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Lunedì, 20 Maggio 2024

L'opinione

Isabella Marchiolo

Giornalista

Ponte sullo Stretto e ospedale di Polistena, inizia una primavera di resistenza

Due grandi manifestazioni sono il termometro di una nuova stagione in cui persone e territorio vogliono alzare la voce su temi che cambieranno il loro futuro

Se il progetto è buono, saremo con voi. Sono le parole che, nel film “Il male non esiste” di Hamaguchi Ryusuke, il boscaiolo Takumi rivolge al rappresentante dell’azienda che vorrebbe costruire un villaggio turistico glamping a Mizubiki, piccolo centro montano dove l’uomo vive.

Non è una megaopera ipercantierizzata e la casa del boscaiolo non sarà distrutta ma soltanto sfiorata dalla futura struttura turistica, eppure Takumi e la giovanissima figlia Hana si oppongono al progetto, coinvolgendo tutta la comunità. Basta un unico motivo: il glamping cambierebbe in modo radicale i loro ritmi di vita e il rapporto di equilibrio con la natura che li ospita.

Qualcosa di simile, certificato da oltre 200 validi motivi, accadrà con il ponte sullo Stretto. Le carenze ambientali e di sicurezza emerse nelle ultime settimane e culminate nella sospensione della Via ci fanno chiedere: chi a Reggio Calabria e Messina lo vuole davvero?

Il versante messinese è sempre stato più militante (ma anche maggiormente presidiato da amministratori favorevoli), ma adesso sulla sponda reggina assistiamo all'inizio di una reale e convinta resistenza. Davanti al Comune di Villa San Giovanni, nel giorno della presentazione tecnica ufficiale dell’ad Ciucci, un uomo solo, Piero Idone del Wwf, faceva suonare un campanello e invitava i villesi a svegliarsi.

Il sussulto di comunità che vogliono decidere del loro futuro 

Dormivamo o semplicemente pensavamo che sarebbe stata la solita storia infinita, oggetto di satire e meme, parodistica ma irreale? All'improvviso ci siamo accorti che se non diciamo la nostra, ora si deciderà altrove, d'ufficio. E' un nuovo vento di primavera. In poche settimane sono sorti comitati, sono stati presentati esposti, gli intellettuali del territorio hanno parlato apertamente di rivoluzione. Un fronte che prova ad essere compatto come non era mai accaduto prima, organizzando il 18 maggio a Villa una corale manifestazione pubblica contro il ponte. Ma non sarà l’unico evento a far scendere in piazza le nostre comunità. Il 4 maggio a Polistena è chiamata a raccolta la popolazione non solo locale per difendere l’ospedale minacciato da un destino di chiusura.

L’altra faccia del ponte si chiama autonomia differenziata, e riguarda la nostra sanità, la scuola, i servizi essenziali. Le due manifestazioni sono speculari, e anche se sappiamo che una colorazione ideologica e politica c’è, in realtà i promotori dovrebbero semplicemente ragionare come Takumi. Se il progetto è buono, saremo con voi. Ma se non lo è daremo battaglia, insieme.

Gli interessi da tutelare sono tanti ma si avverte un sentimento sovrastante che fa riconoscere la necessità di restare uniti – un afflato sanguigno e combattente da rivolte francesi, rarità italiana e soprattutto delle nostre latitudini. Un tempo qui c'erano i briganti: qualche intellettuale si chiede che fine abbia fatto quella genetica. Forse è evaporata quando nelle regioni del sud si è iniziato a votare per chi oggi vuole legalizzare l'arretratezza di questi territori. 

A maggio si manifesterà anche per interessi non personali. Per le case che rischiano di essere espropriate e distrutte. Per un ospedale smantellato mentre se ne promette uno più grande che forse esisterà tra dieci anni - o dieci anni dopo si scoprirà essere nuovo eppure fatiscente e pronto a crollare addosso a medici e pazienti.

Il peso dei fronti del sì e no attorno ai piloni del Ponte sullo Stretto

Attorno ai piloni del ponte ci sono i sì e i no, e non sappiamo quali siano i più forti – qualcuno ha chiesto che sia un referendum a chiarirlo, ma è una strada che fa paura forse un po’ a tutti, una Brexit dalla quale poi non si potrebbe tornare indietro. La dichiarazione che il re è nudo e la vergognosa certezza che non si sarebbe capaci di responsabile coerenza.

In democrazia contano i numeri, nel caso delle grandi opere anche i soldi, persino quando sono virtuali. No party, no money, ha assicurato il governatore Occhiuto per il federalismo. Ci aiuterà l’Europa, continua a ripetere il ministro Salvini per il ponte.

C’è però qualcosa che dovrebbe contare più dello scontro tra maggioranza e minoranza, e che non si può mettere ai voti. Nelle integrazioni al progetto richieste dal Mase alla società Stretto di Messina si parla di pericoli da terremoto e tsunami, e di interferenza delle ruspe nelle aree naturali protette, la biodiversità e l’habitat marino. Takumi e Hana lanciano l’allarme per una struttura che distruggerebbe il sentiero battuto dai cervi; noi abbiamo il fratino, le tartarughe, l’albanella e i cetacei che migrano attraversando lo Stretto.

Oltre numeri e ideologie, la posta in gioco dell'ambiente e il clima

Non è una questione sentimentale ma molto concreta: dopo secoli di asservimento e antropizzazione la natura non è più soltanto la belva ferita che improvvisamente reagisce con tremenda furia. Il cambiamento climatico (a proposito, il presidente del comitato scientifico per il progetto del ponte, l'ingegnere cauloniese Prestininzi, dice che è una fobia senza fondamento reale) ha finito di lanciarci i suoi avvertimenti e siamo già nella fase dell’ultimatum. Il fratino e la Caretta sono le sentinelle del futuro; il Mediterraneo dove - proprio nelle acque dello Stretto - sono diminuiti quantità e specie marine. è un termometro ad orologeria che ticchetta richiamando l'attenzione globale.

Nel film di Hamaguchi il finale è violento e scioccante, ma, per spiegare cosa sta succedendo, il cinema con la sua potenza allegorica ci viene in profetico aiuto anche in un altro caso. "La terra della discordia" è ispirato a un fatto realmente accaduto in Galizia, l'omicidio di uno straniero che non voleva rinunciare al suo terreno per consentire la costruzione di un impianto eolico e i lauti indennizzi corriposti dall'impresa agli espropriandi. E' una storia vera mentre nell'altro film c'è una metafora, ma entrambe arrivano alla stessa conclusione: l'alterazione degli equilibri tra uomo e ambiente conduce a conseguenze imprevedibili e istintive. L'arte rifiuta ogni moralismo ma qui nessuno suggerisce epiloghi cruenti. Sarebbe bello se le voci delle piazze sortissero un altro tipo di effetto - smorzare le posizioni estreme e assolutiste e favorire il dialogo tra le parti. Hamaguchi ha riprodotto una situazione vera ricostruendola da alcuni audio. In una riunione si illustra un progetto poco credibile confrontandosi con le persone del villaggio interessato dai lavori. Le osservazioni che arrivano dalla gente cambiano rapidamente il tono del dibattito e il relatore vacilla, perde sicurezza e infine è spiazzato. 

Forse non assisteremo mai a una scena così e resteremo su due perenni fronti contrapposti. E occorrerà scendere altre volte in piazza, mentre dopo anni sullo Stretto è tornata la Fata Morgana per raccontarci l'illusione di due sponde vicinissime fino a poter toccare. Un abbagliante miraggio, perché da millenni culture e popoli qui hanno sempre attraversato il mare vincendo guerre, mostri e terremoti.  

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