Delegazione dell'Ordine dei medici di Reggio in visita agli ospedali di Locri e Melito

La commissione reggina prosegue con gli incontri nei presidi sanitari della provincia. Verrà chiesto un incontro con la triade commissariale e il generale Cotticelli

La visita nell'ospedale di Melito

Dopo il Santa Maria degli Ungheresi di Polistena, una delegazione del consiglio dell’Ordine dei medici chirurghi ed odontoiatri della provincia di Reggio Calabria, ha visitato i nosocomi di Locri e Melito per prendere cognizione diretta sulle problematiche che affliggono i due ospedali ed, al contempo, dimostrare piena solidarietà a chi, ogni giorno, per rispondere alle istanze di salute del comprensorio, affronta una vera e propria battaglia a causa di personale ridotto all’osso, strumentazione obsoleta ed in alcuni casi del tutto mancante ed infrastrutture non sempre all’altezza.

La delegazione del consiglio dell’Ordine, composta da dal presidente Pasquale Veneziano e dai medici Francesco Biasi e Marco Tescione, promotori dell’iniziativa, e dal segretario della Commissione affari odontoiatri, Carlo Nicolò è stata accolta dai rispettivi direttori sanitari di presidio, i colleghi, Domenico Fortugno, a Locri, e Giuseppe Zuccarelli, a Melito, oltre che dai dirigenti medici dei vari reparti che hanno tracciato con minuziosità il quadro della situazione in cui sono costretti a prestare la loro opera.

Per rendere l’idea delle difficoltà in cui operano i camici bianchi in servizio a Locri basta snocciolare qualche numero: ad oggi mancano 68 dirigenti medici di primo livello e 14 primari su 18, con una situazione particolarmente difficile al pronto soccorso con pochissimi medici in servizio; senza dimenticare che, per garantire il funzionamento del sistema sanitario, occorrono altre figure, pensiamo ad oss, infermieri, amministrativi ecc., parimenti carenti nel numero.

"Un altro dato preoccupante che si registra a Locri -affermano dall'Ordine - riguarda gli avvisi pubblici per incarichi trimestrali o semestrali, rivolti a specialisti, che sono andati ripetutamente deserti. Tra le altre criticità che gravano sulla struttura ospedaliera locrese vi è la presenza di due sale operatorie non a norma, su quattro. Paradossale, poi, la circostanza che in questa situazione di grave carenza di personale, alcuni colleghi con contratto a tempo determinato, in scadenza, rischiano di perdere il posto di lavoro". 

"Tuttavia, sulla questione, confidiamo sulle parole rassicuranti del generale Cotticelli. Nello stesso tempo, non vengono erogati dal 2015 né i buoni pasto, né premi produttività nonostante chi vi presta servizio, come detto, sia letteralmente in trincea pur di garantire un livello di assistenza dignitoso ai pazienti dei territori che ivi afferiscono".

Situazione non molto diversa si registra al Tiberio Evoli di Melito Porto Salvo dove la carenza di medici e personale sanitario in genere "ha determinato persino la compressione, di fatto, del diritto alle ferie. Dal 2016, infatti, per garantire i servizi, in molti sono costretti a rinunciare, almeno parzialmente, al diritto alle ferie. Gli anestesisti, per esempio, pur di garantire il servizio, si stanno sobbarcando numerose reperibilità, oltre a turni in altre postazioni. Eppure alcuni reparti potrebbero essere meglio valorizzati come chirurgia che ad oggi, oltre ad un discreto numero di interventi, potrebbe integrarsi, pur nel rispetto delle rispettive autonomie, con il Grande Ospedale Metropolitano, assorbendo una parte degli interventi di piccola e media chirurgia e, conseguentemente, riducendo i tempi di attesa di una parte dei pazienti". 

Sull’operatività della chirurgia melitese "va rimarcato che in questo momento, ad ostacolare l’attività, purtroppo, sono intervenuti, da un lato, lo spostamento temporaneo di uno dei chirurghi in servizio, presso altro presidio ospedaliero, e le difficoltà della radiologia, in particolare il funzionamento a singhiozzo della Tac.

