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Lo Stretto necessario

Lo Stretto necessario

A cura di Roberta Pino

Alla scoperta del Museo Diocesano che valorizza le opere d’arte sacra attraverso il dialogo con il territorio

A colloquio con la direttrice Lucia Lojacono che, prendendosi cura del Museo Aurelio Sorrentino di Reggio Calabria, vuole educare alla bellezza

“Io a Gesù porterei un dono non molto prezioso ma per me molto importante, cioè l’amore e l’affetto”. E’ uno dei tanti bigliettini che i bambini delle scuole, in visita al Museo Diocesano di Reggio Calabria, hanno lasciato in occasione della mostra su Greccio e la vera storia del presepe. 

L’ultima tra le proposte didattiche che, in vista del Natale, gli educatori museali, coordinati dalla direttrice e storica dell’arte Lucia Lojacono, stanno proponendo in questi giorni alle scuole dell’Infanzia, primaria e secondaria di I grado, in occasione dell’ottavo centenario del Presepe di Greccio. “Era il 1223, quando San Francesco dà vita alla nascita del presepe - spiega la direttrice - e il racconto di quest’anno ruota attorno a Francesco, al presepe di Greccio e della sua vera storia”.

Presepi dal mondo e la collezione di Ninì Sapone

Un percorso in cui i bambini sono condotti all’interno delle bellissime sale del Museo Diocesano Aurelio Sorrentino, che trasudano storia e arte attraverso le opere sacre in esso custodite. Tra queste, una preziosa collezione di presepi appartenuta al noto presepista reggino Ninì Sapone che gli eredi hanno donato al Museo.

“Ai bambini raccontiamo la storia delle singole figure presepiali, delle fonti che hanno originato il presepe. E’ una visita interattiva in cui loro sono chiamati a rintracciare le figure dei presepi per ricostituirlo. Chiediamo ai bambini anche di scrivere un biglietto su ciò che regalerebbero a Gesù. C’è chi vuole regalargli amore e affetto, chi un vestito e cibo, chi pace e amore, ma c'è anche chi gli regalerebbe le Nike - racconta sorridendo Lucia Lojacono - le classi che vengono a trovarci, poi, sono multiculturali e noi prestiamo grande attenzione a questo aspetto, provando a mediare il messaggio evangelico nel rispetto delle diverse religioni e i bambini di altre confessioni ci stanno ad  ascoltare, in uno scambio reciproco, superando il pregiudizio che talora appartiene ai più grandi".

E così è possibile approcciarsi ai presepi napoletani, siciliani e leccesi in cartapesta. Ma anche ai presepi provenienti da tutto il mondo, ad esempio, dalla Russia e dall’America del Sud. Un discorso a parte merita il presepe meccanizzato di Ninì Sapone allestito, fino all’anno scorso, nella chiesa del Santo Cristo. “Quindici metri quadrati di sviluppo di un presepe adesso smontato e sistemato in vari pacchi in Seminario - spiega la direttrice Lojacono con un po’ di amarezza - un vero peccato perché il presepe meccanico costituiva il cuore della preziosa collezione di Sapone.

Tuttavia, auspico che possa crearsi al più presto uno spazio contiguo al museo diocesano, dove noi possiamo promuovere la collezione del museo diocesano con il valore aggiunto di una sezione permanente dedicata ai presepi, che avrebbe il suo cuore nel presepe meccanico”.

Mostra “Il Vescovo e la sua chiesa” e l’app l’Arte racconta

Appena conclusa, invece, la mostra “Il Vescovo e la sua chiesa” promossa dal MAB, Museo Archivio Biblioteca, un coordinamento permanente che riconnette tra loro opere d’arte, documenti d’archivio e libri a stampa legati a figure di vescovi nelle antiche sedi di Reggio e Bova.

“Ormai da anni si ragiona in termini di progettazione integrata di diverse tipologie di istituti. In particolare la Cei, ci
spinge a progettare insieme ed i tre istituti ogni anno scelgono un tema facendo dialogare le opere con i testi antichi che di esse se ne occupano” chiosa la direttrice Lojacono.

Nel Museo c’è una sezione permanente dedicata ai vescovi. Sono rappresentati dal ‘400 in poi e l’opera più preziosa è il pastorale di monsignor Antonio De Ricci, arcivescovo di Reggio Calabria dal 1453 al 1488. In archivio storico diocesano, guidato da padre Pasquale Triulcio, per la mostra, sono stati scelti, tra gli altri, alcuni documenti storici, testimonianze di figure esemplari come monsignor Enrico Montalbetti, che morì durante il bombardamenti del ‘43, di Monsignor Giovanni Ferro, amico del popolo calabrese durante l'alluvione del 1951 e del filoborbone Mariano Ricciardi che, quando arrivarono i garibaldini fu costretto ad andare in esilio.

Documenti storici che testimoniano uno spaccato del nostro territorio. Orsola Foti, alla guida della Biblioteca diocesana, ha fatto una selezione di volumi, in particolare i cosiddetti Cerimoniali Episcoporum, edizioni sei-settecentesche che illustrano, con delle stampe, alcune funzioni a cui partecipa il vescovo, le vesti che indossa e la
liturgia.

