rotate-mobile
Venerdì, 21 Giugno 2024
Il caso dell'agrume di Reggio Calabria

Bergamotto, la protesta per sostenere l'Igp arriva alle porte del consiglio regionale

Il comitato spontaneo di produttori non dà tregua e vuole risposte dopo il voltafaccia della Regione a favore della Dop

Non si sono fatti scoraggiare dalla pioggia i produttori di bergamotto che stanno portando avanti una mobilitazione dopo l'improvviso cambio di fronte della Regione Calabria nel percorso di attribuzione del marchio Igp. In concomitanza con la riunione del consiglio regionale, all'ingresso di palazzo Campanella è in corso un sit in organizzato dal comitato spontaneo di bergamotticoltori reggini, sostenuti dalle associazioni di categoria che sostengono la protesta. 

L'agrume di Reggio Calabria è al centro di uno scontro (a sfondo politico) tra le certificazioni Dop e Igp, quest'ultima quasi al traguardo dell'iter dopo l'accoglimento del disciplinare da parte del ministero. Ma tutto si è fermato quando, il 28 febbraio, Occhiuto e l'assessore Gallo hanno deciso che per valorizzare il prodotto sia meglio la Dop, promossa dal consorzio che ha ottenuto questo marchio per l'essenza e punta ad estenderlo al frutto. 

Rispetto alla partecipata assemblea di domenica scorsa a Roghudi, oggi, giorno lavorativo, a manifestare è stato un gruppo esiguo di coltivatori, in rappresentanza degli oltre 300 che chiedono alla Regione di non affossare il lavoro di anni per riconoscere l'Igp. Giuseppe Falcone, di Liberiagricoltori, rappresentante del comitato spontaneo di bergamotticoltori pro Igp, punta l'attenzione sulla mancata audizione pubblica: "Vogliamo sapere perché non è stata fissata, quando sarebbe stata l'unica sede per dare la parola al settore. Nell'audizione viene letto il disciplinare e si espongono le ragioni di chi è a favore della Dop e della Igp, alla presenza dei bergamotticoltori. Se chi sostiene la Dop è convinto di essere nel giusto e avere la maggioranza dei consensi con l'audizione lo dimostrerebbe e solo allora sarebbe logico e giustificato bloccare il percorso. Così il comportamento della Regione denota invece arroganza". 

Secondo i produttori che hanno presidiato palazzo Campanella, l'audizione pubblica (preliminare alla pubblicazione in gazzetta ufficiale del disciplinare già accolto a livello statale) è un passaggio dovuto, richiesto dalla procedura ministeriale proprio per sondare la condivisione del territorio. "Non capiamo - continua Falcone - perchè non la si voglia convocare. Noi di fronte a un rifiuto da parte della categoria non avremmo nulla da obiettare, ne prenderemmo atto. Ad oggi però non ci sono opposizioni e l'iter era quasi concluso, prima che la Regione cambiasse idea".

Nella diatriba tra Dop e Igp il consorzio ha perorato la sua causa spiegando che l'ottenimento della denominazione d'origine protetta sarebbe più rapido e sicuro come naturale prosecuzione della tutela già attribuita all'essenza di bergamotto. "Non credo - commenta Falcone - perché la Dop per l'essenza risale al 2001, e da allora tante volte abbiamo chiesto, anche tramite organizzazioni sindacali, di proseguire su questa strada per il frutto. Ci hanno sempre risposto che sarebbe stato molto difficile... adesso l'assessore Gallo afferma che la Dop si avrà in sei mesi. Cosa è cambiato? La nostra preoccupazione è che questa stia una manovra strumentale per affossare l'Igp senza poi volere neanche la Dop".  

Per il bergamotto di Reggio Calabria lo slancio promozionale derivante da una certificazione protetta è ormai una misura urgente. "Ho lavorato tanti anni al Nord - dice uno dei produttori presenti al presidio - e ora ho deciso di tornare per occuparmi dell'azienda di famiglia. L'Igp valorizzerebbe molto il nostro lavoro, e se era stata già accolta dal ministero non ci sono motivi per interrompere tutto, è un'azione che ci danneggia".

Il timore dei bergamotticoltori è di perdere, insieme a un'opportunità di sviluppo, anche tempo prezioso, rischiando di peggiorare la grave crisi da cui non si riesce a riemergere. "A causa dei problemi climatici com'è noto abbiamo avuto un calo di produzione del 70% - aggiunge Falcone - e ancora non si sono visti i ristori. E' su queste cose che la politica dovrebbe attivarsi, il resto, a nostro parere, sono giochi di potere. Se l'obiettivo è fermare i produttori perpetrando un sistema di monopolio nell'industria della produzione, noi non ci stiamo. Forse non potremo fare nulla - conclude - perché siamo piccoli di fronte ai mezzi della politica, ma vogliamo che si sappia la verità. Se l'Igp fallisce non è stato un processo democratico ma un atto di imperio". 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Bergamotto, la protesta per sostenere l'Igp arriva alle porte del consiglio regionale

ReggioToday è in caricamento