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Lo Stretto necessario

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A cura di Roberta Pino

Sessant’anni di promesse mantenute per l’Associazione guide italiane di Reggio Calabria

All’Auditorium di Santa Caterina, si svolgerà un evento celebrativo per ricordare il 60esimo anniversario delle promesse Agi reggine. I ricordi e le emozioni di Sara Bottari

Un evento celebrativo, per i sessant’anni dalle promesse dell’Agi di Reggio Calabria, si svolgerà domenica 4 febbraio presso l’auditorium di Santa Caterina. Un momento rievocativo dall’ampio significato, soprattutto per il mondo femminile dello scoutismo.

Sara Bottari, pioniera, insieme a Vera Zito, dell’Associazione guide italiane della città dello Stretto, fa un tuffo nel passato, per raccontarci la genesi dell’Agi reggina. “Nel 1974, l’Asci, Associazione scautistica cattolica italiana, si è fusa con Agi, ed è nata l’Agesci, Associazione guide e scouts cattolici italiani, ma fino ad allora, Agi è rimasta autonoma come associazione femminile.

Era il 1962 ed io e Vera Zito, avevamo un sogno. Appena quindicenne, ho conosciuto in vacanza, in montagna, una ragazza che faceva scoutismo. Un incontro che mi ha trasmesso nuova energia e mi sono chiesta perché a Reggio io non potessi creare un’associazione di donne che si formasse nello scoutismo”.

All’inizio furono tanti gli ostacoli incontrati dalle avanguardiste reggine, “anche da parte di alcuni preti che volevano che lo scoutismo rimanesse solo maschile” sottolinea Sara Bottari con enfasi. Una mentalità ristretta, considerando l’epoca. Erano gli anni ‘60, ma Sara e Vera, le pioniere del mondo scoutistico, non si fanno fermare da nessuno e gli ostacoli frapposti, sono un ulteriore stimolo per andare avanti.

“Noi cominciammo da zero - racconta ancora Sara Bottari - e riuscimmo a metterci in contatto con i vertici. Finalmente, dopo due anni, nel 1964, nacque l’Agi e da Roma arrivò un capo donna che ci fece fare le promesse. Le nostre mamme ci sostennero in tutti i modi in questa scelta, e cominciammo a fare il primo campo, non sotto una tenda ma in una casa. Eravamo divise in gruppi, io avevo le ragazzine, il reparto, Vera aveva le grandi, le scolte e Adriana Catanoso le bambine, il cerchio. Cerchio, reparto e fuoco formarono il primo gruppo nato a Reggio Calabria” ricorda Bottari.

Un'energia tutta al femminile che si è trasmessa alle compagne di scuola, alle amiche di Sara e di Vera. “Siamo pioniere - sottolinea - dovevamo dimostrare di saperci fare. C’era, ad esempio, il problema nei campi di fare l’alzabandiera e i fratelli scout ci davano una mano, malgrado non fossero autorizzati dai loro capi scout. Il nostro senso di libertà è stata la molla che ci ha consentito una grande voglia di fare. Imparavamo molto dai libri, dalle esperienze altrui.

Vera Zito, sullo sfondo monsignor Giovanni Ferro

In quella fase storica, poi, il guidismo aveva delle sfaccettature un po’ sinistroidi, e non era ben visto, per il modo di affrontare la vita, i valori, con una visione progressista, non femminista. Era un'affermazione di ragazze che volevano essere prese in considerazione in quanto ragazze. E questo è avvenuto. Tante persone ci hanno aiutato a portare avanti queste prime fasi, non riuscivamo ad avere una sede, un ostruzionismo fuori luogo.

All’epoca erano complicati i rapporti con la gerarchia ecclesiastica - ricorda ancora Sara Bottari - poi ci sono stati episodi interessanti, perché a un certo punto abbiamo organizzato la bancarella del Caldo Natale con i maschi. Era la prima volta che un gruppo di ragazzi con le ragazze mettevano insieme un’attività che consisteva nel raccogliere degli oggetti e vederli per strada”.

Si cominciava così, in quegli anni, a dialogare. “Io e Vera, poi, non abbiamo perso un solo Consiglio nazionale - continua a raccontare Bottari - partivamo per Roma con soli trenta mila lire. Al consiglio nazionale più importante di tutti, quello che ha dato vita all’Agesci, alla fusione di Agi con Asci, nel ‘74, noi eravamo presenti ed abbiamo votato convintamente per la coeducazione, mentre alcuni capi di Reggio Calabria votavano no”.

