Lunedì, 15 Luglio 2024
Inchiesta Ducale

La 'ndrangheta continua a far tremare la città dolente e c'è chi invoca la commissione d'accesso per il Comune

Intanto arriva a Reggio Calabria la Commissione parlamentare d'inchiesta e la presidente Colosimo per capire cosa sta accadendo in riva allo Stretto

Reggio Calabria è ancora una città dolente. Le mani della 'ndrangheta sulla vita di questa città si fanno sentire e adesso dopo l'ultima inchiesta "Ducale", condotta dal procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri, dagli aggiunti Stefano Musolino e Walter Ignazitto e dal sostituto procuratore Salvatore Rossello che ha portato all'arresto di sette persone in carcere, quattro ai domiciliari e tre con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e dove figurano indagati anche il sindaco Giuseppe Falcomatà e i consiglieri Giuseppe Sera e Giuseppe Neri, ecco che i palazzi della politica tremano. 

La Commissione parlamentare d'inchiesta

Gli atti dell'inchiesta sono finiti dritti sulla scrivania della Commissione parlamentare d'inchiesta.  È stata la presidente Chiara Colosimo a chiederli direttamente per capire il presunto condizionamento delle elezioni del consiglio regionale della Calabria e del consiglio comunale di Reggio tra il 2020 e 2021. 

Così arriverà in riva allo Stretto la presidente Colosimo e con la Commissione cercherà di capire quanto sta accadendo in questa periferia d'Italia dove ancora la 'ndrangheta impera e fa affari portandosi via la speranza di tanti cittadini onesti che ogni volta vengono traditi. 

I corruttori, i politicanti, i faccendieri, non si muovono mai da soli: hanno una coorte, un manipolo di sodali, un insieme di persone che vive alla loro ombra, che ne fa parte, che partecipa al sacco, che li vota per prendere i soldi, per prendere speranze regolarmente disattese.

Ancora una volta la città si divide e c'è già chi invoca lo scioglimento del Consiglio comunale. Consiglieri comunali di opposizione, che prima ancora che il giudizio sia definitivo, hanno già condannato il sindaco Falcomatà e adesso gridano scioglimento, ma avrebbero potuto dimettersi, come più volte hanno "minacciato". Non andranno però in Aula per il consiglio comunale aperto sul ponte sullo Stretto. 

E invece resta tutto fermo, uguale e si continua ogni giorno ad amministrare. C'è poi chi, come il Pd, è certo che il sindaco Falcomatà e il capogruppo in Comune, Sera, dimostreranno l'estranietà ai fatti, ribadendo la piena fiducia nella magistratura. E c'è chi, invece, come il consigliere Mininuci chiede la comissione d'accesso al Comune e scrive alla prefetta Vaccaro. 

La lettera aperta alla prefetta Vaccaro

Ma arriva forte invece il grido di dolore dell'ex assessore comunale, nella giunta Scopelliti, Luigi Tuccio. Scrive una lettera aperta alla prefetta Vaccaro e l'affida anche ai social. 

Dice Tuccio: "Io, assessore dimissionario del Comune di Reggio Calabria, sciolto per infiltrazioni mafiose, nel silenzio bipartizan della inutile politica reggina, Le chiedo sommessamente di determinare la Commissione di Accesso per il Comune di Reggio Calabria.

Poco tempo dopo il momento in cui fui immotivatamente coinvolto nelle vicende della relazione prefettizia, sistematicamente smentita nei suoi contenuti dalla forza della verità e della storia, che ne hanno certificato la totale infondatezza, l’allora procuratore Cafiero De Raho, oggi paladino politico del Movimento Cinque Stelle, ammoniva che la lotta contro la criminalità organizzata non possa prescindere da una lettura in profondità ed in trasparenza nelle pieghe più intime dei rapporti tra il mondo politico amministrativo e gli esponenti della criminalità organizzata, nella veste di imprenditoria mafiosa.

Orbene, oggi, sulla base di un cultura garantista ricevuta jure hereditario ed alla quale attingo a piene mani, convinto che le indagini debbano fare il proprio corso e gli indagati restano presunti innocenti fino a sentenza passata in giudicato, “leggo” lo splendido e roboante silenzio al quale assistiamo, non soltanto del suddetto movimento politico ma ancora di più delle estemporanee associazioni, quale “Reggio Non Tace”, che si accodano al significante mutismo di esponenti politici locali – da Destra a Sinistra – sedenti in consiglio comunale o nelle stanze delle sedi partitiche reggine e romane che, invece, all’epoca del mio coinvolgimento, quale Assessore comunale esterno, per una vicenda giudiziaria che non mi riguardava affatto, né come persona nè come amministratore, non esitarono a lanciare strali di moralismo, scagliatimi contro da destra e da manca, addirittura ipotizzando che, tramite la mia persona (cresciuta a pane e legalità sin dai primi vagiti), una sorta di virus criminogenetico fosse potuto arrivare dentro le scelte della pubblica amministrazione e, dunque, mi vennero coralmente “consigliate” le dimissioni.

