Mercoledì, 17 Luglio 2024
Il caso UniDa

Dante Alighieri, l'associazione contro il "progetto eversivo" del consorzio e quello strano trio

Dopo la lettera di Falcomatà che annuncia una nuova governance, con una dura nota del presidente dell'assemblea Pirilli si preparano le vie legali

Aveva parlato di "predoni e avventurieri" il sindaco Giuseppe Falcomatà nella lettera scritta al personale docente e amministrativo dell’università per stranieri Dante Alighieri per annunciare una nuova governance dell'ateneo - con la propria presidenza del redivivo consorzio e l'ingresso di un comitato locale della società nazionale nel ruolo di fondatore di Unida (soggetto oggi estinto). 

L'associazione diffida il consorzio e annuncia azioni legali

Parole che, come avevamo scritto, erano state accolte con sconcerto dai destinatari e ovviamente non sono piaciute all'associazione Dante Alighieri di Reggio Calabria. Dopo l'assemblea dei soci tenuta qualche giorno fa, arriva ora la tagliente replica ufficiale del presidente Umberto Pirilli. "Il nuovo 'consorzio' - scrive - nasce dal potere per il potere. Illegalmente. Giudicamente non si può costruire una realtà nuova con artifizi, omissioni, soggetti estranei e anzi in palese violazione dello statuto. Accettando nel cda - aggiunge - di inserire nuovi soggetti nella vita dell’Università, si costituirà un illecito condiviso dai responsabili di cui dovranno renderne conto". L’associazione ha già deciso, con delibera della sua assemblea, di adire tutte le vie legali di tutela, e nella lettera si diffida il presidente ed i componenti del cda "dal compiere ulteriori atti in violazione di leggi, statuto e regolamenti". Si ricorda inoltre che la nuova governance di Falcomatà è in contrasto anche con atti assunti in precedenza dallo stesso cda "come quella di aver considerato per cinque anni lecita e giudicamene incontestabile la legittimazione dell’associazione, non più da allora comitato locale".

Il complicato rebus giuridico del consorzio e il rapporto con il cda

Un complicato rebus giuridico che si è intrecciato con le vicende della grave crisi finanziaria della Dante Alighieri e Pirilli spiega così nella lettera: "La riforma dello statuto dell’Unida affidata a illustri professori ordinari (Loprevite, Scoca e Siclari) ha ufficializzato nella relazione la soluzione, motivandone adeguatamente le ragioni in punto di diritto e di fatto. Soggettività giuridica e continuità del rapporto. Il logo va eliminato o cambiato. A conferma c’è un contratto di affiliazione che dura cinque anni, rinnovabile o meno. C’è migliore prova di questa?"

La missiva di Giuseppe Falcomatà seguiva la proposta (uniterale da parte della componente pubblica del consorzio) di  di far confluire i rappresentanti del nuovo comitato anche nel cda dell'ateneo, un progetto sul quale docenti e amministrativi avevano espresso apertamente il loro dissenso al sindaco con una nota. Per tutta risposta era giunta la lettera di Falcomatà nel ruolo di presidente della neo costituita assemblea consorziale, prefigurando mire di governo dell'ateneo ritenute illegittime dai dipendenti poiché il consorzio è ente strumentale e non possiede queste funzioni direttive. Il sindaco ha indirizzato la lettera anche alla Regione e l'operazione in corso ha le modalità della pura informazione di un fatto già compiuto. Ma Pirilli non ci sta e in una nota a margine dell'assemblea dei soci fa riferimento a scenari chiaramente politici. 

La nota di Pirilli e il chiaro riferimento a soggetti e interessi politici

"Il trio si è ricomposto su un progetto, vero, forte, credibile dal popolo: non posso rifare il sindaco? Farò il presidente del consorzio. Non farò più il presidente della camera di commercio? Farò il sindaco. Non posso fare cosa? Farò il presidente del cda dell’Università". Non ci sono nomi e cognomi (poi nel testo arriveranno pure quelli nero su bianco) ma si leggono ugualmente in controluce, sin dalle prime righe. Continua il presidente dell'associazione Dante Alighieri: "Siamo forti, fortissimi, abbiamo tutto e tutti con noi, dalla stampa amica ai poteri forti, nessuno escluso. E la legge? È elastica". 

"Predatori", aveva scritto Falcomatà. Ed è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. "Predatori chi? - continua Pirilli - L’associazione, che ha garantito la continuità e la vita dell’università ha rinunciato al logo per salvarla dai predatori e su quella circostanza che fa onore, e spiegheremo perché e come, si tenta di speculare; su un contratto che lega due parti distinte e separate per cinque anni prorogabili o meno e col solo obbligo in caso di risoluzione di eliminare il 'logo' dal soggetto giuridico che si chiama associazione costituita nel 2015 e da allora ad oggi mai contestata e ininterrottamente presente nell’università alla quale ha garantito tutto ciò che ad essa era stato attribuito da statuto e regolamento". 

