Sport

Europeo azzurro ma anche amaranto: la storia di Acerbi e Di Lorenzo

I due giocatori, rispettivamente difensore centrale e terzino destro, fanno parte dell’Italia del ct Roberto Mancini ad Euro 2020. Già disputate due partite, in passato erano entrambi di casa allo stadio Oreste Granillo

Da sinistra, Giovanni Di Lorenzo e Francesco Acerbi (foto da NapoliToday e sito ufficiale Figc)

Una carriera brillante, sempre in crescendo fino ad arrivare all’attuale convocazione in Nazionale nell’evento più importante del vecchio continente. Francesco Acerbi e Giovanni Di Lorenzo - due dei 26 giocatori azzurri che stanno facendo emozionare e sognare l’Italia intera a Euro 2020 - sono accomunati da un passato che ci porta lì, sempre lì: a Reggio Calabria, stadio Oreste Granillo.

Il grande evento sportivo che anche a Roma sta infiammando le serate di giugno è il momento perfetto per rispolverare la storia di due giocatori adesso affermati ai massimi livelli del calcio italiano, ma che proprio dalla Reggina sono stati lanciati.

Acerbi: una stagione determinante

Il difensore centrale ha forse più possibilità rispetto al compagno terzino di essere protagonista nel prossimo schieramento da titolare. Visto l'infortunio, comunque non pesante, di capitano Chiellini, è proprio Acerbi il primo sostituto e Mancini può dormire sonni tranquilli. Perchè il ragazzo di Vizzolo Predabissi (Lombardia) non ha certo bisogno di presentazioni. Infaticabile, è un pilastro inamovibile della Lazio ormai da diverse stagioni.

Che fosse destinato ad altissimi palcoscenici lo si era già intuito durante le partite giocate in maglia amaranto. Proprio la Reggina é stata la prima grande squadra a credere e puntare sul difensore lombardo. Era l'estate del 2010 e un 22enne Acerbi veniva acquistato dagli amaranto dopo la trafila tra giovanili e prime volte tra i grandi nel Pavia, poi Renate, Triestina e Spezia. La società dell'allora presidente Foti ci punta forte per la stagione di Serie B e lui ripaga la fiducia con 43 presenze e 2 gol. Resta la delusione in semifinale playoff contro il Novara, ma per il difensore italiano è l'annata della consacrazione. Da lì in avanti lascerà prima il Granillo tra gli applausi e successivamente Chievo, Milan, lo scatto definitivo al Sassuolo e i giorni nostri a giganteggiare nelle difese di Lazio e Italia. Una sola parola per descriverlo? Affidabilità.

Di Lorenzo: dove se non al Sant’Agata?

La sua storia amaranto è ben diversa da quella di Acerbi perchè Di Lorenzo è uno dei figli del Sant'Agata a tutti gli effetti. Quando l’era Foti era nel pieno del suo splendore, dal vivaio venivano creati talenti pronti a farsi le ossa ed emergere nel calcio dei grandi. Uno di questi - che ha vissuto in lungo e in largo il centro che oggi è tornato a nuova vita grazie a Gallo – è appunto l’attuale terzino del Napoli.

Nato a Castelnuovo di Garfagnana (Toscana) Di Lorenzo muove i suoi primi passi nelle giovanili della Lucchese prima che la Reggina decida di prelevarlo e assegnarlo alla vita del Sant’Agata. Siamo nel 2009 e il connubio è praticamente perfetto. Gioca un campionato allievi e due Primavera. L’under 19 gli permette anche di indossare la fascia di capitano, prima di passare all’amaranto dei grandi. In Serie B è il 29 maggio 2011 quando, grazie a mister Atzori, a 18 anni esordisce contro il Sassuolo. Da lì in avanti riuscirà a collezionare 62 presenze e 1 assist, senza quinti avere la gioia di trovare la via della rete. La sua carriera in riva allo Stretto, intervallata dal prestito al Cuneo del 2012-’13, termina con il playout di Serie C del 2015. Esattamente quello in cui il rivale di sempre del Messina fu mandato in D. Passato al Matera, ha avuto il suo grande trampolino all’Empoli e oggi si candida ad essere un titolare del prossimo Napoli targato Luciano Spalletti.

Una sola parola per descrivere Di Lorenzo? Equilibrio. Come quello che è riuscito a dare in Nazionale da subentrato nella partita inaugurale contro la Turchia e ha dimostrato nuovamente da titolare con la Svizzera. Vedremo se nelle prossime uscite il ct Mancini continuerà a preferirlo al rientrante Florenzi, ma il suo contributo resta di grande valore. Perchè se hai il marchio della Reggina, non sei uno come tutti gli altri e lo sarai per sempre.

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Europeo azzurro ma anche amaranto: la storia di Acerbi e Di Lorenzo

ReggioToday è in caricamento