Sabato, 19 Giugno 2021
Lo Stretto necessario

Opinioni

Lo Stretto necessario

A cura di Roberta Pino

Sono nata a Reggio Calabria ma, come dico sempre, appartengo all’Area dello Stretto. E già, le mie radici affondano tra una riva e l’altra di questo fazzoletto di mare che divide (o unisce) il continente dall’isola del mio cuore. Mamma reggina e papà del messinese, più precisamente di Milazzo, dove ho trascorso la mia infanzia felice. Ho un diploma di Ragioneria e una laurea in Economia e Commercio, anche questa conseguita a Messina. Ai miei tempi la facoltà di Economia non esisteva a Reggio e ricordo le mie traversate - non sempre piacevoli - con la motonave Edra, una volta al servizio delle Ferrovie dello Stato tra le due sponde. Il mio destino sembrava delinearsi quando, nel frattempo, vinco un concorso in un ente pubblico. Un avvenire già segnato, ma dentro di me c’era qualcosa di inespresso, una potenzialità a cui ho imparato a dare voce nel tempo: la mia passione per la scrittura che mi ha consentito di tuffarmi nel mondo del giornalismo. Riesco a prendere così, il famigerato tesserino di giornalista pubblicista con iscrizione all’ordine della Calabria. E da quindici anni ormai, cerco di conciliare , a volte in modo rocambolesco, il mio lavoro con la mia passione. Da tanto tempo ho abbracciato anche il mondo del volontariato, in particolare l'associazione Unitalsi, con cui, tra l'altro, si organizzano i pellegrinaggi a Lourdes. Amo leggere, viaggiare, il cinema, i gatti e i miei amici speciali. Amo soprattutto la mia terra e il mio mare.

Lo Stretto necessario

La passione di Simona Scollica e le sue creazioni che narrano la ri-nascita

The Sign, il progetto eclettico di arredo e moda dell’imprenditrice reggina che scommette sull’ecosostenibilità

La vita è fatta di continue rinascite e di rinnovate creazioni. L’imprenditrice Simona Scollica incarna perfettamente il paradigma della ri-nascita che implica il cambiamento, il mettersi in discussione, in una parola il trasformarsi. Impegnata nella gestione nel campo del tessile, Simona ha lavorato per tanti anni in un’azienda di produzione di tappeti moderni per arredamento, con produzione in India e distribuzione in Italia e all’estero, Karpeta, dove le tradizionali tecniche di tessitura hanno lasciato spazio all’unicità. 

“Lavoravo su un’idea di tappeto che fosse nella sua composizione unica, non facilmente replicabile. Cercavo di concentrare in un tappeto più tecnica per lasciare il segno, perché diventasse un oggetto da portare dietro durante i traslochi, nelle diverse fasi della vita, un bene a cui affezionarsi”.

Scollica borse 01-2Oggi Simona Scollica è imprenditrice di se stessa, pensa, immagina e crea nel campo delle borse, strizzando l’occhio all’ecosostenibilità. Simona Scollica The Sign è il marchio che contraddistingue le sue nuove creazioni non dimenticando gli anni di lavoro nel disegno dei tappeti.

“Mi sono portata dietro la texture, l’intreccio che poi si è evoluto nell’idea di segno e tutto l’amore per il tessile. Quando ho lasciato, nel tentativo di ricreare un’altra cosa, ho pensato a come avrei potuto applicare la trama e l’ordito su un altro oggetto che in quel momento non poteva più essere il tappeto”. Lontana dalle logiche imposte dalla moda, “non seguo la moda, ma prendo dalla moda per restituirle qualcosa”, dice spesso, Simona adesso crea borse senza tempo, a cui affezionarsi, che perseguono il concetto “se compri meglio, compri meno e sprechi meno”. Ecco l’idea di recupero, riutilizzo e riuso presente nelle sue creazioni.

“Sono molto legata al concetto di multifunzionalità, di un oggetto che si possa usare perché ha diverse funzioni - spiega - smetto di pensare al nome del prodotto, perché è un limite, e sposto l’attenzione sulla funzione. L’oggetto, così, può diventare qualsiasi cosa”. Un esempio sono le sacche marsupiali create subito dopo la sua uscita da Karpeta, con molte tasche, grandi, come dei contenitori d’arredo che, una volta svuotati, potevano diventare sacche per viaggiare.

“Ho presentato la collezione di sacche marsupiali a Maison & Objet (la più importante esposizione annuale francese dedicata al settore casa, ndr) a gennaio 2020, rimanendo fedele all’arredamento, al contesto in cui ho vissuto tanto tempo”. Da lì parte l’evoluzione e la ramificazione del progetto The Sign in Edizioni di Moda per le borse ed Edizioni di Casa per tappeti e cuscini.

“Le due estensioni hanno in comune il concetto di multifunzionalità e quello di riutilizzo e riuso. Non è riciclo, ma riutilizzo - sottolinea Simona - recupero e metto insieme materiali di prima manifattura, con scarti tessili di lavorazioni, perché mi piace l’idea di rimanere legata al concetto di trama e ordito. Nelle mie borse, in Edizioni di Moda, c’è tutto quello che io facevo quando disegnavo un tappeto, ci sono i nodi, ci sono gli intrecci”.

