un’insegna che io vorrei vedere in ogni luogo dell’Europa. Il nostro mondo oggi è attraversato dal dramma dei profughi, di uomini e donne in fuga dai talebani, dalle bombe in Ucraina, dalla polveriera del Medioriente”.  

La solidarietà può diventare punto programmatico della politica? O è un valore outsider?

“Respingere chi chiede accoglienza è un atto disumano e di cattiveria, che un calabrese, nato in una terra crocevia di antiche culture non può accettare. Così come è inaccettabile l’autonomia differenziata, che scava divari economici e di sviluppo sempre più profondi. Ma sono azioni inaccettabili anche per un cristiano. In Calabria sono passati due grandi uomini di chiesa: padre Alex Zanotelli, che ha fatto del bene senza clamore, si muoveva quasi sfiorando il suolo sui suoi sandali, quasi per non disturbare; e monsignor Bregantini, che invitò ad aprire i conventi per ospitare i fratelli curdi, e in seguito questo avrebbe detto anche papa Francesco invitando la chiesa ad accogliere profughi e migranti. La politica diventa complice se fa scelte che consolidano questo sistema e in questo senso occorre essere fuorilegge, come me e Ilaria Salis, con la quale divido orgogliosamente la corsa alle europee. Far uscire Ilaria dall’incubo che sta vivendo da oltre un anno è in cima ai miei pensieri in questo mio viaggio verso Strasburgo”.

Lucano durante una manifestazione

Qual è la sua proposta per l’emergenza immigrazione, tenendo conto che nel parlamento europeo lei sarebbe rappresentante di uno stato con una posizione diametralmente opposta alla sua?

“Sull’immigrazione ho idee nuove da proporre proprio perché vorrei far sentire una voce diversa da quella oggi rappresentata dal nostro paese, che criminalizza la solidarietà e trova accordi disumani con stati che mandano a morte gli immigrati. Questo dramma dei migranti è inarrestabile, ormai ci è chiaro, ma dovremmo chiederci perché da alcuni paesi si fugge, perché lì non si può vivere. Dall’Africa all’America latina, tutta la storia dell’umanità è attraversata da episodi continui e ripetuti di saccheggio dei popoli più fragili ad opera dei ricchi e potenti. La responsabilità viene gettata addosso agli scafisti o persino alle persone che partono, accusate di essere incoscienti, ma sappiamo che è del neocolonialismo. Chi avesse parlato anche solo una volta con un rifugiato non potrebbe mai definire i loro esili forzati come viaggi alla leggera. Qui abbiamo avuto la tragedia di Cutro e la considero il momento più basso del nostro governo: usare parole agghiaccianti come carichi residuali per indicare persone in cerca di salvezza dà l’esatta idea del cinismo di pensiero delle destre. Dopo il naufragio io sono stato nella camera ardente allestita nel palazzetto di Crotone e mi chiedo come si faccia, davanti a una madre che piange la morte del suo bambino, a dire con freddezza che la colpa di quanto è successo è sua, che è stata lei a voler partire. Non si possono giustificare queste bassezze, così come i tentativi di deportazione in Albania. Una strada alternativa e possibile l’abbiamo percorsa a Riace, abbiamo dimostrato che l’accoglienza rivitalizza i piccoli borghi. Per contrastare denatalità, isolamento e spopolamento, siamo noi ad aver bisogno dei migranti”.

Stiamo vivendo in un’Europa neofascista?

“Lo scenario attuale è di un’Europa con il filo spinato e le frontiere chiuse. Per me non esisterà mai un prima un e dopo, non è stato così quando ero sindaco e non avverrà neanche in Europa. In qualunque momento, se mi accorgessi che c’è qualcosa che non va e non è coerente con i miei ideali, me ne andrei. E’ il senso dello striscione con cui abbiamo sfilato a Roma quando dicemmo che Riace non vuole morire. Quello che abbiamo fatto a Riace non è oggi un valore scenografico, ci sentiamo responsabili della creazione di un diverso futuro possibile. In particolare nella nostra terra, perché qui abbiamo mostrato un’immagine inedita della Calabria, abbiamo riscattato un territorio che nell’immaginario comune era associato alla criminalità. Personalmente non sono affascinato dall’aura dei ruoli istituzionali o di potere. Ho indossato la fascia tricolore ma nel rapporto diretto con i cittadini ero un riacese, dimenticavo di essere il sindaco”.

A giugno lei tenterà anche di tornare alla guida del Comune di Riace per quello che sarebbe il quarto mandato da sindaco. Una scommessa coraggiosa o il desiderio ancora acceso di riportare in vita il villaggio dell’accoglienza?

