I nodi della grande opera / Villa San Giovanni

Ponte sullo Stretto, le richieste di Villa: non si può fare senza queste opere da un miliardo e mezzo

Il consiglio comunale approva il piano strategico, nel quale si elencano gli interventi preliminari, complementari e compensativi

Una serie di opere preliminari, complementari e compensative per una spesa stimata di un miliardo e 500 milioni di euro. Così il consiglio comunale di Villa San Giovanni ha messo nero su bianco la contropartita irrinunciabile all'avvio dei cantieri del ponte sullo Stretto. Nel documento approvato dalla civica assemblea lo scorso 4 luglio c'è l'intera idea di sviluppo e crescita della città, racchiusa nella sintesi del piano strategico che pone al centro degli interventi l'impatto della grande opera sul territorio villese. E i modi, programmati su breve, medio e lungo periodo, per ammortizzarli. 

Il documento si avvale del lavoro della commissione consiliare territorio e arriva sul filo del rasoio del termine della conferenza istruttoria Mit dell'8 luglio, ma pure in preparazione dell'imminente nuova convocazione della stessa. "Il ponte e le aree di pertinenza del cantiere - è la premessa - ricadranno quasi interamente sul territorio di Villa San Giovanni, modificando gli equilibri territoriali più che a Messina. È cruciale che il Governo e la Stretto di Messina comprendano che le esigenze e i pesi che dovranno sopportare i due territori sono diversi, al fine di garantire ad entrambe le città vivibilità e sviluppo".

Mentre i nodi del progetto ponte sono vicinissimi a venire al pettine, Villa non vuole restare in secondo piano rispetto alla dirimpettaia strettese, e detta le sue condizioni. La prima è la conferma delle richieste già presentate in tempi non sospetti dall'amministrazione al governo (con delibera 13/2023 approvata all'unanimità dal consiglio), ovvero un accordo di programma quadro “Decreto Villa San Giovanni” con la previsione di grandi interventi su trasporti, salvaguardia delle risorse culturali e ambientali e sviluppo turistico; la rimodulazione della Zes estendola in continuità con Campo Calabro e Reggio Calabria; l'incentivazione del lavoro e la formazione sul territorio durante la costruzione del ponte anche per le forniture di beni e servizi.

Una lunga lista di opere preliminari complementari e compensative

Il documento non è quel salto del cuore oltre l'ostacolo passionalmente richiesto da politica e associazioni al consiglio comunale villese, cioè non è la formalizzazione del no al Ponte sullo Stretto (che è idealmente arrivata da Reggio con la mozione Pazzano, sebbene non approvata perché discussa durante un consiglio aperto). Ma è il primo vero schema di interventi che per l'amministrazione villese ritiene condizione non trattabile per la realizzazione della grande opera.

Il consiglio la spiega come visione di città condivisa, e con risultati individuati già nelle linee programmatiche del 2022. Cioè prima del decreto ponte. La proposta che sarà formulata al ministero e alla società Stretto prevede interventi temporalmente scansionati tra preliminari all’apertura del cantiere (e dunque intesi come prescrizioni allo stesso progetto), complementari allo stato di avanzamento dei lavori del ponte, e infine compensativi.

La prima tranche coinvolge le reti idrica e fognaria che saranno attraversate dal cantiere ponte con il rischio di disservizi nell’erogazione: tra le opere principali c'è lo spostamento del depuratore attuale con una manutenzione straordinaria che lo valorizzi a fini di turismo ambientale, e la realizzazione di un secondo depuratore che serva la zona nord della città. Inoltre si richiedono, con priorità all'avvio dei cantieri, le seguenti opere: efficientamento ed ammodernamento della rete idrica; sostituzione ed ammodernamento della pubblica illuminazione; viabilità alternativa di cantiere; approvvigionamento acqua; punto di primo intervento e pronto soccorso; piano di sicurezza; piano di protezione civile; monitoraggio ambientale; servizio di trasporto pubblico locale; opere sulle strade alternative per via panoramica dello Stretto, via Giovanni Messina, via La Volta, continuazione via Giovanni Trecroci, strada provinciale Villa-Campo Calabro, fiumare Campanella ed Immacolata fino all’abitato di Piale.

