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Venerdì, 30 Settembre 2022
Politiche 2022

L'appello di Irto: "Necessario votare il Pd per evitare ogni tipo di marginalizzazione"

Verso il voto per le politiche del 25 settembre abbiamo sentito il segretario regionale del Pd e candidato al Senato: "Serve un piano straordinario per l’occupazione"

Nicola Irto è il capolista del Partito democratico al Senato per le prossime elezioni politiche del 25 settembre. Per l'ex presidente del Consiglio regionale e attuale segretario regionale dei democrat non sarà una sfida facile. A quarant'anni Nicola Irto ha già un buon curriculum politico ed amministrativo alle spalle e con lui abbiamo affrontato quelli che sono alcuni dei temi caldi della campagna elettorale in Calabria.

La coalizione di centrosinistra parte svantaggiata nei sondaggi, cosa è mancato nella costruzione delle alleanze?

“I sondaggi in realtà vanno osservati, ma senza pensare che rispecchino davvero il sentire del Paese. Sono, quasi il 50%, gli italiani che ancora non hanno deciso se andare a votare e chi votare. E’ chiaro, dunque, che le prossime settimane saranno cruciali e credo che votare Pd sia l’unica scelta possibile. La destra è divisa su tutto, ha la pesante responsabilità di avere interrotto la legislatura in un momento delicatissimo e rischia di portare l’Italia fuori dall’Europa continuando a strizzare l’occhio a Orban e Putin.

Una destra che spinge per l’autonomia differenziata e che ha completamente scordato il Sud nel suo programma elettorale. Nella costruzione delle alleanze non è mancato nulla, non esistono formule magiche prestabilite. Ci si accorda su programmi e contenuti quando è possibile, così come è avvenuto anche in questa circostanza. Ovviamente c’è poi chi si rimangia la propria parola anche dopo avere sottoscritto un accordo, ma anche questo fa parte del gioco”

La Calabria rischia di avere un ruolo marginale in Parlamento, la cosa la preoccupa?

“In Calabria è ancora più necessario dare il voto al Pd per evitare ogni tipo di marginalizzazione. La destra nella nostra regione è ancora peggiore che nel resto del Paese e lo sta dimostrando con il mal governo alla regione che va avanti da oltre due anni. Né a queste latitudini può avere senso ascoltare i messaggi di Salvini e Meloni che hanno a cuore solo le sorti delle regioni settentrionali. Hanno staccato la spina al governo Draghi e causato pesanti rallentamenti nell’assegnazione delle risorse europee del Pnrr, ma anche del Fsc, alla regioni del Sud che continuano ad arrancare e spopolarsi. La Calabria non avrà un ruolo marginale se gli elettori sapranno scegliere il progetto politico migliore e i candidati maggiormente competenti e rappresentativi”.

Cosa serve a questa regione per uscire dalla crisi sociale ed occupazionale che la sta opprimendo?

“Serve un piano straordinario per l’occupazione che il prossimo governo nazionale deve mettere in piedi con la collaborazione della regione che non può continuare a mettere la testa sotto la sabbia o limitarsi ad elaborare interventi tampone o assistenziali. Serve sfruttare fino all’ultimo euro le risorse europee e serve ripensare il rapporto tra Istituzioni, Università e mondo delle imprese. Le migliori competenze calabresi, formate nei nostri Atenei, devono avere la possibilità di rimanere a lavorare in Calabria per evitare un ulteriore impoverimento del nostro tessuto sociale. Serve anche un piano di defiscalizzazione che renda appetibile il nostro territorio per le imprese”.

Quali sono le priorità del Pd sotto l’aspetto dell’infrastrutturazione della Calabria

“Anche in questo caso serve una visione d’insieme. Non si possono immaginare interventi slegati tra di loro. I porti vanno messi in rete e potenziati, serve realizzare in tempi rapidi l’alta velocià, ma servono interventi complessivi sulla rete stradale, a partire ovviamente dalla statale 106 alla quale il Pd ha dedicato diverse agorà democratiche e sono in corso di elaborazione proposte concrete che tengano insieme le istanze provenienti dai territori.

