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Mercoledì, 17 Agosto 2022
Lo Stretto necessario

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A cura di Roberta Pino

"Donne di Calabria": libere e guerriere per una necessaria rivoluzione culturale

Sei figure femminili, raccontate su Rai Storia nella docuserie firmata da Calabria Film Commission e Anele, in collaborazione con Rai Cultura, che hanno dato lustro alla nostra regione e che meritano di non essere mai dimenticate

Guerriere, caparbie, coraggiose, libere sono le protagoniste di “Donne di Calabria”, la docu-serie di sei puntate, andata in onda il martedì su Rai Storia dal 21 giugno fino al 26 luglio, che ha illustrato il percorso di vita di alcune donne calabresi del Novecento.

Testimoni e attiviste credibili, tali figure hanno segnato, in modo indelebile, la storia civile, politica, intellettuale della Calabria e dell’Italia tutta. Un grande successo di pubblico per la serie firmata Calabria Film Commission e Anele, in collaborazione con Rai Cultura e l’idea di soffermarsi ex post su queste figure femminili emblematiche della nostra terra, nasce dall’esigenza di creare un apposito spazio nella nostra memoria dove custodirle, affinché possano essere chiari e illustri esempi per l’attualità.

Uno sguardo complessivo su queste figure del passato, perché diventino un memoriale impresso dentro di noi. Un processo contrario alla nota damnatio memoriae, tipica del mondo romano (e non solo) quando alcuni imperatori sono stati tramandati alla storia solo con aspetti negativi perché funzionale e vantaggioso per i loro successori. Nel caso delle sei figure di donne calabresi si tratta del processo inverso, quindi non “censura” ma “encomio”, “elogio”, “plauso” da ricordare a nostra futura memoria.

Dare rilievo alla vita di queste donne straordinarie è anche un modo per sfatare il mito della donna calabrese negletta, oscura, dimenticata e avvezza ai più svariati soprusi, alla quale, soprattutto, era negato l’accesso all’istruzione.

“La Calabria è una regione che ha attraversato il tempo in una maniera molto diversa rispetto all’Italia ed è tuttora una regione che si dibatte fra una enorme ricchezza culturale sotterranea ed anche una straordinaria capacità delle sue donne di essere guerriere, lottatrici, presenti, protagoniste, di ottenere quello che vogliono portando una tradizionale dominanza domestica al di fuori delle mura domestiche.

Però è anche una regione che, per molti versi, si dibatte ancora in una forma di legame ancestrale ai ruoli tradizionali” così si è espressa la scrittrice Giulia Blasi nella puntata dedicata a Clelia Pellicano ed è un concetto che richiama fortemente l’attualità.

Donne di Calabria

Ed ecco le donne che raccontano una versione differente di Calabria, eroiche e coraggiose, differenti l’una dall’altra, per provenienza sociale, per cultura ma accomunate da un unico fil rouge: l’esaltazione del più puro femminismo teso a realizzare una profonda trasformazione culturale e politica, riscoprendo valori e ruoli femminili in senso antitradizionale, un femminismo che non sia solo delle donne, in cui, invece, anche gli uomini siano parte attiva di questo cambiamento di mentalità.

In ordine di messa in onda delle puntate, abbiamo, quindi, “riscoperto” Adele Cambria, Giuditta Levato, Caterina Tufarelli Palumbo, Rita Pisano, Clelia Romano Pellicano e Jole Giugni Lattari raccontate rispettivamente dalle attrici Eleonora Giovanardi, Camilla Tagliaferri, Tea Falco, Rocìo Munoz, Morales, Marianna Fontana e Margareth Madè.

Figure in cui si riscontra un fascino particolare, una esaltazione naturale della vera femminilità, l’essere veramente se stesse, uniche e libere; donne che si sono costruite il loro posto nel mondo con sacrifici e battaglie, certamente autorizzate ad entrare di diritto nel novero delle madri del femminismo italiano. Sei grandi protagoniste alcune poco note della nostra storia, nate o cresciute in Calabria.

I luoghi ripercorsi

Le voci narranti hanno raccontato queste donne non solo attraverso i loro libri ma soprattutto percorrendo i loro luoghi, donne che hanno lasciato un grande patrimonio intellettuale e umano. A fare da sfondo alla narrazione, infatti, i luoghi della Calabria in cui le sei protagoniste hanno vissuto, per riannodare i fili di un’esperienza esistenziale fatta anche di incontri con familiari, amici, concittadini che hanno prestato la loro voce per ricostruire queste vite così straordinarie.

