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La richiesta

La Strada lancia un appello alle forze progressiste per cambiare Reggio

Il movimento con il consigliere comunale Saverio Pazzano: "La gestione di Reggio Calabria è fallimentare da ogni punto di vista. La questione morale tocca tutta la città"

"Quel che resta, quel che resiste La vittoria della destra, con una limitata presenza di espressione centrista, era una storia già scritta. Perché il PD abbia giocato a perdere, chiudendo a ogni alleanza sensata, lo scopriremo, forse, tra qualche mese di sangue e lacrime e di enormi costi sociali. Considerate le riforme (o meglio le controriforme) distruttive del sistema sociale messe in atto dal campo del centro-sinistra negli ultimi anni, in proporzione perfino la destra farà danni limitati sul piano delle politiche del lavoro, dell’istruzione, della sanità".

E' l'analisi del movimento La Strada con il consigliere comunale Saverio Pazzano che sottolinea: "È sui diritti civili,
sulla visione di Paese, che si gioca la differenza principale, su quell’idea di Italia plurale, multiculturale ed europea che è un dato storico che la sestra vuole negare.

Il problema è che in una sconfitta dell’area progressista, che pare costruita a tavolino tanto è perfetta per perdere uninominale dietro uninominale, si vede l’unico interesse del PD: piazzare i propri, e amen. Ripartire dai feudi, dalle correnti e aspettare il momento buono – la bollitura a fuoco lento degli ennesimi leader di Governo – per risalire in sella da protagonisti o almeno da comprimari".

Per Pazzano "la vittoria al Sud e il trionfo in Calabria del M5S sono la risposta parziale e temporanea a una domanda che rimane inevasa dai tempi in cui si delineò il concetto di questione meridionale: politiche del lavoro attive, politiche culturali, politiche di contrasto alle massomafie. Una parte di voto di opinione che si concentra su questi enormi e irrisolti bisogni e che non ha trovato, dalla fine degli anni ’80 ad oggi, nessun partito di sinistra (che si dichiari tale, cioè) in grado di dare concrete soluzioni: per limiti oggettivi il PD (che è un partito conservatore a tutti gli effetti, con tracce di progressisti all’interno, e con bravi elementi tra gli amministratori locali, che però nelle dinamiche nazionali contano almeno quanto me che scrivo queste cose), per scarsi o nulli risultati elettorali quasi tutti gli altri.

Da dove ripartire? Dagli amministratori locali, dai bravi sindaci che nei comuni fanno i conti con i problemi reali del Paese, dai movimenti, dalle realtà di base ogni volta chiamate in causa per le elezioni e per le quali manca, dal dissolvimento della Prima Repubblica, un progetto nazionale in grado di metterle insieme senza scadenze elettorali, senza diritti di primogenitura, senza steccati ideologici a chi è più di sinistra. Ripartire anche da ciò che manca, e riconoscerlo".

"E a Reggio?", si chiede La Strada. "A Reggio è un’altra storia. O meglio, è, come sempre, un piccolo laboratorio dell’Italia. Siamo tra due fuochi. Una pessima amministrazione a guida PD (o Italia Viva? o Azione? o a guida personalistica?), della quale il PD non ha saputo o voluto arginare i danni. Nel cupio dissolvi di Falcomatà si trova invischiata una città amministrata che peggio non si può. Il tradimento permanente della Primavera. Cosa succederà? I giochi si fanno a Roma, come sempre. Fratelli d’Italia, primo partito nazionale, vorrà consegnare presto o dopo la città a Forza Italia? Aspettiamo i rimpasti in Regione, e strutture e incarichi di Governo per vedere le carte.

Nel frattempo la maggioranza attenderà, cercherà di limitare i danni feudali: il posto liberato in Regione da Irto aumenterà – a rotazione – il potere delle cordate personali in Consiglio comunale – di interessi collettivi manco a parlarne –, e questo peserà negli equilibri interni.

A Reggio cosa resta? A chi non appartiene ai feudi, a chi davvero vuole avere cura di questa martoriata città? A chi cioè è libero di pensieri, parole, azioni? Provare a resistere, come sempre. Questo centrosinistra e la destra seguono le stesse logiche, perseguono le stesse finalità con piccole nuance di differenza nell’immagine. Giocano a farsi la guerra, ma flirtano. Come mai siamo gli unici ad avere mosso formalmente la sfiducia al Sindaco e a chiedere che il Comune si costituisca parte civile nel probabile rinvio a giudizio per i presunti brogli? Il consociativismo contro gli interessi della città, per gli interessi dei feudi.

La notizia che già conoscono tutti: Reggio è elettoralmente persa per il centro-sinistra, tanto vale limitare i danni: deleghe, strutture, incarichi, candidature blindate… La solita storia. Del resto dopo nove anni di devastazione della città, cosa si può pensare altro?

Ripetiamo l’invito fatto ormai tre anni fa: “Vogliamo guardare il mostro negli occhi? O vogliamo semplicemente entrare in un derby tra cdx e Falcomatà tra chi sia meno peggio? Questo modello non si può rabberciare, la gestione di Reggio Calabria è fallimentare da ogni punto di vista. La questione morale tocca tutta la città. Bisogna avere il coraggio di demolire e costruire da un’altra parte”.

Lo diciamo, senza nascondimenti, a quelle forze progressiste che vogliono davvero cambiare Reggio. A chi, pur riconoscendosi nei simboli di partito di csx, non può riconoscersi nello sfacelo di questa amministrazione. Ora siamo nel Palazzo, ma restiamo in Strada. Ci interessa continuare a costruire un’alternativa solida per un’opposizione vera (e non finta, come Reggio era abituata a vedere) e per una possibilità di Governo. Costruiamo insieme".

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