Necessario potenziare i collegamenti delle aree interne e montante che ancora oggi scontano un pesante isolamento che ritarda lo sviluppo. Sugli aeroporti, poi, serve un piano di rilancio che la Sacal, dopo le turbolenze societarie degli ultimi periodi, ancora non è riuscita a mettere insieme. Anche da questo punto di vista comunque è indispensabile la concertazione e il coinvolgimento delle Università, degli amministratori locali e degli esperti di settore”.

Gioia Tauro e la Zes sono ancora progetti incompiuti, cosa si può fare per ridare loro slancio?

“E’ utile ricordare che la legge istitutiva della Zes è del giugno 2017 approvata quindi quando alla guida del paese c’era il partito democratico. Oggi, serve fare seguire alle promesse e agli annunci i fatti concreti. Per questo serve un governo nazionale che non si occupi di autonomia differenziata, ma metta al primo posto gli interventi necessari per il rilancio del Sud. Gioia Tauro può essere e diventare un valore aggiunto per l’intero Paese con politiche adeguate di sviluppo.

Altrimenti la Zes rischia di rimanere una scatola vuota che magari fa aumentare il traffico, ma non riesce ad attrarre investimenti reali né sul porto, né sul resto del territorio. Anche su questo tema il centrodestra di Occhiuto non mi pare che abbia le idee chiare su come sfruttare lo strumento. Continuare a parlare in maniera astratta di rigassificatore e piastra del freddo serve solo ad alimentare dibattiti. Occorre, invece, una strategia concreta che pianifichi gli interventi e faccia i conti con le risorse a disposizione. Ma è chiaro che Gioia Tauro deve diventare una priorità per l’agenda politica nazionale”.

Cosa serve alla sanità calabrese per essere risanata, possono bastare gli accordi con Paesi stranieri?

“Non parlerei di accordi, ma di bluff. Lo abbiamo visto in occasione dell’ultima riunione del Consiglio regionale quando il centrodestra non voleva neanche concedere l’intervento ai gruppi di opposizione dopo l’informativa del presidente Occhiuto sulla grottesca vicenda dei medici cubani. La sanità calabrese intanto ha bisogno di una scelta di fondo chiara che il Pd ribadisce da tempo: una sanità pubblica universale.

Serve poi che i fondi a disposizione, che non sono pochi a partire dai 625 del Pon, vengano spesi per rafforzare le piante organiche e le strutture sanitarie. In tempi rapidi la regione dovrebbe uscire poi dal piano di rientro per potere programmare la spesa in maniera più efficace e rafforzando i punti di primo soccorso che versano in condizione di autentica emergenza. Occorre da questo punto di vista che il debito prodotto dai commissari venga assorbito dallo Stato che non può non assumersi le proprie responsabilità. Le proposte del Pd sul tema sono chiare le abbiamo presentate recentemente in conferenza stampa dopo il lungo lavoro svolto dalle Agorà democratiche”.

Non crede sia giunta l’ora di chiudere la pagina inaccettabile del precariato?

"Siamo in grave ritardo da questo punto di vista. L’eliminazione del precariato va inserita all’interno del piano straordinario per l’occupazione di cui parlavo prima. Servono interventi di tipo strutturale e non assistenziale, si devono creare posti di lavoro reali. Al contempo vanno messi in campo tutti gli strumenti necessari, reddito di cittadinanza compreso seppure rivisto e migliorato, per sostenere chi è senza lavoro e non riesce ad arrivare a fine mese. Con un obiettivo di fondo: piena occupazione e salari adeguati. Il Pd sarà sempre vicino alle esigenze delle fasce più deboli della popolazione".

Nella lotta alla criminalità organizzata crede si stia facendo tutto quanto è possibile?

“Non è mai abbastanza quello che si fa per sconfiggere la criminalità organizzata. E un ringraziamento, da questo punto di vista, va a tutti i magistrati e alle forze di polizia che stanno svolgendo da anni un lavoro straordinario. Ma la fase repressiva da sola non basta. Serve una rivoluzione culturale che la politica deve guidare partendo da se stessa con la rigida applicazione dei codici etici e di tutti i criteri necessari per mantenere partiti e istituzioni impermeabili ad ogni infiltrazione. Ma va guidato un processo di rinascita sociale che metta al centro il principio di legalità che va spiegato e insegnato fin dai primissimi anni di scuola e applicato in ogni contesto”.

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