Dal mare di Scilla, passando per Catona e Reggio Calabria, si attraversa il parco Archeologico di Capo Colonna vicino Crotone, fino a Gioiosa Jonica, in una sorta di viaggio reale e al contempo simbolico che mette in evidenza il patrimonio storico, culturale e paesaggistico della Calabria.

Adele Cambria

La prima puntata è dedicata ad Adele Cambria, piccola grande donna nata a Reggio Calabria, “una donna nuova che univa la tradizione a quelle che erano le novità dei movimenti dell’epoca” così si è espressa nella serie la nipote Laura Giovine, donna dalla “schiena dritta, lo sguardo profondo, la capacità di fare scelte eretiche e di essere controcorrente”.

Il divorzio e l’aborto furono tra i temi più affrontati da Adele, una giornalista con una concezione ben chiara, lei diceva “le cose bisogna andarle a vedere, se succede un fatto, io devo andare a vedere, non lo racconto a distanza, soprattutto non lo racconto nella hall di un albergo, a leggere le agenzie o a sentire quello che mi dicono” (Annarosa Macrì, amica e giornalista, ndr), una lezione che vale anche oggi.

Figura centrale del pre e post ‘68, fu una voce incisiva e fuori dal coro che scrisse sui maggiori quotidiani italiani, tra cui Paese Sera, la Stampa, il Messaggero, l’Unità. Fu la prima a raccontare in modo differente i moti del ‘70, “la rivolta di Reggio, una rivolta che la sinistra non capì…una rivolta da tutti considerata fascista, ma che fascista non era, almeno all’inizio”.

Giuditta Levato

Seconda puntata dedicata a Giuditta Levato raccontata da Camilla Tagliaferri. Spesso abbiamo associato il nome di Giuditta Levato ad una sala di Palazzo Campanella, ma quante volte ci siamo chiesti chi si celasse dietro quel nome? Una donna di popolo, prima vittima calabrese della lotta al latifondo. Ha combattuto per l’emancipazione delle classi più povere nella sua terra, pagando con la vita, fu uccisa, infatti, in circostanze mai del tutto chiarite, da un colpo di fucile di una persona al servizio di un proprietario terriero, un colpo che uccise lei e il bimbo che portava in grembo da sette mesi.

Facciamo un pò di storia. Durante la seconda guerra mondiale, la legge Gullo aveva assegnato alcune terre facenti parte di latifondi a vari contadini che, riuniti in cooperative, la coltivavano. Tale provvedimento fu ostacolato dai latifondisti calabresi che etichettarono i contadini come usurpatori. Iscritta al Partito Comunista, la Levato fu la prima organizzatrice di lotte per rivendicare i diritti loro spettanti. La terra era tutto per lei, un’idea di giustizia per cui donò la sua vita.

Caterina Tufarelli Palumbo

Terza puntata dedicata a Caterina Tufarelli Palumbo, prima donna sindaca eletta in Italia nel comune di San Sosti, piccolo borgo montano nel Parco Nazionale del Pollino, durante le elezioni del 1946, le prime in cui le donne poterono votare ed essere votate. Si avvalse dell’amicizia nata ai tempi del collegio romano con le figlie di Alcide De Gasperi, che nel frattempo era diventato presidente del Consiglio dei ministri, ed ottenne i fondi per ricostruire la maggior parte delle opere distrutte dalla guerra, come il campanile, i mercati, il cinema, le scuole, e costruì molte nuove infrastrutture che arricchirono il paese cosentino.

Profondo senso civico e desiderio di supportare le classi più deboli furono il leitmotiv della sua azione amministrativa, promosse così l’alfabetizzazione, la costruzione di asili nido e l’orologio cittadino per permettere ai contadini di non lavorare oltre le ore per le quali venivano pagati.

Se empatia e umiltà hanno contraddistinto il suo lavoro e la sua persona, noto era anche il suo impegno per l’emancipazione femminile, che dimostrò sdoganando l’uso della bicicletta, considerato al tempo un mezzo di dubbia moralità per le donne. Empatia, umiltà, coraggio, ha rischiato di cadere nell’oblio, ma nel 2016, l’allora presidente della Camera Boldrini, decide di inaugurare la stanza delle donne al Parlamento, indicando tutte le donne che hanno avuto un ruolo di rilievo nella Repubblica Italiana, tra cui le prime donne sindaco.

