Lo Stretto necessario

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La spiritualità ai tempi del Covid

Riflessioni col gesuita padre Sergio Ucciardo, sul cambiamento del modo di rapportarsi alla fede sia in termini di comunicazione che di contenuto

Chiesa degli Ottimati (foto turismo Reggio Calabria)

Nel guazzabuglio scomposto della pandemia, che ha modificato abitudini planetarie, la spiritualità, sia come luogo di profondità interiore che come sua espressione esterna, è stata messa duramente alla prova, al pari di tutte le altre attività collettive.

E ciò, in una sorta di gimkana tra l’esigenza di esercizio della libertà di culto e il rispetto delle norme imposte dagli innumerevoli Dpcm, susseguitesi nel tempo, a partire dal primo in assoluto, datato 9 marzo 2020 e fino all’ultimo in ordine cronologico, del 3 novembre scorso.

In linea con il lockdown della primavera, che ha “recluso” milioni di italiani in casa, oggi come allora, la Calabria si ritrova a vivere un altro blocco, declinato nelle varie sfumature di colore giallo, arancione e rosso, relegando la nostra regione a “zona rossa”, quella più ad alto rischio di diffusione del contagio.

I calabresi sono, così, obbligati a rivivere l’esperienza della chiusura (prevista fino al 3 dicembre prossimo), questa volta, però, vissuta con maggiore consapevolezza. La Cei (Conferenza episcopale italiana), tra i cui compiti c’è quello di mantenere i rapporti con le pubbliche autorità dello Stato Italiano, ha chiuso, all’epoca, i luoghi di culto. Chiese barrate e al via con l’esercizio della resilienza.

C’è stato, infatti, un immediato trasferimento delle pratiche di fede su tv, radio e internet. La Chiesa ha risposto, così, alla richiesta di una fattiva vicinanza da parte della gente, convertendosi temporaneamente al digitale. A differenza di allora, oggi con il lockdown 2.0, è possibile, invece, frequentare le liturgie eucaristiche, nel rispetto sempre delle regole di sicurezza.

Ai fedeli è richiesta solo la compilazione di un'autocertificazione. Massima e “consapevole prudenza” è comunque consigliata, per quanto riguarda le catechesi e lo svolgimento delle attività pastorali. L’assemblea dei vescovi ha suggerito, inoltre, “l’applicazione dei protocolli indicati dalle autorità ed una particolare attenzione a non disperdere la cura verso la persona e le relazioni, con il coinvolgimento delle famiglie, anche attraverso l’uso del digitale”.

Pandemia e spiritualità, un binomio che ha messo a dura prova la fede di ognuno, e non solo dal punto di vista della comunicazione ma anche e soprattutto del contenuto. La pandemia è stata ed è una occasione di riflessione più profonda sulla propria fede, sulla necessità di vivere una relazione con Dio più autentica ed efficace.

Non è facile accostarsi ad una tematica così complessa che tocca la coscienza, la responsabilità, la storia di ciascun essere umano. A far luce su una questione così delicata è padre Sergio Ucciardo, gesuita e rettore della storica chiesa degli Ottimati. Da quattro anni operativo nella città dello Stretto presso la Compagnia di Gesù, il sacerdote ci offre la sua visione di seguace di Cristo, sulle orme di Sant’Ignazio di Loyola.

“La pandemia è il luogo e il tempo che impone una rivisitazione del modo di vivere la nostra spiritualità, la nostra fede e, di conseguenza, il nostro modo di vedere il mondo immediato e concreto che ci circonda – esordisce padre Ucciardo - la crisi che ha colpito il pianeta, non deve comportare solo una evoluzione di vita, ma per noi fedeli soprattutto un cambiamento di paradigma di fede, laddove sono emerse concezioni di fede e di spiritualità che non corrispondono sempre a ciò che il Vangelo ci propone da duemila anni.

Forme che non aiutano le persone a scoprire e vivere profondamente la verità che Gesù di Nazareth ci ricorda. La pandemia è un’occasione unica e favorevole per “riprendersi” la verità che Dio ci rivela attraverso le Scritture e che ci porge continuamente  attraverso il nostro quotidiano”.

Un tempo quindi di revisione della prospettiva di fede, spesso distorta da calcoli umani che hanno cambiato, di conseguenza, la nostra visione di Dio e della realtà circostante. “Paure e devozionismi avevano condizionato il nostro modo di rapportarci con Dio e con gli altri - spiega ancora padre Ucciardo - la pandemia è una opportunità per rileggere la spiritualità personale e del Vangelo in una maniera più profonda, depurandola da tutte le proiezioni umane che avevano snaturato l’essenza della fede”.

Un chiaro e sonoro invito a ritornare al fulcro della fede stessa, all’origine delle cose, a purificarla da una “religiosità distorta dalle sovrapposizioni dell’essere umano che naturalmente tende a snaturare ciò che è l’essenza, attraverso paure e ideologie.

La spiritualità - conclude il gesuita - non è luogo di rifugio e di alienazione dalla realtà ma luogo in cui mi riconnetto in maniera autentica con la verità di Dio, di me stesso e di chi mi sta accanto e da lì compiere le scelte che sono chiamato a fare”.

Tematiche fondamentali per l’essere umano che richiedono necessariamente una estensione più analitica e profonda. E la chiesa degli Ottimati, sulle orme della spiritualità del fondatore della Compagnia di Gesù, Sant’Ignazio di Loyola, offre un modo di vita e di sperimentare realtà spirituali anche in tempi di Covid-19.

E’ possibile, infatti, partecipare on line alle letture bibliche ed ai percorsi di fede guidati dal gesuita Sergio Ucciardo, collegandosi sulla pagina: www.letturebiblicheonline.it

 Un ulteriore strumento per fare un salto di qualità nella fede, un'occasione straordinaria per riscrivere una pagina nuova della storia dell’umanità.

Lo Stretto necessario

Sono nata a Reggio Calabria ma, come dico sempre, appartengo all’Area dello Stretto. E già, le mie radici affondano tra una riva e l’altra di questo fazzoletto di mare che divide (o unisce) il continente dall’isola del mio cuore. Mamma reggina e papà del messinese, più precisamente di Milazzo, dove ho trascorso la mia infanzia felice. Ho un diploma di Ragioneria e una laurea in Economia e Commercio, anche questa conseguita a Messina. Ai miei tempi la facoltà di Economia non esisteva a Reggio e ricordo le mie traversate - non sempre piacevoli - con la motonave Edra, una volta al servizio delle Ferrovie dello Stato tra le due sponde. Il mio destino sembrava delinearsi quando, nel frattempo, vinco un concorso in un ente pubblico. Un avvenire già segnato, ma dentro di me c’era qualcosa di inespresso, una potenzialità a cui ho imparato a dare voce nel tempo: la mia passione per la scrittura che mi ha consentito di tuffarmi nel mondo del giornalismo. Riesco a prendere così, il famigerato tesserino di giornalista pubblicista con iscrizione all’ordine della Calabria. E da quindici anni ormai, cerco di conciliare , a volte in modo rocambolesco, il mio lavoro con la mia passione. Da tanto tempo ho abbracciato anche il mondo del volontariato, in particolare l'associazione Unitalsi, con cui, tra l'altro, si organizzano i pellegrinaggi a Lourdes. Amo leggere, viaggiare, il cinema, i gatti e i miei amici speciali. Amo soprattutto la mia terra e il mio mare.

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