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Il commento

La fibromialgia riconosciuta malattia invalidante a livello nazionale

Il consigliere Alecci: "Oltre un anno fa avevo presentato al riguardo una mozione in Consiglio poi approvata all’unanimità. Questa volta in Calabria “abbiamo giocato d’anticipo” su una buona pratica"

"La notizia del riconoscimento da parte della Camera dei deputati della fibromialgia come malattia invalidante mi ha reso molto felice. In seguito all’approvazione di ben 6 mozioni, il Parlamento ha impegnato, altresì, il governo a inserire la fibromialgia all'interno dei Lea (livelli essenziali di assistenza) riconoscendo ai malati l'esenzione della partecipazione alla spesa per le prestazioni sanitarie.

Sono molto soddisfatto perché già dai primi mesi del mio mandato di consigliere regionale avevo evidenziato ai miei colleghi l’importanza e l’urgenza di attivarsi per il riconoscimento di questa malattia (insieme alla vulvodinia e alla neuropatia del pudendo) tra le malattie croniche e invalidanti da inserire nei Lea".

Così il consigliere regionale Ernesto Francseco Alecci che ricorda: "Nel gennaio del 2023, e quindi più di un anno fa, avevo anche presentato al riguardo una mozione in Consiglio regionale che aveva visto l’approvazione all’unanimità.

Per una volta, in Calabria siamo stati, dunque, precursori di un’azione fondamentale per le migliaia di persone che soffrono di questa malattia, ancora pressochè oscura e difficile da diagnosticare, che si manifesta con dolori muscolari diffusi e che, nei casi più gravi, rende impossibile svolgere le normali attività quotidiane. Attualmente, molti calabresi affetti da questa patologia devono rivolgersi a strutture presenti in prevalenza nelle regioni del Nord Italia con conseguenti ritardi nella diagnosi e costi elevati per le terapie necessarie".

Il consigliere regionale auspica "che all’indomani del riconoscimento parlamentare di questa malattia si possa
velocizzare e rendere più automatico lo scambio di buone-prassi con presidi ospedalieri specializzati in altre regioni, al fine di formare il nostro personale medico, riducendo il ritardo diagnostico e le spese necessarie alle trasferte".

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