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Lunedì, 26 Febbraio 2024
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A cura di Antonio Marino

Sanremo 2024: trionfa Angelina Mango, figlia d’arte ma dotata del…bernoccolo della musica

Il racconto dell'ultima notte del Festival della canzone italiana. A Loredana Bertè la Sala Stampa Roof dell’Ariston le ha conferito il Premio della critica Mia Martini

Loredana Bertè meritava di vincere. Non perché d’origini calabresi, non perché la si doveva premiare per la carriera o per chissà cos’altro. Loredana Bertè, la Sala Stampa Roof dell’Ariston le ha conferito il Premio della Critica Mia Martini, meritava di vincere perché soltanto lei poteva, a settantatrè anni, aggredire il palco di Sanremo, facendone tremar le tavole con voce priva d’ogni minima ruga, dimostrando che Artista si nasce, mica si diventa…!!

Fatta tal premessa, tuffiamoci nell’ultima notte del Festival della canzone italiana. Ultima notte che tanto somiglia alla notte prima degli esami: stamattina, ogni sogno, che per cinque giorni ha passeggiato per le liguri vie sulle gambe di Alfa piuttosto che dei Santi Francesi o di Alessandra Amoroso, ogni sogno, dunque, stamattina indossa comode scarpe, tuta e…comincia a marciare!

Il trionfo dei cinque Festival firmati Amadeus sta nella vendita, ottima per molti dei partecipanti, di dischi, cd, e diavolerie musicali varie, nelle settimane e nei mesi successivi alle cinque giornate di Sanremo. In fondo, annualmente, il Festival mette a nudo i gusti e le tendenze musicali del popolo italico: chi varca la soglia dell’Ariston, specialmente i giovani, porta in dote quantità mostruose di…”sorcini” (ci permettiamo prendere in prestito l’appellativo solitamente usato per indicare gl’innamorati di Renato Zero, per meglio intenderci!).

E se il buon Giorgio Gaber cantava che “libertà è partecipazione”, molti dei seguaci di tanti dei trenta convocati a Sanremo da Amadeus non sono stati lesti a…votare…al televoto, con la semplice e rapida composizione di un numero in un messaggino, il loro musicale idolo. O meglio: non l’hanno proprio votato!

I campani, i napoletani, le genti di Geolier si sono, invece, mobilitate: pare abbiano addirittura fatto fare ginnastica a entrambi i pollici, affinchè fossero rapidissimi nel comporre, nel tradizionale messaggino, il codice attribuito a Emanuele Palumbo da Secondigliano, ovvero al “secondino”, ovvero ancora a Geòlier, che, tradotto dal francese, sta, appunto per secondino!

E così, il ventitreenne napoletano, che dichiara d’essere stato influenzato da Totò, “con i suoi film e con Malafemmena”, da “Mario Merola con la sceneggiata e Nino D’Angelo, così come l’insostituibile Pino Daniele”, che nel 2023 ha visto il suo secondo album titolato “Il coraggio dei bambini” divenire il più ascoltato nei dodici mesi, ha fatto suo il secondo posto del settantaquattresimo Festival di Sanremo.

E si, è Angelina Mango a trionfare, alle ore 02,30 della nascente domenica 11 di febbraio 2024: pronostico stravolto, ha vinto la Musica. Non a caso “La noia”, canzone vincitrice, aveva già ottenuto il Premio “Giancarlo Bigazzi” per la miglior composizione. Strane, insomma, le gerarchie in un Festival che ha visto sfilare, ad esempio, Fiorella Mannoia e i Negramaro, I Ricchi e Poveri e Diodato, Emma e Annalisa, Nek Renga e i The Kolors, Mahmood e Mr. Rain: all’Eurovision Song Contest, nella svedese Malmö Arena, nel prossimo maggio, c’andrà “la cumbia della noia”! Nonostante il problemuccio che ha afflitto il sistema che gestiva il televoto.

E poi, Angelina Mango, patita di peperoncino, il piccante di Calabria, non poteva non trionfare: resterà la ballata che esorta a non sciupare, nella vita, nulla, manco il tempo della noia. Mal che vada, ci suggerisce la Angelina, ballateci sopra!

E mentre Ghali canta…”siamo tutti zombie col telefono in mano/ Sogni che si perdono in mare/ Ma qual è casa tua/ ma qual è casa mia/ dal cielo è uguale, giuro…”, a noi non resta che tornare alla normalità, lasciando che la notte sia il regno di Morfeo, il mitologico dio del sonno! Buonanotte Sanremo! Buonanotte Amadeus!

Nonostante tutti ci dicano di non dirlo, noi lo urliamo: a noi il Festival di Sanremo ci garba! E ci auguriamo, nel 2025, di ritrovare Amadeus, gran cerimoniere di una laica artistica liturgia che, al pari dell’Italia del pallone ai Mondiali/Europei, è capace di fermar la corsa dell’Italico Stivale. Nessuno segue Sanremo, tutti guardano il Festival! A Dio piacendo, al prossimo anno!!

P.S. – La consegna, su suggerimento di Amadeus, del Premio Città di Sanremo a Pippo Balistreri, da quarantun’anni direttore di palco del Festival, è la dimostrazione concreta che alle spalle di un proscenio pimpante e frizzante c’è un decisivo e incisivo retrobottega!

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