La mostra prevedeva un percorso che a partire dalla Cattedrale, soffermandosi davanti ai monumenti funebri e ai dipinti murali, si attraversava il Museo diocesano ed, infine, si approdava all’archivio storico. “Un’occasione anche per illustrare l’App l’Arte racconta, che dà voce ai personaggi nascosti dietro le opere” spiega Lucia Lojacono.

Come si legge sul sito, “inquadrando il QR code presente nel cartellino che in Cattedrale e in Museo segnala ciascuna opera d’arte, l’App farà squillare il dispositivo come per una chiamata in arrivo e all’altro capo di un ideale telefono il personaggio legato all’opera in questione avvierà il suo racconto: sarà possibile ascoltare un audioclip di alta qualità che dà letteralmente voce in prima persona ai protagonisti della storia civile e religiosa della città (santi, vescovi, artisti ma anche personaggi anonimi), i quali raccontano la propria biografia, le opere d’arte cui sono legati, i luoghi e le comunità che le hanno originate”.

“Si possono ascoltare così personaggi come monsignor Gaspare Ricciulli Dal Fosso, monsignor Ferro, ma anche personaggi anonimi - sottolinea la direttrice - trenta audioclip, suddivise tra cattedrale e museo, accessibili dopo aver scaricato l’App, con il qr code. Esiste anche un portale dove si trovano le schede delle opere coinvolte e le schede biografiche dei personaggi di cui si parla”.

Un percorso espositivo che coniuga elementi storici della nostra città, raccontati dai personaggi sopra menzionati attraverso la voce di attori professionisti, voci attoriali che leggono, per esempio, la storia del geometra Carmelo Angiolini, che ricostruì la cattedrale dopo il terremoto, di San Paolo, di Eugenio Cisterna, autore delle pitture in cattedrale e delle vetrate. Ed ancora di Annibale D’Afflitto ma anche, in riferimento al frammento di pietra granitica che la devozione venera quale reliquia della colonna ardente del prodigio di San Paolo, a parlare è il ‘fuoco’ stesso che la lambì nel 61 d.C. “I testi sono un'idea poetica della scrittrice Romina Arena, sulle note storiche fornite da me” ci tiene a ricordare Lucia Lojacono.

L’App l’Arte racconta è attiva anche per il Museo diocesano dove è possibile ascoltare, tra gli altri, un popolano reggino, che prestò una mano a seguito del terremoto del 1908, una devota, Marta, una monaca tessitrice e un monaco iconografo che racconta come nasce un’icona.

Il Museo diocesano di Reggio Calabria tra limiti e orizzonti futuri

Lucia Lojacono racconta le vicissitudini dell'istituzione del Museo diocesano sin da quando fu costituito su carta, nel 1957, fino alla sua inaugurazione, il 7 ottobre 2010. “Il museo nasce su input di monsignor Farias, che insegnava filosofia del diritto all'università di Messina e che diede un grosso contributo alla biblioteca diocesana, a lui intitolata.

Dal 1957, i lavori cominciarono a fine anni ‘80 e proseguirono negli anni ‘90. Farias fu il promotore dell’apertura del museo, e andò da monsignor Mondello per far costituire la commissione del museo diocesano. Purtroppo Farias morì nel 2002 ma diede il via alla sua apertura. Uscì, poi, un bando regionale con i fondi della Comunità europea, e partecipammo”.

Ecco la genesi del museo diocesano intitolato a monsignor Aurelio Sorrentino. Un museo che racchiude opere preziose dal punto di vista storico e religioso e che si distingue per il coinvolgimento di professionalità museali ed educative che ne qualificano l'offerta.

“Sono orgogliosa di appartenere al mondo dei beni culturali - sottolinea Lucia Lojacono - esiste un ufficio nazionale che dal 1998 ha dato luogo in ogni diocesi a uffici di beni culturali diocesani che si sono aperti alle professionalità, che hanno all’interno architetti e storici dell’arte. Noi siamo dentro Amei, Associazione musei ecclesiastici italiani, di cui ho l’incarico di vice presidente nazionale con oltre trecento musei in tutta Italia. E Reggio rappresenta una realtà minore non per le collezioni custodite ma per entità.

E’ un luogo dove ci confrontiamo tantissimo. Il patrimonio custodito dal Museo racconta arte e storia di questa comunità diocesana, mantenendo distinte nella narrazione l’antica diocesi di Reggio Calabria e l’antica sede episcopale di Bova, unificate solo nell’86. Ci è sembrato opportuno, in questo percorso, mantenerle distinte per dare il giusto risalto”.

Il Museo si avvale di un’attività educativa e didattica “irrinunciabile per il dialogo con il territorio. Vogliamo far comprendere che i beni culturali sono beni comuni che appartengono a tutti - si avvia alla conclusione Lucia Lojacono - il museo è di tutti e dobbiamo prendercene cura”. Un modo per sperimentare bellezza ed una strada da percorrere per la necessaria fioritura delle persone e della collettività.

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