Domenica, 14 Luglio 2024
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E' Carnevale, la settimana del maiale: celebriamo sua maestà la frittola

Dalla nascita della confraternita di Reggio Calabria alle immagini con i segreti di un antico rito

Nella settimana del Carnevale in cui il maiale è il protagonista delle tavole calabresi non si può non celebrare il simbolo indiscusso della cucina reggina per eccellenza e non solo, naturalmente stiamo parlando di sua maestà la frittola.

Chi non conosce le famose "Frittuli ra Maronna", piatto della tradizione preparato con le parti meno nobili del maiale, ovvero lingua, muso, orecchie, gamboni, pancia, coda, rognoni e le "scorcitte" dell'animale, che impazza nella settimana settembrina di Festa Madonna ma che si trova in particolar modo nei mesi più freddi dell'anno.

Insomma, come dimostra questo piatto a Reggio Calabria del maiale non si butta niente e la frittola incarna una tradizione culinaria che si tramanda di generazione in generazione e che è divenuto un elemento culturale identitario della città. Ma forse non tutti sanno che esiste anche una Confraternita della frittola. A raccontarci la mission di questa realtà il presidente Mimmo Melidona.

"Siamo nati nel 2019 e dopo la sospensione dovuta al Covid - dichiara Melidona - qualche mese fa abbiamo ripreso le attività. La nostra impresa è portare avanti una tradizione che diventa espressione della vocazione montanara reggina,  sembra strano, la nostra è una città tra due mari e non abbiamo una ricetta di pesce. Siamo montanari e per le feste prepariamo frittole e salsiccia".

Ma qual è il segreto della frittola di Reggio Calabria che la rende diversa da quella di altre province calabresi?: "Si comincia tre giorni prima per la preparazione e pulizia e poi ha inizio la lunga cottura. Noi ci differenziamo per esempio da Cosenza usando anche le parti migliori dell'animale da qui nascono "i curcuci" che poi si cucinano con le uova e non solo".

"Il nostro scopo - prosegue - e far conoscere la frittola puntando sull'equilibrio tra gusto e qualità della vita anche da un punto di vista commerciale, anche perchè nel territorio abbiamo tanti allevamenti buoni del maiale".

Il presidente Caminiti: "La frittola è un rito"

Confraternita questa che è nata dall'intuizione del professor Vittorio Caminiti, presidente e fondatore dell’Accademia del bergamotto, del Museo del bergamotto e del cibo, con il suo centro ricerche sulla nutrizione e tradizione: "La frittola è un rito che sta a significare prima di tutto l'amicizia, la fratellanza, la vicinanza di persone che abitano in un determinato territorio. Quando si ammazza il maiale le parti meno nobili vengono utilizzate per fare le frittole. Parliamo delle orecchie, il musetto, le zampe, la coda, le cotenne. Tutto questo con un rito particolare".

La curiosità

Nella base della caddara, nome della pentola in cui si cucinano, si mettono due strisce di cotenne con simbolo a croce, queste in segno di protezione  sia per la preparazione  del maiale che per il prodotto che dovrà stagionarsi.

La cottura

"A Reggio Calabria le frittole si cucinano - continua Caminiti - nel loro stesso grasso dalle 8 alle 9 ore, dipende dalla grandezza del maiale e questo si fa a fuoco lento. Una volta cotto questo miscuglio del maiale si aggiunge il sale. Quando sono pronte vengono tirate fuori e vengono messe in tanti contenitori  e suddivise in maniera equa in base al numero dei commensali.

Una volta divise, i contenitori  vengono coperti con uno strofinaccio e vengono mandati nelle famiglie vicine che condividono altri prodotti". Questo è dunque un rito che serve a rafforzare il rapporto di solidarietà e vicinanza con le persone che ci stanno accanto.

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