Lunedì, 15 Luglio 2024
Il futuro dell'UniDa

Università Dante Alighieri, il sindaco esce allo scoperto: una nuova governance "contro predoni e avventurieri"

In una lettera al personale Falcomatà parla di un importante cambiamento nel cda con un ruolo del nuovo comitato aps che si presenta come continuativo di quello fondatore affiliato alla società nazionale

"A breve, l’università avrà una nuova guida autorevole e capace di tirarla fuori dalle secche in cui in questi anni è stata cacciata". Sono parole di Giuseppe Falcomatà, contenute in una lettera che il sindaco ha indirizzato ieri al personale amministrativo e docente della Dante Alighieri, e nella quale è messo nero su bianco il progetto di prendere le redini dell'attuale governance dell'ateneo attraverso un forte ruolo direttivo del consorzio. Proprio all'interno del soggetto costituito per garantire sostegno economico primario all'università per stranieri, nei giorni scorsi era stata sancita l'entrata di un comitato, presentandolo come affiliato reggino della Società Dante Alighieri nazionale. Nell'idea di comune, città metropolitana e camera di commercio, promotori di questa iniziativa, il comitato subentra in continuità con quello che fu fondatore dell'ateneo, ma in realtà si tratta di una nuova aps che non figura tra le sedi locali della Società. 

Non informati di questo progetto se non a cose fatte, e ritenendo illegittima la proposta di far confluire i rappresentanti del comitato anche nel cda di ateneo, dipendenti e docenti avevano espresso la posizione di dissenso al sindaco, che però ha ignorato quella nota. La replica è invece la lettera in cui Falcomatà, come presidente del consorzio, porta i saluti della neo costituita assemblea dell'ente, precisando che "l'unico scopo è la tutela e il rilancio del nostro ateneo".

Continua il sindaco: "La fragilità e la instabilità dell’attuale governance hanno determinato la situazione di confusione e incertezza che attanaglia, principalmente, voi che fino ad oggi con enorme sacrificio avete garantito, come sempre, professionalità, assicurando elevati standard formativi e dei servizi erogati agli iscritti, ma che tiene in apprensione tutta la città, fortemente legata alla sua Dante Alighieri". Da qui quella che all'interno dell'UniDa è percepita come una strategia precisa, perché il sindaco sottolinea: "Il rischio che l’ateneo potesse scomparire o perdere la propria attuale condizione di Università in presenza, con la possibilità di essere trasferita altrove, hanno convinto tutti i soci a riprendere coscienza del proprio ruolo, sia all’interno del consorzio che all’interno del consiglio di amministrazione dell’università". I contorni sono però poco chiari, seppur allusivi. Annunciando l'esordio della nuova governance, Falcomatà conclude: "Comprendendo la preoccupazione nata tra le varie componenti dell’Università, sento l’obbligo di rassicurare tutti che l’impegno convinto di tutte le istituzioni e il rinnovato impegno della Società Dante Alighieri, garantiranno stabilità e sviluppo, con la certezza che predoni e avventurieri saranno tenuti lontani dall’università per stranieri Dante Alighieri di Reggio Calabria".

Ma chi sono i predoni e gli avventurieri citati nella lettera? Il solo percorso in atto per la stabilità e la salvaguardia di UniDa è la federazione/fusione con l'università Mediterranea, che sarebbe ormai a un passo dalla meta, mancando soltanto un imminente sì ministeriale. Abbiamo già scritto dei rallentamenti burocratici del percorso e dell'ultimo, fondamentale tassello delle risorse finanziarie al vaglio romano ed essenziali perché UniRc assuma l'impegno per i corsi di laurea della Dante Alighieri, quelli ancora in affanno di entrate. Adesso però sia il rettore Zimbalatti che il presidente del cda UniDa Aloi (i quali non avrebbero apprezzato la missiva di Falcomatà), sono intenzionati ad accelerare i tempi con il ministero. L'obiettivo è chiudere al più presto l'operazione e scongiurare ingerenze che potrebbero bloccarla. Il sindaco infatti nella sua lettera non cita mai la federazione - e ricordiamo che, una volta andata in porto, l'unione con la Mediterranea renderebbe UniDa un ateneo statale. 

La reazione del personale amministrativo e accademico alla comunicazione del sindaco arriverà a breve, ribadendo in una nota quanto già scritto al sindaco. Secondo dipendenti e docenti, il consorzio non può determinarsi come affermato da Falcomatà, poiché si tratta di un organismo strumentale all'ateneo e non di un proprietario dell'università. Il suo compito, mai svolto, è soltanto quello di erogare le risorse necessarie al sostentamento di UniDa, e l'aspetto di illegittimità procedurale con l'entrata del comitato era già stato segnalato al ministero. Pare che a Roma abbiano dato ragione al personale in una risposta formale, attesa a stretto giro.

L'intervento di Falcomatà, pur esprimendo volontà opposta, ha esacerbato il clima di preoccupazione all'interno dell'ateneo. E c'è anche amarezza per il tenore della lettera, nella quale risuona un'inequivocabile critica a quanto portato avanti in questi mesi - ovviamente verso il progetto federativo, approvato dal cda durante la sospensione del sindaco e poi ostacolato dalle note difficoltà di approvare il bilancio anche per volontario abbandono del voto da parte degli enti pubblici, che dopo le dimissioni del rettore e la spaccatura dell'attuale organo di governo, lo hanno sconfessato come interlocutore. Spicca inoltre, nella lettera di Falcomatà, l'assenza di informazioni sulla auspicata diversa governance "autorevole e capace di tirar fuori dalle secche" UniDa. Se non convince il matrimonio con la Mediterranea, cosa pensa di proporre in alternativa il nuovo assetto consortile, e con quale finanziamento? I dipendenti dell'ateneo pensano che lo scenario sia troppo vago, e non riconoscono il ruolo attribuito al comitato aps che si vuole far confluire anche nel cda universitario, costituendo una schiacciante maggioranza a favore della strada tracciata dal sindaco. Interessi politici e privati sembrano intorbidare le acque della Dante Alighieri, ma chi ha speso energie e lavoro per realizzare la federazione - che rappresenterebbe una delle pochissime esperienze italiane del genere - non intende permetterlo. 

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