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Il coordinatore cittadino di Fratelli d'Italia Massimo Ripepi

Il coordinatore cittadino di Fratelli d'Italia Massimo Ripepi

Città metropolitana dello Stretto, Ripepi (FdI): "Occorre intervenire con azioni mirate"

Il coordinatore cittadino di Fratelli d'Italia ha commentato il referendum proposto dai professori Castrizio e Perna, accolto positivamente dal sindaco Falcomatà

Idee, possibilità e progetti futuri. La scena politica reggina è contraddistinta anche dalla "Città metropolitana dello Stretto", proposta nata dai professori Tonino Perna e Daniele Castrizio. L'ipotesi di un referendum è stata ben accolta dal sindaco Falcomatà, etichettandola come "da valutare con vivo interesse". 

Le parole del sindaco

L'opinione del primo cittadino è stata commentata dal coordinatore cittadino di Fratelli d'Italia Massimo Ripepi, il quale puntualizza che "Falcomatà promuove la 'Regione dello Stretto', peccato che già esiste 'L’area metropolitana dello Stretto', voluta dal suo stesso partito ed avviata con la nascita della 'Conferenza permanente interregionale per il Coordinamento delle politiche nell’Area dello Stretto' che in quattro anni dalla sua costituzione, ovvero durante il Governo a guida Pd, la 'Conferenza' non ha prodotto alcun risultato utile sul territorio”.

“L’area metropolitana dello Stretto - puntualizza ancora Ripepi - è già una realtà, non ha bisogno di un referendum popolare per sondare tra i cittadini l’ipotesi della creazione di un’unica grande Città metropolitana dello Stretto.

Invece è strettamente necessario pensare oggi allo sviluppo del territorio metropolitano, che comprende quello reggino e messinese, e che non può prescindere da un sistema di trasporti che assicuri una risposta efficiente ed adeguata agli standard nazionali ed europei rispetto il trend crescente della domanda di mobilità".

Questi aspetti sono stati affrontati, continua il coordinatore "dal nostro Dipartimento regionale infrastrutture e trasporti e riportati nel programma della governatrice Santelli. Intendiamo connettere il territorio nei luoghi più disagiati, sviluppare infrastrutture “intelligenti” attraverso un alto livello di tecnologia high-tech, IoT e sharing economy, incentivando l’utilizzo di applicazioni per integrare varie forme di trasporto. Vogliamo garantire un sistema di mobilità che preveda politiche di incentivazione per la mobilità sostenibile”.

“L’Area dello Stretto - spiega l'esponente politico - sviluppa poco meno di 5.000 spostamenti giornalieri per i motivi lavoro e scuola, tralasciando il flusso continuo veicolare che si registra per gli altri motivi (occasionale e commerciale).

Gli spostamenti complessivi, che coinvolgono le due città metropolitane, evidenziano una predominanza del pendolarismo da Reggio verso Messina (circa 3.800 spostamenti/gg), mentre risultano più contenuti (inferiori di due terzi) gli spostamenti relativi alla relazione Messina – Reggio (poco più di 1.000 spostamenti/gg). 

Alla luce della situazione attuale, il livello offerto dai servizi di mobilità appare insufficiente e non all’altezza delle esigenze dell’area metropolitana e degli standard attesi. Ovvero, in poche parole, occorre un incremento di offerta di servizio significativa per soddisfare la domanda di mobilità rilevata dall’Istituto nazionale di statistica sullo Stretto di Messina”.

“Non servono proclami o sondaggi - conclude Ripepi - occorre intervenire con azioni mirate ed una pianificazione coordinata della politica dei trasporti nell’area integrata dello Stretto, essenziale per garantire la corretta funzionalità della mobilità, motore di sviluppo fondamentale dell’economia locale.

In tale contesto occorre 'fare quadrato' e definire uno strumento ottimale atto a garantire una visione unitaria del sistema trasportistico locale, che comprende l’aeroporto dello Stretto. Il tema dell’accessibilità al sistema dell’area metropolitana dello Stretto sconta ancora l’arresto in termini di investimenti (infrastrutturali e non) poiché nonostante il grande aumento di viaggiatori, pendolari e l’aumento del transito di veicoli, non sono cambiate le condizioni sia di traghettamento (gli approdi sono quasi tutti gli stessi degli anni ’70-’80 ed i traghetti hanno registrato un mimino abbassamento dell’età media) sia di accessibilità all’aeroporto cittadino (city airport)”.

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