Naturalmente, oggi, alla luce delle odierne vicende che, invero, certificano a più riprese, quantomeno le irregolarità amministrative dei risultati elettorali, invero denunciate sin da subito dal solo Klaus Davi, rilevo, con grande amarezza, la camaleontica insensibilità della politica, tutta!, ai valori dell’etica politica e della tutela del bene pubblico, rimodulando il proprio pensiero alla luce delle attuali convenienze, trincerandosi dietro ad un conveniente silenzio, finalizzato alla tutela dei singoli emolumenti percepiti per via consiliare, in barba a qualsivoglia valore etico e ragioni di opportunità all’epoca sbandierati ed oggi disvelando le vere ragioni di opportunità ed anzi di opportunismo politico.

Va, dunque, richiamata la vera ratio dell’art 143 Tuel, che è quella di verificare la sussistenza di “forme di condizionamento degli amministratori stessi, che compromettono la libera determinazione degli organi elettivi e il buon andamento delle amministrazioni comunali e provinciali, nonchè il regolare funzionamento dei servizi alle stesse affidati ovvero che risultano tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica”.

Non bastano, infatti, le determinanti e sempre maggiormente auspicate iniziative giudiziarie, tuttavia finalizzate alla sola repressione della fase patologica della pubblica amministrazione né tanto meno l’evidente distacco delle maggioranza silenziosa dei cittadini che continua, elezione dopo elezione a manifestare il proprio dissenso con l’evidente astensionismo, ma appare evidente come anche le Istituzioni prefettizie debbano dimostrare di volere contribuire alla rinascita della città di Reggio Calabria, evidentemente piegata a logiche di meri opportunismi personali ed individuati trasversalismi partitici unicamente finalizzate a carriere politiche.

Ed allora, Sua Eccellenza, con il doveroso rispetto verso il suo ruolo, accolga l’appello non soltanto di chi ha sentito il dovere di rimettere le deleghe, seppur convinto della propria estraneità agli “addebiti” (invero nessuno!) contestati, avendo ritenuto come in quel momento storico la città aveva la precisa esigenza di recuperare fiducia verso le Istituzioni, attraverso un gesto concreto (le proprie dimissioni) e non soltanto attraverso vacui pensieri sbandierati; ma accolga l’appello di un città intera, in parte piegata dal peso della sfiducia verso le Istituzioni ed in parte convenientemente silente sotto i diktat partitici trasversalmente determinati.

Oggi è il venuto il giorno in cui lo Stato non può permettersi l’occasione di non fare sentire le Istituzioni vicine ai cittadini, non facendo smarrire loro quel senso dello Stato che non può limitarsi alle celebrazioni pubbliche che, seppur contribuendo alla diffusione dei valori della Patria, rischiano di emergere per mera vacuità se non accompagnate da concrete iniziative quale, appunto, l’invio della Commissione d'accesso prevista proprio del secondo comma della su richiamata norma che prevede espressamente : “Il prefetto competente per territorio dispone ogni opportuno accertamento, di norma promuovendo l’accesso presso l’ente interessato. In tal caso, il Prefetto nomina una Commissione d’Indagine… attraverso la quale esercita i poteri di accesso e di accertamento di cui è titolare per delega del ministro dell’Interno…”

E ciò non già su un previo giudizio sommario delle recenti indagini, meritevoli di ogni sorta di garanzia processuale fino a giudicato compiuto bensì alla luce del conclamato arresto del Giudice amministrativo, secondo cui lo “scioglimento” non ha natura di provvedimento di tipo sanzionatorio, ma preventivo, con la conseguenza che per l’emanazione del relativo provvedimento sia sufficiente la sola presenza di elementi indizianti che consentano di individuare la sussistenza di un rapporto inquinante tra l’organizzazione mafiosa e gli amministratori dell’ente considerato infiltrato. Esattamente come occorso, a parti inverse, un paio di lustri orsono….".

I commissari rimedio peggiore del male

Sempre sui social spiega l'avvocato Renato Milasi: "La Procura non ha richiesto la misura su Giuseppe Falcomatà soltanto perchè ha ritenuto non indiziariamente dimostrato, allo stato, l'elemento soggettivo della piena consapevolezza della condotta di reità dei suoi sodali e sostenitori nel procacciargli voti, ma non certamente perchè fosse risultato, come si afferma falsamente, "senza evidenti circostanze probatorie, in un’indagine che riguarda vicende che sono ben lontane dal governo della cosa pubblica ( sic ! le elezioni comunali falsate cosa sono ?! ) . D’altronde è lo stesso giudice per le indagini preliminari a scrivere nero su bianco l’estraneità del sindaco a condotte illecite, ( e dove sta scritto !!! )  ed è utile ribadire che addirittura la stessa procura inquirente ha omesso di chiedere alcuna misura cautelare per il sindaco, come avvenuto invece per gli altri politici coinvolti, (è vero senz'altro, ma per le ragioni sopra descritte!)".

Invoca le dimissioni anche Bruno Amaddeo: "Se dovessero arrivare i commissari, li avremmo per almeno due anni ed il rimedio sarebbe peggiore del male. Invece dobbiamo stimolare l'opinione pubblica, movimenti indipendenti, liste civiche a pretendere le dimissioni di questa giunta e del sindaco. Non dobbiamo protestare solo sui social. Organizziamo sit-in permanenti per pretendere che finisca questi strazio. Ricordo che questi se ne fanno beffe della legalità, come sbandierano sempre ai quattro venti, ma solo con le parole si dicono contro la ndrangheta. Quindi organizziamo delle manifestazioni sganciate dalla politica. Ogni giorno sui giornali cartacei ed online bisogna chiedere le dimissioni. Non i commissari!".

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