“E’ un banco di prova, ma il 9 giugno arriverà presto e io aspetto con fiducia per riportare in vita quell’esperienza unica. Sono ancora molto motivato: anche allora, quando arrivarono qui tanti profughi, la mia azione nasceva nel contesto di una narrazione criminale dell’accoglienza e dell’immigrazione. La mia azione di sindaco ha fatto prevalere i valori della fratellanza e solidarietà e io continuo a credere che possa esistere questa dimensione, dalla Calabria al mondo. Mi piace citare un grande regista che a Riace ha girato un suo lavoro bellissimo, Wim Wenders. A chi ci definisce con sprezzo buonisti, rispondo come lui: meglio buonisti che cattivisti”.

La sua vicenda giudiziaria è stata pesante ma ha sempre avuto molte persone accanto, che non hanno mai dubitato della sua onestà.

“A Riace siamo in pochi, ci conosciamo e sappiamo tutto di tutti. Se non fossi in regola non mai avrei potuto puntare a un quarto mandato da sindaco, sarebbe stata una sconfitta in partenza. Ma in questi anni è stato bello vedere che la gente conosceva la mia vicenda e mi credeva anche fuori dalla mia città. Sono stato circondato dalla stima e ho ricevuto riconoscimenti e cittadinanze onorarie, da Parigi a Londra e fino all’Argentina. Posso affermare che tutto il mondo è stato dalla mia parte e questo fa capire che tantissime persone condividono i miei valori e hanno avuto percezione che le accuse contro di me fossero ingiuste”.

Il modello Riace è stato riabilitato ma la fiction sulla sua storia non è mai riapparsa nel palinsesto e lei ha detto che non la vedremo a breve. Sembra un messaggio subliminale di opacità, come se i fatti attorno al caso giudiziario di Mimmo Lucano non fossero ancora chiariti.

“L’ho detto apertamente e lo confermo perché mi è stato spiegato senza mezzi termini dal produttore: finché ci sarà l’attuale situazione politica, la fiction non andrà in onda. Sarebbe onesto dirlo senza più improbabili altre giustificazioni, ma non lo fanno perché significherebbe ammettere che il modello Riace fa paura. Anche la mia vicenda giudiziaria è stata fondata su questo, sulla paura di quello che accadeva in un piccolo centro della Locride ed era un fatto rivoluzionario, ecco perché sono stato criminalizzato. Non serve aggiungere altro, basta solo dire che i media nazionali hanno dato pochissimo risalto alle motivazioni della sentenza che mi ha quasi completamente assolto facendo cadere le accuse più gravi. Invece proprio dalle motivazioni emerge quella verità che più di tutto mi han fatto bene al cuore. La sentenza non si basa su una prescrizione di reato, finalmente si dice che io non mai toccato soldi. Emerge dalle intercettazioni: dopo tre anni in cui la mia vita è stata passata ai raggi X si è dimostrato che io posseggo pochissimo e nel mio lavoro mi sono sempre occupato di realizzare i miei valori. Per la mia coscienza questa è l’unica gratificazione. Non mi sono mai importati l’aspetto materiale della pena o la prospettiva del carcere anche è ovviamente non sarebbe stato piacevole perdere la libertà. A distruggermi però era il voler instillare dubbi su chi sono io, tra la mia gente”.

Una scena della fiction

Quando splenderà il sol dell’avvenire per la Calabria e tutti i Sud del mondo? E’ davvero raggiungibile l’obiettivo di risorgere dallo sfruttamento, l’abbandono e le diseguaglianze che continuano a colpire questi territori?

“E’ una domanda sempre valida e me la faccio da quando, il collettivo Allende, iniziai quello che per me è un viaggio che continua, sorretto da una fortissima motivazione e grandi esempi. C’è stato pure il tempo della delusione, come per tutti noi, quello smarrimento esistenziale degli anni definiti del reflusso. La disillusione di pensare che forse è inutile combattere perché le cose saranno sempre così e c’è quasi un destino segnato. Ma non possiamo non continuare a tentare… anche quel poco che ognuno riesce a dare per questo progetto crea piccoli cambiamenti e ritengo che le inerzie personali non siano giustificabili. E’ un’utopia e le utopie non sono mai inutili. Lo scrittore e dissidente uruguayano Edoardo Galeano la paragonò a un orizzonte che quando sembra di poterlo toccare svanisce, e più si cammina e più si allontana. Ma allora a cosa serve, gli chiesero. Serve a farci camminare”.

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