Lo Stretto necessario

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Le magiche atmosfere di Bova: la Calabria che non ti aspetti!

Si respira cultura nel borgo incantato della "Bovesia". Questa estate, un via vai di visitatori ha decretato il successo degli eventi promossi dal Museo della Lingua Greco-Calabra, intitolato a Gerhard Rohlfs

Bova

I nove chilometri che separano Bova Marina da Bova (guai a chiamarla Bova Superiore!) sono già il preludio di una sorpresa più grande. Bova o Chòra tu Vùa nella sua denominazione in lingua grecanica è, confesso, il borgo del mio cuore. Raggiungerlo non è proprio semplicissimo, ma già il percorso garantisce una sublime visione d’insieme.

Bova 03-2C’è in essa un richiamo alla luna, all’asprezza, alla maestosità del cielo e del mare. Più si avanza nel tragitto, più si evidenzia il letto bianchissimo dell’Amendolea che, di notte soprattutto, brilla sotto la luce lunare, si percepisce, poi, la “prepotenza” affascinante del paesaggio aspromontano, incontaminato da interventi umani e si osserva la vastità del mare da cui spunta, in tutta la sua solennità, sua maestà l’Etna.

Si arriva così a Bova, che si presenta come un presepe carico di luci, con i suoi palazzotti di pietre e mattoni, curati ed ingentiliti da vasi di fiori colorati, con le sue viuzze acciottolate che conducono fino in cima, con la sua atmosfera che trasuda una storia secolare.

Bova è la Calabria che non ti aspetti, è tra i pochi borghi calabresi che non solo non è stato abbandonato, ma si è addirittura ripopolato grazie alla presenza di stranieri che, incantati dalle bellezze del luogo, hanno deciso di acquistare casa e di soggiornarvi per buona parte dell’anno.

Bova 04-2Si respira cultura a Bova. Il borgo, questa estate, ha visto un via vai di visitatori grazie agli eventi promossi dal Museo della Lingua Greco-Calabra intitolato a “Gerhard Rohlfs”, il noto linguista e filologo tedesco al quale si deve “l’importante opera di valorizzazione della lingua grecanica effettuata dallo studioso fin dagli anni venti del Novecento. Rohlfs, riuscì a dimostrarne l'origine magno-greca, rigettando l'ipotesi di quanti invece ritenevano che fosse una lingua diffusasi in Calabria a seguito alla conquista bizantina del Sud Italia”. Rohlfs soggiornò a Bova per molto tempo e dal 2016 il museo porta il suo nome.

Ma non basta una storia “blasonata” per rendere un luogo attraente! Occorre tramandare quel vissuto, trasmetterlo da padre in figlio, renderlo vivo affinché non si disperda, che non diventi oblio custodito nei libri di storia. Questo arduo e ardito compito è “toccato” a Pasquale Faenza, storico dell’arte, direttore del museo Rohlfs, cultore del greco di Calabria ed autentica anima di questo magico luogo.

Bova 02-2Di origini bovesi e romano di adozione, Faenza ha promosso da agosto a settembre una rassegna dal titolo “Dal Contenitore Museale al Museo en plein air”, voluto dal Comune di Bova e cofinanziato dalla Regione per valorizzare il Museo che, quest’anno ha lavorato non solo sulle collezioni museali ma anche sul paesaggio grecanico, al fine di diffondere meglio la cultura greco-calabra che conserva la capitale dei Greci di Calabria, Bova appunto.

Una rassegna che ha contemplato 30 eventi, visite guidate teatrali, laboratori per bambini e per adulti di linguistica, di ceramica, sulla lira, visite guidate al museo, trekking urbani e naturalistici, tra cui il percorso a spasso nel borgo seguendo i passi del noto artista inglese Edward Lear, attraversando vicoli, soffermandosi tra i palazzi storici della Bova ottocentesca, ed ancora letture e condivisioni del “Diario di un viaggio a piedi” tra panorami mozzafiato e scorci caratteristici, il tutto magistralmente diretto dal professore Faenza, “ambasciatore” della Calabria grecanica nel mondo.

La rassegna si è conclusa il 26 settembre scorso con l'installazione di due opere d’arte contemporanee, una alla Giudecca (il quartiere ebraico di Bova) dell’artista Antonio Pujia Veneziano, e l’altra nel giardino antistante il museo, di Roberto Lucifero che contempla un vero e proprio omaggio alla letteratura e alla
poesia italo-greca.

Bova 05-2Gli interventi di valorizzazione del territorio del patrimonio greco-calabro promossi dal museo bovese hanno, così, centrato il segno! E’ stato possibile, infatti, far conoscere al resto del mondo i tesori sconosciuti contenuti al Rohlfs, far rivivere l’antico quartiere ebraico di Pirgoli (dal greco “torri”), documentato per la prima volta sei secoli fa e riportato in vita grazie al sapiente lavoro di restauro, che contempla, anche, una pannellistica didattica con sistema QR Code deputata a far conoscere la storia di questa inedita giudecca calabrese.

Attraversando il quartiere ebraico si arriva, poi, al Castello Normanno, risalente al secolo XI, che domina, in posizione egemone, tutta la vallata. Per chi arriva alla fortezza, c’è una sorpresa inaspettata:incastrata nella roccia che sostiene i ruderi del Castello, si trova, infatti, la Grotta degli Innamorati, un piccolo luogo incantato dove la tradizione vuole che le coppie vadano a promettersi amore eterno.

E come è possibile non credere alle parole sussurrate tra i due amanti, quando si pronunciano davanti a cotanta bellezza? Il selvaggio Aspromonte, la lunare Amendolea, la profondità del mare e del cielo e lo spettacolo perenne offerto dall’Etna fumante non potranno che testimoniare e trasformare quelle promesse in un vero e proprio sigillo d’amore.

Lo Stretto necessario

Sono nata a Reggio Calabria ma, come dico sempre, appartengo all’Area dello Stretto. E già, le mie radici affondano tra una riva e l’altra di questo fazzoletto di mare che divide (o unisce) il continente dall’isola del mio cuore. Mamma reggina e papà del messinese, più precisamente di Milazzo, dove ho trascorso la mia infanzia felice. Ho un diploma di Ragioneria e una laurea in Economia e Commercio, anche questa conseguita a Messina. Ai miei tempi la facoltà di Economia non esisteva a Reggio e ricordo le mie traversate - non sempre piacevoli - con la motonave Edra, una volta al servizio delle Ferrovie dello Stato tra le due sponde. Il mio destino sembrava delinearsi quando, nel frattempo, vinco un concorso in un ente pubblico. Un avvenire già segnato, ma dentro di me c’era qualcosa di inespresso, una potenzialità a cui ho imparato a dare voce nel tempo: la mia passione per la scrittura che mi ha consentito di tuffarmi nel mondo del giornalismo. Riesco a prendere così, il famigerato tesserino di giornalista pubblicista con iscrizione all’ordine della Calabria. E da quindici anni ormai, cerco di conciliare , a volte in modo rocambolesco, il mio lavoro con la mia passione. Da tanto tempo ho abbracciato anche il mondo del volontariato, in particolare l'associazione Unitalsi, con cui, tra l'altro, si organizzano i pellegrinaggi a Lourdes. Amo leggere, viaggiare, il cinema, i gatti e i miei amici speciali. Amo soprattutto la mia terra e il mio mare.

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