Botta e risposta fra sindaco e opposizione: "Da Macheda accuse infondate"

Il primo cittadino di Montebello Ionico, Maria Foti, risponde all'affondo della minoranza che l'accusava di aver "ridotto gli spazi di democrazia in consiglio comunale"

Uno scorcio di Montebello Ionico

maria foti-2E' polemica a distanza fra il primo cittadino di Montebello Ionico, Maria Foti (nella foto) e il capo dell'opposizione in consiglio comunale, Caterina Chiara Macheda. Un botta a risposta che si consuma a colpi di comunicati. Nei giorni scorsi, Caterina Chiara Macheda aveva attaccato il sindaco e la sua giunta accusandoli di "aver ridotto gli spazi di democrazia in consiglio comunale". 

Il primo cittadino montebellese, Maria Foti, rimanda le accuse al mittente e bolla come "infondate" la dichiarazioni di Caterina Chiara Macheda.  "A differenza di quanto comunicato - si legge nella nota - la convocazione per il consiglio comunale del 30 novembre 2020 è avvenuta nel pieno rispetto di quello che è lo Statuto del Comune di Montebello Jonico e del relativo Regolamento di funzionamento del consiglio comunale. Si è, infatti, cercato di far passare un mero errore materiale dell’atto de quo, come tentativo di eludere quelli che sono i principi di democrazia e partecipazione attraverso il mancato rispetto dei termini per la convocazione e per l’esame della documentazione inerente i punti all’ordine del giorno. A conferma di ciò, si evidenzia come il Consiglio comunale del 30 novembre si sia svolto in sessione straordinaria, nonostante il relativo avviso di convocazione, per mero errore materiale, contenesse la dicitura sessione ordinaria”.

La replica del primo cittadino è in punto di statuto. "Il carattere, infatti, ordinario o straordinario di una seduta del Consiglio comunale - si legge ancora - non viene determinato dall’avviso di convocazione, in quanto le ipotesi in cui alle sedute può essere attribuito carattere ordinario sono individuate specificatamente e tassativamente dallo Statuto comunale all’art. 14 comma 2, che le correla strettamente alla materia oggetto della proposta di deliberazione. Orbene, considerato che le proposte di deliberazione per il Consiglio comunale in questione si riferiscono a tematiche che non rientrano nella casistica prevista dall’articolo da ultimo citato (convocazione ordinaria), è evidente che i termini, di giorni 3 previsti dalla normativa per le sedute straordinarie, contrariamente a quanto affermato dalla Sig.ra Caterina Chiara Macheda, siano stati ampiamente rispettati".

macheda caterina chiara-2Poi, l'affondo contro il capogruppo dell'opposizione:  "Semmai, la consigliera Macheda (nella foto), invece di denunciare infondate e strumentali irregolarità che le impedirebbero unitamente al suo gruppo consiliare di esercitare democraticamente l’azione di partecipazione, in un’ottica di collaborazione istituzionale, dovrebbe ravvedersi e ritirare la formale richiesta fatta all’Amministrazione comunale, dove è stato espressamente chiesto che la notifica delle comunicazioni istituzionali per lei ed i consiglieri del suo gruppo, avvenga solo ed esclusivamente mediante consegna a mano per mezzo di messo comunale presso il proprio domicilio, comportando di fatto un dispendio di energie umane con l’aggravante di maggiori costi gestionali ( per di più in piena emergenza Covid) che l’Ente deve sostenere, nonostante sia stata invitata sia in forma orale che scritta ad accettare le comunicazioni con gli strumenti informatici ormai in uso ai più, ovvero la posta elettronica semplice (email) o la posta elettronica certificata (pec); un utile mezzo di risparmio economico e di semplificazione per il buon andamento della macchina amministrativa comunale".

"E’ pacifico, infatti, che lo Statuto ed il Regolamento - si legge infine nella nota - attribuiscono al consigliere libertà di scelta circa le modalità con le quali ricevere le comunicazioni ufficiali e le convocazioni del consiglio, ma è altrettanto pacifico che le medesime fonti dispongono che ciascun consigliere sia  tenuto ad attivare una casella di Posta elettronica certificata presso la quale ricevere le comunicazioni. Tale dovere, invero, non è stato rispettato dalle consigliere anzidette, neppure allorquando l’Amministrazione si è resa disponibile ad attivare loro una casella Pec istituzionale gratuita. Pertanto, per concludere, alla luce di quanto sopra esposto, è evidente che le accuse mosse siano totalmente prive di fondamento oltre che gravemente lesive dell’immagine pubblica ed istituzionale dell’attuale compagine amministrativa".

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