Anche il reparto di ginecologia e ostetricia, sebbene privato del punto nascite, che garantisce assistenza alle donne in stato di gravidanza fino alla sedicesima settimana e svolge alcuni interventi di piccola chirurgia ginecologica, potrebbe contribuire a supportare gli Ospedali Riuniti per queste attività. Altra problematica riguarda i dializzati reggini che, a causa della mancanza di un pulmino, non possono raggiungere l’Ospedale di Melito Porto Salvo, dove una parte di essi era in cura, non potendo usufruire del servizio in città, a causa dell’impossibilità del GOM a far fronte a tutte le richieste".

Comune ai due nosocomi oltre che essenziale per il funzionamento degli stessi, è "la sofferenza, tanto di personale quanto di strumentazione, delle rispettive radiologie. Sebbene sia prevista l’installazione di nuovi apparecchi per indagini diagnostiche e strumentali, tanto a Polistena, quanto a Locri e Melito, ciò non può bastare se non si provvede, nel più breve tempo possibile, a garantirele dotazioni minime e necessarie nei rispettivi reparti, attraverso la razionalizzazione, se non il reclutamento, delle risorse umane necessarie".

Altro elemento in comune tra i due ospedali è "ortopedia con il reparto chiuso 'temporaneamente' a Melito e mai più riaperto (è stato persino bandito il posto per primario) ed in enorme difficoltà, per le ataviche carenze di personale e strumentali, in quel di Locri. Nonostante tutto, non possiamo dimenticare che vi sono realtà che, invece, garantiscono un servizio molto efficiente, in entrambi gli ospedali, come, ad esempio, l’oncologia, la medicina e la riabilitazione cardiologica a Melito, la chirurgia, la ginecologia e le branche mediche in quel di Locri".

Come più volte evidenziato, l’Ordine dei medici intende offrire un contributo propositivo a quella che ormai assume sempre più i connotati di un’emergenza. In attesa dei tempi necessari per l’espletamento dei concorsi, infatti, sia per le aporie del sistema, a livello nazionale, come la carenza di specialisti. Per dare delle risposte immediate, occorre un’urgente razionalizzazione delle risorse umane avendo davanti un quadro della situazione ad ampio spettro che eviti la dispersione di “energie”. Va avviato un processo osmotico tra le diverse Aziende ospedaliere, investire nella tecnologia con un sostegno importante che potrebbe giungere anche dalla telemedicina".

Secondo l'Ordine "si potrebbe creare una rete di collaborazione con scambio di specialisti per prestazioni aggiuntive, costituire rapporti di lavoro a tempo determinato ed attingere, ove possibile, anche ai medici della continuità assistenziale; rimandare il pensionamento di quei medici che sono disponibili a rimanere in servizio almeno fino al termine della situazione emergenziale". L’Ordine dei medici non si stancherà "di ripetere che investire nella sanità significa combattere l’esoso fenomeno della mobilità passiva, meglio noto come “emigrazione sanitaria” che, ormai, avviene, con alte percentuali (circa il 45%), anche per interventi di bassa assistenza con conseguenti esborsi per le finanze della nostra Regione ed a vantaggio di quelle che “ospitano” i pazienti calabresi.

Non va trascurata l’idea che le Strutture ospedaliere della provincia confluiscano in un’unica Azienda capace di diversificare la propria offerta, per potersi allineare con quella nazionale. Davanti a questa situazione, continueremo le nostre “visite” nei presidi sanitari della nostra provincia, dopo le quali chiederemo un incontro con la triade commissariale che sta guidando l’Asp reggina e con il Commissario per il piano di rientro della sanità calabrese, generale Saverio Cotticelli, non solo per illustrare i disagi di pazienti e personale sanitario ma anche per avanzare delle proposte concrete utili a fronteggiare una situazione ormai emergenziale".

Nello stesso tempo l'Ordine auspica "che gli organi preposti, a livello nazionale, prendano coscienza della gravissima carenza di specialisti adottando le opportune soluzioni come l’aumento del numero delle borse di studio per gli specializzandi e la possibilità di assunzione per i medesimi specializzandi che frequentano gli ultimi due anni del corso di specializzazione. Stop ad una sanità senza cuore che guarda solo a numeri e costi perché la salute non ha prezzo e mai lo avrà".

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