Giuseppe Morisani, il ricordo di un grande reggino a Spazio Open

Si ricorderà  Giuseppe Morisani, storico, archeologo nonché canonico e cantore del Duomo di Reggio Calabria, nel 3° centenario della nascita (18 novembre 1720), martedì 29 settembre alle ore 18 a  Spazio Open. Evento promosso dall’Associazione Culturale Anassilaos  e dallo stesso Spazio Open, ad intervenire Stefano Iorfida.

"Egli – scrisse Antonio Maria De Lorenzo - fu certo un gran reggino, anzi il più grande dei tempi moderni per avere riacceso la fiaccolata di ogni sapere scientifico nel clero della sua Reggio”. Punto di partenza della conversazione del presidente di Anassilaos l’importante convegno realizzato nel 1977, nel bicentenario della morte, dall’Associazione Amici del Museo, presieduta a quel tempo dal professor  Vincenzo Panuccio, e dalla Deputazione di Storia Patria per la Calabria, presieduta dalla professoressa Maria Mariotti con la partecipazione di importanti studiosi (Felice Costabile, Franco Arillotta, Renato G. Laganà e ancora Carmelo Turano, Franco Mosino e Francesco Russo di grata memoria) i cui atti furono pubblicati nel 1979.

"Tale incontro- sottolinea Iorfida- vuole essere uno stimolo al ricordo di un grande reggino che avrebbe meritato ben altra considerazione se non si fosse “rinchiuso” tra le anguste mura di una città come Reggio, dove patì le invidie e le maldicenze dei suoi concittadini i quali quando si aggirava tra i rottami e le fosse fra le macerie e i ruderi antichi per evocare le patrie glorie, lo deridevano e addirittura lo accusavano di un lusso di sapere smodato e soverchio nel suo insegnamento e di idee contrarie al governo civile e politico di quel tempo.” Nacque a Reggio Calabria da famiglia agiata (il padre fu sindaco della Città e il fratello canonico). Studiò lettere greche e latine e “tali progressi fece nella prima età che il dotto e munificente arcivescovo di quel tempo, monsignor  Damiano Polou, lo ordinò sacerdote prima dell’età canonica” (Cotroneo). Fin da giovane maturò un interesse grandissimo per il mondo antico e per approfondire i suoi studi si trasferì nel 1750 a Napoli e, successivamente, a Roma dove “fece grandi e scrupolose ricerche… e specialmente frugò nelle biblioteche Vaticana, Angelica, Barberina, Corsina e Casatanese”, “che egli chiamava la sua diletta”.

Il biografo Rocco Cotroneo a proposito di tali febbrili ricerche racconta un aneddoto. Il Morisani era privo di un occhio. Un tale dunque “vedendolo sempre là (alla Vaticana) a spolverare libri, a trarne squarci” chiese chi fosse mai quel cieco. Morisani l’udì e non la prese bene per cui avvicinandosi disse “Son cieco ma con quest’occhio ho letto più libri io, che tu non ne hai veduti”. Comunque già nel 1755 egli lasciò l’Urbe, centro dei suoi studi appassionati, per fare ritorno a Reggio. Le ragioni di un tale ritorno, di cui poi si pentì, restano oscure. Nella introduzione alla sua opera più importante, le Inscriptiones Regine, egli lamenta la sua sorte (parla di “mihi adversa, eaque pertinax, implacabilisque sors”) che gli ha impedito di proseguire i suoi diletti studi costringendolo alle numerose incombenze dei suoi pur prestigiosi incarichi presso la Chiesa reggina, da insegnante al Seminario a Canonico della Metropolitana fino a Cantore del Duomo, costretto per di più anche a sopportare il peso delle confessioni delle monache. A Reggio divenne insegnante presso il Seminario arcivescovile e grazie ai suoi rapporti con i presuli che di volta in volta si susseguirono ottenne prestigiosi incarichi. La gran parte delle opere di Morisani è manoscritta e le poche pubblicate, al pari delle inedite, sono scritte in latino. Una scelta che ha comportato, come rilevato dai biografi, una scarsa diffusione delle sue ricerche, anche di quelle edite, tra gli studiosi e i dotti. Nel 1768 pubblicò il De Protopapis et Deutereis Greacorum; nel 1770 le “Inscriptiones Reginae dissertationibus inlustrate” o “Marmora regina dissertationibus inlustrata” . Negli anni 1773, 1775 e 1777 le Institutiones Militiae Clericalis ad usum Seminarii Regini. Da tempo sofferente morì il 28 dicembre del 1777. “I suoi concittadini –scrive Rocco Cotroneo – che le sue virtù aveano spregiate, lui vivo, ora morto lo rimpiangono... Fu sepolto nella Chiesa di Gesù e Maria, probabilmente l’edificio religioso vicino alla stessa abitazione. In questo tempio le autorità civili, poco tempo dopo la morte, gli eressero un monumento tuttora in sito.

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