Domenica, 26 Settembre 2021
Sport

Partinico ricorda Tokyo 2020: “Presenterò tutto alle scuole di Reggio”

Intervistato da ReggioToday, il professore esperto di karate ha partecipato all’ultima Olimpiade per conto del Cio. “Ho potuto registrare foto e video da trasferire ai giovani per conoscere lo sport”

Esserci è sempre una goduria enorme, assaporare la storia da un posto privilegiato va invece ben oltre l’immaginazione. Eppure storia è stata scritta alle ultime Olimpiadi e in prima fila, a gustarsi tutto, c’era anche il reggino Riccardo Partinico. Il professore, esperto di karate, ha partecipato a Tokyo 2020 per conto del Cio, andando a vivere l’Olimpiade più vittoriosa di sempre per l’Italia.

Riccardo Partinico con Marcell Jacobs-2

Un bottino di medaglie senza precedenti e la vetrina del karate nel Paese d’origine con il tricolore a sventolare sul gradino più alto del podio. Impossibile chiedere di più per Riccardo Partinico (nella foto in alto con il campione Marcell Jacobs), che nelle giornate di Tokyo ha portato avanti il prestigioso compito di veicolare informazioni importanti sulle gare alla stampa e raccogliere statistiche nei vari eventi sportivi. Terminata l’esperienza giapponese, il professore reggino è stato raggiunto dai nostri microfoni per raccogliere le sensazioni messe in valigia.

Come si sente dopo aver assistito ad una delle pagine più belle della storia dello sport italiano?

“È stato un privilegio unico, un colpo di fortuna forse (ride, ndr). Bisogna sempre considerare che a Tokyo non potevano andare accompagnatori e nemmeno pubblico. Ho partecipato con le mie atlete alle qualificazioni olimpiche e mi sono accreditato in un percorso lungo tre anni. Il Cio, così, sulla base di tante partecipazioni mi ha dato l’opportunità di raggiungere il Giappone. Io ero tra i pochissimi al nippon budokan a seguire le gare di karate. Mi sembrava un sogno e lo so che può sembrare una frase scontata, ma uno parte da Reggio e si trova nel luogo dove 50 anni fa si svolse il primo campionato del mondo di karate, davvero un sogno.”

Ha avuto anche l’onore e l’opportunità di presentare il suo studio sui Bronzi di Riace. 

“Sì, all’ambasciata italiana, ad un gruppo riservato di ospiti. Lì ho consegnato le statuette dei Bronzi e ho approfondito le molte curiosità che avevano i presenti da tutto il mondo. Tutti riconoscono le statue ma non sanno le particolarità della loro storia. Sono stati colpiti dal fatto che, secondo i miei studi, erano dei lottatori di pancrazio oltre che dei guerrieri. Difficilmente i miei riscontri possono essere smentiti. La statua B, in particolare, presenta degli otoematomi, traumi tipici dei lottatori del tempo. Il pancrazio è stata disciplina olimpica e ogni quattro anni i greci interrompevano le guerre per disputare le gare. 

Tra i presenti all’incontro c’era anche una musicista di fama mondiale – Azumi Nishizawa - che vuole venire nella nostra città. Deve fare un concerto sia a Roma che e Firenze e raggiungerà Reggio per vedere i Bronzi, perchè è stata incuriosita dai miei studi.”

Lei che rappresenta il karate come pochi altri, ha visto l’Italia conquistare l’oro con Busà (in foto). Per l’intero movimento, anche reggino, quanto conta una vetrina così importante?Luigi Busà e Riccardo Partinico-2

“È determinante, perché il karate si è trasformato, da ormai 50 anni, da arte marziale in arte di combattimento. Non tutto il movimento del karate ha accettato questo cambiamento e quindi c’è ancora una minima parte di appassionati che non crede al karate come sport, ma lo considera solo arte marziale. Questo risultato dell’Italia identifica la federazione, che è l'unica ad essere riconosciuta dal Cio e dal Wkf. 

Il risultato dell’Italia è stretto, perché si poteva ottenere di più, ma non è affatto facile raggiungere il risultato. Alle Olimpiadi un atleta ha un impegno nervoso come in nessun altra competizione e l’adrenalina è al massimo.”

Qual’è il ricordo di questa sua avventura che porterà sempre nel cuore?

“Ad una certa età le sensazioni che si hanno, sono con meno entusiasmo che da giovani. Se la mia esperienza l’avesse avuta un ragazzo di 30 anni, ancora oggi sarebbe emozionato. Io, invece, sto già pensando a cosa devo fare con i miei atleti stasera. Di questa mia esperienza voglio prendere una bella sintesi e presentarla alle scuole di Reggio. 

Alcuni eventi bellissimi che si sono svolti li porto con me. Come il giapponese Ry? Kiyuna, che ha vinto nel katà maschile. Al termine della gara si è inginocchiato al centro del tatami ed è rimasto lì per qualche minuto, dicendo ‘speriamo che mia madre sorrida in paradiso’. Ha dedicato la vittoria Olimpica con quel fantastico gesto ed è stato davvero educativo. Poi ci sono tanti altri piccoli episodi che ho potuto registrare e fotografare e li vorrò trasferire ai giovani di Reggio, non solo per conoscere il karate ma lo sport in generale.

Io ho trasmesso in diretta mondiale tutte le gare di karate dei tre giorni e ho ricevuto migliaia di richieste d’amicizia su Facebook e ringraziamenti da ogni parte del mondo. Non era scontato e dovuto, quindi ne vado davvero fiero e orgoglioso.”

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