Se nell'Asci questa scelta non fu indolore, tutte le delegate dell'Agi (tranne qualcuna) votarono a favore della fusione. La nuova associazione, tenendo nel debito conto le esperienze di Asci e Agi, introduceva la coeducazione, la possibilità cioè di educare insieme i ragazzi e le ragazze prevedendo anche attività in comune.

Evento del 4 febbraio tra interventi e teatro

Per celebrare quelle promesse lunghe sessant’anni, domenica 4 febbraio, si svolgerà presso l’auditorium di Santa Caterina, l’ex cinema Aurora, i cui locali sono ormai parte integrante della chiesa di Santa Caterina, un evento pomeridiano con interventi di relatori e performance teatrali.

“Ci sarà una pièce teatrale a cura della bravissima attrice bolognese Tiziana Di Masi - racconta Sara Bottari - L’ho conosciuta nell’ambito della festa del Csv, il Centro servizi al volontariato, per cui Maria Grazia Manti e Giuseppe Pericone hanno organizzato una cosa bella, tre giorni consecutivi in cui i volontari della città si sono sparpagliati, cercando di catechizzare quei giovani indifferenti, per dare un senso al volontariato stesso.

Tra le tante proposte, l’ultima sera c’è stata l’attrice Tiziana Di Masi, con lo spettacolo #Iosiamo, dall’io al noi. Meravigliosa nel suo modo di raccontare la realtà, la più brutta che c’è, dal tossico al povero, dal disgraziato al migrante, Tiziana fa riflettere su come si può rimanere insensibili davanti a questo scenario. E dal palcoscenico manda un messaggio forte: queste cose devono cambiare, non si può continuare a rimanere indifferenti, ad occhi chiusi rispetto alle realtà che ci circondano.

Tiziana Di Masi, straordinariamente comunicativa, è un’attrice specializzata nel sociale - sottolinea - sono rimasta incantata per il suo modo di far passare il messaggio di essere volontari dalla a alla z, non di fare mero volontariato”.

Dopo gli interventi previsti di Mario Laganà, Giorgio Gatto Costantino e Sandro Repaci, “che ha conosciuto le guide degli anni ‘30” e la performance dell’attrice bolognese all’auditorium Santa Caterina, gestito dal parroco, don Ernesto Manti, anch’egli capo scout, Sara, Vera e le altre ricorderanno la promessa. “Insieme ripeteremo la nostra promessa scout: con l’aiuto di Dio prometto sul mio cuore di fare del mio meglio per servire Dio, la chiesa, la patria, di aiutare il prossimo in ogni circostanza, osservare la legge delle guide”. In coro tutte insieme.

Il senso di appartenere a questa associazione

“Molte donne come me sono state formate dall’appartenenza a questa associazione e ci hanno dato indicazioni di vita ben precise, non solo quella di essere buone, caritatevoli, ma soprattutto di essere impegnate, di non tirarsi indietro, di avere coraggio. La nostra legge di guide dice di avere fiducia, la guida è leale, sempre pronta a servire il prossimo, vede l’opera di Dio nella natura, ama le piante, gli animali, la guida non lascia mai le cose a metà, è ciò è molto significativo”.

Sara Bottari è, oggi, una donna di 76 anni, ma dalla giovinezza eterna, che viene dall’impegno perenne. Continua a buttare fuori progetti, idee, “mai fermarsi” è il suo motto, come una missione da assolvere fino in fondo. E’ presidente di Agi 2000.

“Era il 1991 - ricorda - e mi chiesi cosa si poteva fare in questa città per le donne disabili, le più abbandonate”. Sono passati trentatré anni e, a oggi, Agi 2000 è una realtà viva e attiva. L’importanza dei movimenti femminili costituisce un valore ancora oggi. “Sessant’anni di lotte pazzesche e dico sempre alle ragazze di essere consapevoli che in Agesci c’è una parte femminile fondamentale, anche se la struttura dello scoutismo è fatta in modo che la parte maschile sia preponderante”.

A sostenere l’impegno di Sara Bottari, c’è la pedagogista clinica Francesca Cartellà, direttore Anpec Calabria, che crede fermamente nella creazione di una rete di donne che vanno a supporto di un progetto di vita importante. “Quel seme piantato è germogliato - sottolinea - Se oggi noi ci siamo è grazie a donne come Sara Bottari”.

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