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Il commento / Villa San Giovanni

Pavone, Melito e Idone dicono no al Ponte sullo Stretto: "Progetto insostenibile"

I consiglieri comunali: "Siamo vicini ai nostri concittadini per il bene della nostra città"

"Crediamo da sempre in un’idea di sviluppo moderna, con una visione di sostenibilità ambientale che valorizzi il ù patrimonio paesaggistico naturale, che guardi al futuro del nostro territorio, senza sradicarne le radici. Nostro dovere è quello di tutelare, nell’esercizio del nostro mandato elettorale, il territorio e i suoi cittadini. Più volte abbiamo rivendicato in passato e anche nei mesi scorsi in Consiglio comunale la nostra contrarietà all’opera Ponte".

Così i consiglieri comunali di Villa San Giovanni Ada Pavone, MariaGrazia Melito e Pietro Idone che in una nota ribadiscono: "Difendiamo con orgoglio la scelta dell’Amministrazione comunale, che è anche nostra, di avviare un percorso tecnico-scientifico per la valutazione dell’opera. In questi primi appuntamenti, abbiamo ascoltato con attenzione gli stessi esperti chiamati a offrire un contributo qualificato.

Oggi emerge con tutta evidenza che questo progetto appare poco fedele al nostro territorio e lontano dal produrre lo sviluppo economico, turistico, sociale e territoriale tanto agognato dai cittadini dello Stretto. Per questo motivo abbiamo deciso di esprimere la nostra forte contrarietà a questo progetto. E riteniamo naturale esprimerci anche in Consiglio in tal senso.

Riteniamo inoltre fondamentale, ancora di più oggi che la documentazione sugli espropri è stata resa pubblica e preoccupa tante famiglie, esprimere la nostra completa vicinanza ai nostri concittadini, saremo al loro fianco per la difesa dei loro diritti. Ogni casa non è solo una casa, ma ha in sé storie, progetti, affetti e futuro da rispettare".

"Non esiste un progetto definitivo approvato. Il progetto - continuano i rappresentanti comunali - presentato è un progetto vecchio e insostenibile dal punto di vista ambientale, dei costi, a rischio di procedura di infrazione UE, che non ha ancora una copertura finanziaria integrale e vede già 68 prescrizioni del Comitato Scientifico, che si aggiungono a quelle del 2011. Un progetto figlio di una visione ideologica delle grandi opere, che espone i cittadini a un peso insostenibile e lo Stato a un aumento di costi difficile da quantificare.

Di fronte a un iter forzato che nega un serio dibattito e soprattutto di fronte a una ipotesi di cantierizzazione che devasta la nostra Città, non possiamo che esprimere un parere fortemente contrario sull’opera. Il nostro territorio, non può essere sminuito nella dignità di decidere del proprio futuro: occorre valutare attentamente le sue caratteristiche naturali e l’elevato rischio idrogeologico e sismico.

La cantierizzazione di una città intera sarà non solo fonte di disagi nella viabilità, nella gestione dei sottoservizi, nella vivibilità quotidiana di un territorio che già soffre di deficit pregressi mai sanati, ma comporterà il potenziale aumento dei rischi sanitari. Un Ponte che più che unire le due sponde le allontana separandone gli abitanti irrevocabilmente, considerati i disagi legati al depotenziamento dell’attraversamento dinamico necessario ai lavoratori pendolari, in conseguenza dell’attraversamento stabile, che poco si confà alle loro esigenze.

Se bisogna attenersi ai fatti, quest’opera da 30 anni promette uno sviluppo che non ha mai realizzato. Un vero e proprio paradosso il Ponte: un’opera pensata dai suoi sostenitori per il progresso di un territorio produce scelte politiche che già ci hanno fatto perdere opportunità di investimenti sostenibili reali (si pensi alla rinuncia al Piano Giovannini da 510 milioni di euro per la mobilità nello Stretto).

Con l’aggravante di andare a drenare risorse dai fondi europei che servirebbero alle Regioni per servizi essenziali quali sanità, istruzione e cultura. In un mondo in cui la modernità ci permette di trarre il tipico e il bello di ogni cultura, ricordandoci l’importanza di rispettare il patrimonio naturalistico, paesaggistico, identitario di ogni luogo, un’opera decontestualizzata rispetto all’ambiente circostante è un’imposizione che ne stravolge i luoghi.

Il progresso è orientato verso l’ecosostenibilità, in quest’ottica risulta molto più vantaggioso investire nell’attraversamento dinamico dello Stretto con navi elettriche, potenziare gli aeroporti per aprirci al turismo internazionale e soprattutto mantenere ancora la nostra identità.

Quanto poi alla procedura di consultazione pubblica VIA-VAS prevista dal D.Lgs. 152/2006, - secondo i consiglieri - è stata fortemente limitata, con la riduzione dei termini per la presentazione di osservazioni da parte delle associazioni da sessanta a trenta giorni. Ciò rappresenta una limitazione al diritto dei cittadini che appare incongrua rispetto alla normativa comunitaria. Sia consentito alle associazioni di produrre le osservazioni anche oltre il termine previsto del 13 aprile e queste vengano considerate ammissibili al Cipess, nel primario interesse delle popolazioni coinvolte".

E ancora: "La città di Villa San Giovanni ha selezionato tra le sue priorità quella dello spostamento del Porto a Sud come passaggio chiave di risoluzione della problematica ambientale: già l’Accordo di Programma del 1989, Dpcm del 26 gennaio 1990 sanciva l’esigenza di liberare il tessuto urbano della città, penalizzata sotto i profili ambientali e produttivi.

Perciò è fondamentale verificare l’impatto dei raccordi ferroviari del Ponte sulla stazione di Villa San Giovanni, l’impatto in termini occupazionali, perché c’è il rischio che venga sacrificata la strategia prevista per la stazione di Villa San Giovanni o che gli interventi di raccordo contrastino con il Porto a Sud, che tanti consigli comunali hanno deliberato opera strategica della città, per liberarla dall’inquinamento ambientale.

Non è il solo territorio villese che l’opera penalizzerà: lo sviluppo commerciale e turistico della Calabria intera potrebbe soccombere, considerata l’altezza del franco navigabile di soli 65 m, in contrasto con il progresso della cantieristica navale che propone navi di altezza superiore, alle quali sarebbe impedito il passaggio attraverso lo Stretto.

Confermiamo l’impostazione tecnica che ha garantito alla città la massima riflessione possibile e oggi aver atteso la pubblicazione del progetto consente di tutelare meglio la città. Riteniamo che sia urgente, accanto alla preziosa analisi tecnica che verrà pubblicata ed elaborata, produrre una forte azione politica di chiarezza sulla grave assenza di basi solide in questa nuova riproposizione del progetto Ponte, un’operazione che guarda al passato e non al futuro. Ringraziamo quanti in questi ultimi mesi hanno tenuto alta l’attenzione sul tema e hanno contribuito, con la loro azione, a garantire in parte quel dibattito pubblico negato per Decreto. Siamo e saremo sempre dalla parte delle famiglie e dei nostri concittadini".

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