Lunghissima poi la lista delle opere complementari che dovranno procedere in parallelo con la costruzione del ponte. Tra queste: lo spostamento del porto a sud con la creazione di un waterfront unico da Bolano a Cannitello, e la bretella di collegamento autoporto/porto a sud; il porticciolo turistico; il ripascimento dell’intera costa; i progetti Pnrr borghi e periferie per Piale, Cannitello e Porticello; l'ampliamento cimiteri di Villa e di Cannitello; l'adeguamento impiantistico e la messa in sicurezza di tutte le scuole comprensive, dell'edificio del palazzo comunale e dei tratti di pubblica viabilità comunale; la realizzazione di parcheggi, un'area camping e camper, una cittadella sportiva a Lupina e il grande centro polifunzionale di Libeskind. 

L'attenzione per i beni culturali e il progetto residenziale per gli espropriandi

I beni culturali sono target di una specifica valorizzazione: ci sono l'acquisizione e il restauro conservativo di Torre Cavallo e il complesso del forte murattiano; la riqualificazione dell’area di Fontana Vecchia; un progetto di restauro conservativo del complesso delle Filande. E si pensa anche al futuro degli espropriandi con il piano "Una casa per una casa" per la creazione di un nuovo quartiere residenziale. 

L'ultimo capitolo delle opere compensative è dominato dal mascheramento dell’intubata ferroviaria della variante di Cannitello. L'ecomostro, la cicatrice storica del primo atto del ponte, rimasto poi incompiuto, aspetta di essere risarcita con una rifunzionalizzazione ad aree verdi e pista ciclabile dell’attuale tracciato e la riqualificazione di tutti gli attuali sottopassi ferroviari.

Non un "no" ma la tutela di una visione di città nonostante il ponte

Il consiglio comunale precisa che le opere elencate nel documento non sono esaustive ma suscettibili di aggiornamento. In esse confluisce l'elaborazione delle osservazioni presentate alla Commissione Via Vas del Mase ad aprile (e successivamente integrate con una relazione sulle faglie attive e capaci) e nella riunione della conferenza istruttoria.

C'è però un passaggio controverso: "Villa San Giovanni non rinuncia a questa visione di città davanti all’opera ponte sullo Stretto, ma la rilancia e la radica come sua pregnante caratteristica logistica, per la quale chiede rispetto rivendicando con forza ogni decisione nel governo della fase di cambiamento". Nel richiedere le opere complessivamente valutate per un impegno da un miliardo e mezzo, il consiglio precisa: "Si è ritenuto di dover rappresentare a chi di competenza quest’idea di Città cui si sta lavorando e che non deve essere snaturata dall’opera ponte".

Che equivale a una rivendizazione della città, un percorso tracciato da salvaguardare nonostante la grande opera. Non è quello che aspetta da sempre la rete no ponte. Perché al netto del ribadire "le gravi carenze documentali e progettuali" dell'opera, in questo documento il ponte esiste e Villa San Giovanni si limita a tutelare il territorio, contenere gli effetti e puntare a un presunto ritorno di economia, occupazione e sviluppo.

Molto chiaramente, non è un'opposizione. Nel sottotesto c'è pure quella spesa stimata nel documento del consiglio comunale: le opere richieste costerebbero poco meno di un quarto dello stanziamento previsto per la specifica voce della costruzione del ponte (globalmente finanziato per oltre 14 miliardi ma con una maggior parte destinata a progettazione, incarichi e consulenze). Soldi che governo e SdM non dovranno al solo comune di Villa, e in prospettiva il portafoglio destinato ai territori potrebbe diventare troppo esoso. 

 

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