Rita Pisano

Nella quarta puntata Rocìo Munoz Morales racconta Rita Pisano, la sindaca di Pedace dal 1966 al 1984, anno in cui morì nel pieno del suo impegno amministrativo. Dirigente del Partito Comunista di Cosenza, Pisano fu tra i componenti della delegazione calabrese che a Parigi nel 1949 prese parte al Congresso Mondiale della Pace, dove raccontò le lotte sostenute dai contadini calabresi.

Qui conobbe Guttuso e Picasso che rimasero colpiti dal suo discorso, dalla sua passione e dalla sua personalità, tanto che Picasso ritrasse il suo volto e lo intitolò “La jeune fille de Calabre”. Protagonista della lotta per l’emancipazione femminile, istituì la prima biblioteca per le donne, la “Biblioteca Donne Bruzie”, simbolo della sua venerazione per la cultura e l’arte.

Clelia Romano Pellicano

Marianna Fontana è la voce narrante che ci ha permesso di conoscere Clelia Romano Pellicano, una delle pioniere del femminismo italiano ed europeo tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, nel pieno della Belle Epoque. Nobildonna colta e raffinata, scrisse, con lo pseudonimo di Jane Grey, di relazioni e di divorzio, lottò per il suffragio femminile, dette voce alle donne del tempo che non potevano permettersi di parlare della loro condizione subordinata rispetto all’uomo, denunciando la violenza domestica e la disparità salariale.

Sposò il marchese calabrese Francesco Maria Pellicano, deputato al Parlamento, con cui si trasferì a Gioiosa Jonica, facendo spola tra Castellammare di Stabia e Roma, dove frequentò il mondo culturale romano dell’epoca. Corrispondente della rivista mensile “Nuova Antologia”, pubblicò un’indagine sulle donne illustri di Reggio Calabria e svolse un’inchiesta sulla condizione delle operaie delle industrie del capoluogo. Nel 1909 si recò a Londra in qualità di socia delegata del Consiglio Nazionale Donne Italiane (CNDI) per partecipare al Congresso Internazionale femminile, dove le sue proposte riscossero un enorme successo, non solo per i contenuti, ma anche per le sue grandi doti oratorie.

Jole Giugni Lattari

Ultima puntata dedicata a Jole Giugni Lattari, prima donna calabrese deputata al Parlamento, fautrice di un’idea politica del popolo e non di pochi eletti e di una cultura al servizio del bene comune. L’arte della retorica, che affonda le radici in un passato lontano, quando alle donne non era consentito di parlare, caratterizzò Giugni Lattari che ha rappresentato, quindi, una continuità ed una rottura: ha ereditato l’arte dei grandi padri della retorica (fu allieva di Benedetto Croce), ma l’ha usata per denunciare le ingiustizie, la disequità e soprattutto l’ignoranza in cui l’Italia versava ancora.

Il luogo che fa da sfondo alla narrazione è il Parco archeologico nazionale di Capo Colonna e la Lattari diede vita a questo antico incanto. Un’amante della politica, si interessava, infatti, delle cose di tutti, delle cose comuni. Insegnante, era nota anche per le sue lezioni magistrali, dall’arte alla letteratura ed alla poesia, declamava a memoria Dante. Militò nel Movimento Sociale e la condizione e il rispetto delle donne furono per lei basilari. Formazione attraverso la scuola e l’università erano i suoi obiettivi per il sud. “Crotone mia” era la sua espressione preferita, che ripeteva spesso durante i comizi, con la proverbiale veemenza oratoria.

Sei donne che hanno portato nelle piazze la memoria della Calabria, illustri e significativi esempi femminili che aiutano a far riemergere il desiderio di una necessaria rivoluzione culturale affinché, come si ascolta nella fase conclusiva dell’ultima puntata, “la Calabria ritrovi in se stessa quelle energie e quella fantasia che i suoi figli sanno imporre appena escono fuori dai confini regionali. Spetta agli intellettuali, ai politici, ai cittadini dare alla Calabria una nuova ragione di vita affinché ritrovi la fierezza del proprio valore, della propria generosità a far sì che essa si riappriopri della sua storia e della sua gloria”.

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