E sempre per non perdere la passione degli anni pregressi, ha creato Edizioni di Casa insieme ad elementi d’arredo, arricchita dei tappeti e della collezione di cuscini che uscirà quest’anno “comprende dei contenitori da casa che poi, svuotati, si usano anche per viaggiare, si possono riempire di borse grandi, medie e piccole utili per i vari momenti della giornata, una ripiegata dentro l’altra”.

Funzionalità, ecosostenibilità ed unicità. Anche per i tappeti Simona realizza solo pezzi unici, non replicabili. “La scelta delle dimensioni è frutto di un ragionamento che si distacca dal passato, non faccio tappeti grandi ma stuoie, più piccoli, perché la mia idea di arredo è tanti tappeti in diverse zone della case che possano scambiarsi nelle funzioni. Ecco la multifunzionalità, il tappeto che sta nel corridoio può stare in cucina, ma anche nel living ed in bagno”.

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Torniamo alle borse. “Metto insieme dei materiali che uniti creano un contenitore. Tessuti combinati con scarti di pelle. Quando penso alle borse non parto dal disegno, ho del materiale che ha una misura predeterminata, ho dei pezzi, li guardo ed in base al pezzo mi costruisco la forma, e viene fuori la borsa. La collezione di adesso si chiama Nodi, utilizzo il cordino di nylon lavorando sulle tecniche del nodo scorsoio piuttosto che tutta una tecnica di annodatura che richiama quella dei tappeti, la Soumak, per cui il filo di ordito passa in quello di trama e poi viene annodato”.

Il credo “compro meglio e compro meno” si applica in tutte le sue creazioni. “Non amo chiamarle borse, ma è come aggiungere la cintura ad un vestito, è un accessorio che ti veste, la borsa particolare è immaginata a completare l’outfit, deve somigliare a chi la sceglie”.

Una concezione che sa tanto di nicchia, una condivisione di valori di un progetto non semplice. “Non tutti possono sceglierla, la standardizzazione sarebbe la strada più facile, ma la mia creatività, di fronte all’omologazione, si blocca completamente. Ho capito che funziono sull’unico, mi dedico anima e corpo sul pezzo, poi riesco a farne dieci ma non sono mai uguali l’uno all’altro, non ci sarà mai la stessa pelle, lo stesso tessuto, io utilizzo quello che ho”.

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Nodi, l’ultima collezione di borse, contempla così pezzi unici, piccole borse da portare a mano, “nella mia concezione, la borsa portata a mano ha un’eleganza infinita, perché sono così piccole che portate a tracolla, hanno finito di esistere, pur essendo comoda. Nodi è declinata in forme diverse, l’anno scorso è andata fortissima la handbag, ho mantenuto quella forma evoluta con dei finali che sono i nodi, borse che hanno il manico con un
nodo che caratterizza la chiusura”.

Nodi come metafora della vita. “I nodi possono essere sempre sciolti, ci sono dei nodi che bisogna accettare e portare con sé” chiosa l’imprenditrice. Una collezione realizzata interamente a mano ed al 100% italiana. E nel percorso di creazione delle borse, Simona utilizza anche oggetti che fanno parte della sua memoria passata, come le collane che vendeva nel negozio Sabbie rosse. 

“Questo percorso è un pò la memoria di quello che è stata la mia vita, mi sono accorta che ogni cosa che faccio ha un significato, perché l’ho vissuta e mi ha emozionata. E’ come se questo puzzle si fosse formato ed è composto dai pezzettini delle mie passioni, Sabbie rosse era una mia passione e quelle collane sono riportate nelle borse. Sono un pò il racconto della mia vita, ci metto l’anima a farle. Mi è facile lavorare sul prodotto, più difficile è trasferire il concetto di unicità, l’idea di affezionarsi ad una cosa tenendoci, smettendo di guardare come a degli oggetti. Spero che creare questi pezzi unici possa dare, a chi compra, la sensazione che provo io quando le plasmo”.

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Ed infine il concetto di riuso e riutilizzo. “Tutti i pezzi possono essere smontati e riusati, tutto è pensato perché sia riutilizzato. Ad ogni cambio collezione, la borsa si può trasformare - spiega - offro la possibilità di restituirmi la borsa che non si usa più, in cambio di uno sconto sull’acquisto di una nuova. La borsa che riprendo indietro la smonto e le ridò una vita nuova. Può venir fuori una tasca, piuttosto che un manico, lavoro sul riutilizzo del materiale. Ci sono delle borse che ho smontato e sono diventate pochette più piccole, cambiando l’accessorio”.

Nel percorso di ri-nascita compiuto da Simona c’è sempre spazio per pensieri nuovi. “Sto sviluppando l’idea di un’esposizione delle borse come una vera e proprio installazione d’arte. Unire l’arte al prodotto da esporre nelle piazze, per abbellire il luogo e dare la possibilità di guardare il prodotto senza dover necessariamente comprare”. Semplicità del design, unicità, ecosostenibilità, pratica di utilizzo e riutilizzo, ecco i valori espressione dello stile di Simona Scollica, “il racconto di un design responsabile e di un recupero che sa di couture”.

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