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Legge 194, Bruzzese: "La battaglia sul diritto all’aborto sia la battaglia di tutti"

La presidente del partito democratico metropolitano contro il "il governo Meloni che organizzava un silenzioso assalto all’autodeterminazione delle donne, attraverso l’emendamento al Pnrr"

"La mortificazione dei diritti è la missione del governo: una destra che a colpi di emendamenti, decreti legislativi, manganellate e ispezioni punitive ha accerchiato la democrazia e attaccato la Costituzione per impedire ogni libertà di scelta.

Mentre qualche settimana fa la Francia inseriva l’aborto nella Costituzione e pochi giorni fa il Parlamento europeo votava una risoluzione chiedendo di inserire all’art. 3 della Carta dei Diritti fondamentali dell’Ue l’aborto sicuro e legale, il governo Meloni organizzava un silenzioso assalto all’autodeterminazione delle donne, - afferma in una nota Tania Bruzzese, presidente del partito democratico metropolitano - attraverso l’emendamento al Pnrr, con tanto di questione la fiducia, che garantirebbe la presenza constante delle associazioni pro-life “qualificate” nei consultori ai fini persuasivi e morali a sostegno della maternità, finanziandole attivamente con i fondi del Pnrr, sottraendo peraltro ulteriori risorse alla sanità pubblica".

"La questione va vista in maniera dualistica - continua Bruzzese - perché di fatto i consultori forniscono già assistenza alle donne che valutano l’aborto e che poi scelgono di portare avanti la gravidanza attraverso psicologi e assistenti sociali, mettendo questi ultimi in contatto le donne con associazioni che forniscono beni di prima necessità e che l’obiezione di coscienza è già garantita dalla legge, tanto è che in alcune regioni vi è la difficoltà a reperire medici non obiettori di coscienza: allora per caso la necessità di questo emendamento è forse finanziare realtà vicine al governo che abbiano nella loro mission l’obiettivo di limitare i diritti delle donne, causando ulteriore dolore e umiliazione alle donne che praticano una scelta difficile come l’aborto?

Obbligare una donna ad ascoltare il battito cardiaco del feto o inviare un moralizzatore che stigmatizzi i sensi di colpa è la strada di un governo debole, incapace di garantire i diritti nella piena autonomia e nel rispetto dei propri cittadini: questa si traduce come l’ennesima offesa ai diritti delle donne ed è necessario ribadire forte e chiaro un concetto fondamentale inerente la persona come quello della differenziazione di declinazione fra maschile e femminile.

La gravidanza riguarda la donna, nella sua totale interezza ed ha un impatto psico-fisico che non può essere inquadrato nella definizione di integrità della persona. Nessun emendamento può regolare e regolamentare il controllo delle donne circa il proprio corpo, l‘aborto è sempre una decisione sofferta che mette di per sé la donna in una condizione di fragilità psicologica e che lascia inevitabilmente strascichi".

"Un governo che di fatto ha paura del popolo e che quindi lo colpisce minandone le possibilità di scelta, - prosegue Bruzzese - restringendo giorno dopo giorno la possibilità di autodeterminazione in quadro di legalità attraverso provvedimenti - figli di una cultura del rifiuto del riconoscimento dell’identità femminile, della giustizia sociale e dell’equità - che limitino sempre più le condizioni di soggettività libere e autonome.

Allora risulta quanto mai attuale quanto detto nel 1981 dal palco di Firenze alla manifestazione in favore della 194 da Enrico Berlinguer: "dall’andamento complessivo della società [...] indebolendo lo spirito di solidarietà e lotta per la giustizia sociale. Questi fenomeni spingono la società a un imbarbarimento, da cui non ci si salva chiudendo gli occhi"  biopolitiche fino alle complesse dinamiche della globalizzazione, inclusa le guerre: dobbiamo lottare, serve una grande mobilitazione per l’inviolabilità della libertà degli individui".

"Le scelte del governo ci chiamano a una lotta continua, senza che si arretri mai di un passo, per difendere giorno per giorno i diritti delle donne, dei più deboli, perché è quanto mai evidente che in questa società dare per acquisiti definitivamente dei diritti civili sia sbagliato. La battaglia sul diritto all’aborto sia la battaglia di tutti,   - conclude Bruzzese - e assuma il valore di difesa di un patrimonio culturale. Lavoriamo allora, ad una mobilitazione costante, unitaria e generale".

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