Sullo sfondo ci sono modifiche statutarie richieste e mai approvate: "Il consorzio con la presidenza del delegato del sindaco avvocato Mazzetti, la presidenza del collegio dei revisori dei conti del ragioniere Aloi attualmente presidente del cda, il collegio sindacale dell’università nonché la camera di commercio hanno tutti chiesto al ada di procedere alla riforma dello statuto modificando nel senso giuridicamente corretto quanto previsto in ordine alla locuzione 'comitato locale società Dante Alighieri'. L’organo cda ha chiesto lumi essendo pervenuta la richiesta dai soggetti sopra menzionati, la risposta è arrivata chiara e forte: il cda non ha riteniamo esaminato e approvato il documento per via della pandemia, della morte del compianto professor Siclari, del trasferimento a Roma del professor Scoca. Non sappiamo perché, dopo la pandemia, l’attuale presidenza non ha sottoposto al cda il documento per la definitiva approvazione. Avere richiesto, sollecitato e non tenere conto del prodotto della relazione commissionata, facendo anzi il contrario, è molto grave". 

"Comune, città metropolitana e camera di commercio non pagano dal 2013"

Ed ecco i nomi: "Il tempo però scorre velocemente e ora che non potrò fare più il sindaco, dovrò pur fare dell’altro, farò il presidente del consorzio con tutte le mie forze, E le risorse che non avete mai assicurato? Ci sono io, provvederò personalmente. Come? Dirò al sindaco Tramontana di pagare pure gli arretrati. E Tramontana? Non parla mai ma è d’accordo. E Bova (ndr, Giuseppe, presidente del comitato aps)? Ha un buon pacchetto di voti e merita quel posto".

A proposito di risorse, Umberto Pirilli scaglia lo strale più acuminato: "Dal 2013 con un colpo di mano avete riformato lo statuto e da allora non avete mai più pagato. Voi, sindaco del comune e della città metropolitana dovete all’Università una decina di milioni e la camera di commercio almeno tre. Poca cosa pagheremo tutto, garantisco io. Il comune, la città metropolitana, la camera di commercio e la società Dante Alighieri non hanno mai dato alcun contributo, almeno dal 2013 ad oggi. Il sindaco, tramite il suo delegato Mazzetti, ha presieduto il consorzio nell’ultimo decennio convocandolo solo due volte per approvare cinque più tre bilanci arretrati. Lo statuto prevede almeno due sedute all’anno!"

In atto sarebbe, afferma Pirilli, un vero e proprio "disegno eversivo" e "in conflitto con la bramosia del potere ad ogni costo, costi quel che costi, l’assemblea dell’associazione ha deciso di opporsi". I legali incaricati dal direttivo sono già al lavoro per impugnazioni di "atti e comportamenti non corrispondenti alla legge" in sede civile, amministrativa e penale se ne ricorressero gli estremi. 

Dice ancora Pirilli, senza mezzi termini: "L’assemblea non accetta che legge e diritto possano essere calpestati, dalla supponenza, dalla bramosia di potere, dalla convinzione che si può diventare padrone di tutto senza avere alcun merito. Il sindaco invia lettere a tutti gradendo che cosa? Come? Con il suo passato di sindaco e di quello del suo delegato. Almeno il Principe de Curtis, quando voleva vendere la fontana di Trevi ci faceva ridere. Così pure il magnate americano, turista a Roma dopo la guerra, quando voleva comprare il Colosseo qualunque fosse il suo prezzo. E almeno lui ci metteva i dollari, convinto che tutto si potesse comprare". 

Corsa contro il tempo per la fusione con UniRc, chi rema contro?

I fondi necessari a UniDa sono il perno attorno a cui ruota la travagliata storia degli ultimi mesi dell'ateneo. Tra offerte di acquisto di privati, contrasti interni al cda, dimissioni, caso Reggina e strumentalizzazioni politiche, l'università per stranieri ha trovato serenità nel progetto in corso della fusione con la Mediterranea. In tanti sono convinti che con questa ingerenza di Falcomatà si stia remando contro il percorso vicinissimo ad andare a buon fine. Perché? Potrebbe essere a causa del perdurante disaccordo di una minoranza certa che unendosi a UniRc - per ovvi motivi di sostegno economico - la Dante perderebbe la sua identità. Oppure il motivo è un altro, il timore che l'università per stranieri diventi una istituzione statale, sottraendosi definitivamente all'interesse dei predoni e gli avventurieri di cui parla Falcomatà così come dei giochi di potere denunciati da Pirilli. Varie trame tessute da attori ormai a un passo dal rivelarsi: la conclusione dell'iter federativo è una corsa contro il tempo proprio per neutralizzare tutto questo.

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