Gli scenari dell'università per stranieri

Dante Alighieri, la fusione con UniRc è a un passo ma dal consorzio si apre uno scontro

Un nuovo comitato della Società Dante Alighieri è pronto ad entrare senza l'avallo di docenti e dipendenti, che segnalano la situazione al ministero

E' tutto in carreggiata verso la federazione/fusione dell’università Dante Alighieri con la Mediterranea, e da fonti interne a UniDa raccolte nelle ultime settimane, c’è il convincimento che tutto possa partire già dal prossimo anno accademico. Al netto però dei già noti e prevedibili problemi burocratici e contabili che stanno rallentando le operazioni, legati anche alla difficoltà di convocare tavolo ministeriale riunitosi finora due volte e non arrivato alla decisione finale. Qui, in questa fisiologica fragilità di un progetto molto complesso, si è inserito con modalità spregiudicata un movimento poco chiaro, che potrebbe mettere a rischio l’esito del polo interuniversitario.   

Nucleo del fermento è il consorzio, nel quale si sta preparando l’entrata nel Cda di un’associazione di promozione sociale apparsa da poco ma significativamente denominata comitato Società Dante Alighieri, come il gruppo reggino che fu fondatore dell’ateneo nel 1984, oggi disaffiliato dal sodalizio nazionale, e presentata come la ricostituzione in continuità di quello stesso soggetto. Promotori dell’iniziativa sono gli enti pubblici locali del consorzio, ovvero comune, città metropolitana e camera di commercio, ma l’idea non è stata discussa né condivisa dagli organi dall’ateneo. Al contrario, la proposta della nuova associazione non è accettata dal governo dell'università, la componente accademica e il personale, tanto che si starebbero valutando iniziative legali avverso una procedura ritenuta illegittima perché scavalca il cda.

L'entrata del nuovo comitato nel consorzio non è approvata dall'università

Intanto docenti e dipendenti hanno già inviato una formale segnalazione al ministero, per chiedere una pronuncia negativa su questo rientro dalla finestra del comitato uscito dalla porta, non legittimato dallo statuto. Invece comune, città metropolitana e camera di commercio spingono in questa direzione, pur non avendo - nonostante precisa richiesta - inteso fornire la documentazione che riguarda questo comitato, che presenterebbe le stesse criticità che portarono alla disaffiliazione del precedente. 

Il clima all’interno dell’università per stranieri è di sconcerto per questa manovra, ritenuta inappropriata nell’attuale momento di ripresa nel quale l’ateneo sta investendo grandi energie. L’attivazione di corsi e master, le iscrizioni degli allievi stranieri in crescita e l’importante asset del Tfa sostegno hanno permesso di pagare con regolarità stipendi e contributi, oltre che intervenire con l’assorbimento del debito, cioè l'obiettivo principale anticrisi.

Accanto all’attività accademica c’è poi l'intenso operato per realizzare la fusione con la Mediterranea. Proprio l’apparente stallo di questa situazione sarebbe all’origine della nascita del nuovo comitato, che una volta approdato nella governance dell’UniDa, potrebbe forse esprimersi sfavorevolmente nella fase finale di questo iter. Vista la tempistica della proposta, un sospetto viene. Inoltre, ricordiamo che, dopo il suo rientro, il sindaco Giuseppe Falcomatà (confermando l'orientamento espresso dal suo facente funzioni Brunetti) aveva manifestato una chiara volontà di appoggiare le sole deliberazioni di un cda a pieno regime e in grado di eleggere il rettore, ad oggi ruolo vacante. Scenario considerato ora praticabile attraverso il redivivo comitato insieme al consorzio. L'università, però, non ci sta e rivendica davanti al ministero la legittima ultima parola del cda sull'ammissione. 

Docenti e tecnici che in questi mesi stanno lavorando senza sosta per l’obiettivo del sì ministeriale alla fusione non intendono assistere a un’ennesima ingerenza della politica che prevalga sul bene dell’università, per la quale il matrimonio con la Mediterranea rappresenta l’unica concreta strada per garantire il futuro. Un rapporto che, di fatto, è già iniziato con l'utilizzo in convenzione di alcune aule per i corsi di italiano agli stranieri presso l’ateneo del rettore Giuseppe Zimbalatti. Il quale non si pronuncia sugli ultimi fatti, ma conferma l’interesse e la predisposizione del proprio cda per la collaborazione con la Dante Alighieri. 

Lo scontro aperto nel cda e la riconfermata decadenza dei due consiglieri

A proposito di cda, è ancora aperto lo scontro per la decadenza dei consiglieri Beniamino Scarfone e Ruggero De Medici, rappresentanti dell'associazione Dante Alighieri. Avevano presentato ricorso al Tar e lo avevano vinto, ma l'organo di governo ha reagito con l'appello al consiglio di stato e la richiesta di sospensiva (non accolta). In esecuzione della sentenza che chiedeva di procedere al reintegro oppure riformulare le motivazioni, il cda presieduto da Piero Aloi ha discusso nuovamente le tre assenze consecutive dei consiglieri, che avevano portato al contestato provvedimento in applicazione di una norma dello statuto. L'atto consequenziale approvato dal consiglio, senza convocare Scarfone e De Medici, è stato la conferma della loro decadenza "ponendo espressa ed ampia riserva dell’esito del giudizio di appello pendente dinanzi al Consiglio di Stato". 

Vicinissimo il sì alla fusione, preoccupa l'orientamento del nuovo comitato

Fuori da intrighi e strategie, la Dante Alighieri è a un guado e bisognerà capire quale sia il reale obiettivo del nuovo comitato in procinto di entrare nel cda. E' già noto che la fusione con la Mediterranea in questi mesi non ha raccolto il consenso di tutti, ma allo stato attuale le voci contrarie sono state neutralizzate. Il ragionamento interno è di non distruggere quanto fatto e aspettare la risposta del ministero prima di opporsi quasi ideologicamente. Per questo sarà importante la posizione sul tema degli altri soggetti che potrebbero presto partecipare alla governance. Metteranno i bastoni tra le ruote al progetto o lo sosterranno? E se sfavorevoli, avranno un'alternativa valida ed economicamente sostenibile? 

Da quanto si è appreso, la fusione con UniRc è davvero a un passo, mancando solo l'ultimo (cruciale) tassello dell'assegnazione statale delle risorse necessarie alla Mediterranea per sostenere l'offerta formativa della Dante Alighieri. Ma finché non arriverà il via libera definitivo da Roma, UniDa non ha mai smesso di interessare ai privati, pronti a tornare alla carica con offerte di acquisto. Forse è proprio questo il nodo da sciogliere, in un senso o nell'altro. 

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