Le strade della filosofia con Agnese Heller a Spazio Open

Continuano gli incontri sul tema “Le strade vive della filosofia/Percorsi morali e politici per l'oggi” organizzati da Spazio Open curati  dal dottor  Vincenzo Musolino e promossi dall’Associazione Culturale Anassilaos  insieme allo stesso Spazio Open.  Fulcro della prossima iniziativa, fissata martedì 20 ottobre alle ore 17,30,  sarà “Agnese Heller e dittatura sui bisogni”.

Agnes Heller, ungherese, allieva del filosofo György Lukács e, come lui, marxista del dissenso antisovietico, seppe far propria, nel corso della sua lunga vita (12 Maggio1929 – 19 Luglio 2019), patendo sulla propria pelle gli attacchi del Potere nelle sue più diverse manifestazioni, la tragica e feconda fluidità contemporanea: il passaggio a quella post–modernità che la filosofa ungherese definisce come ciò che sorge dal tramonto delle grandi narrazioni, dalla crisi di quelle filosofie della storia delineanti un fine chiaro, la volontà di edificare il paradiso in terra della fine dei conflitti.

Per la Heller, invece, identità, qualità ereditate, origine, bisogni di casta, ordine universale riconosciuto, non sono valori/totem da difendere e, di contro, contingenza, sbilanciamento, disordine, quantificazione, anonimato, indeterminatezza del destino individuale, sono individuate come categorie esistenziali della modernità e della post modernità. Cosa costituisce, dunque, in tale contesto fluido e d’incertezza, il proprio epocale di ciò che chiamiamo Europa e Occidente? Il riconoscimento della universalità dei diritti, richiede che uomini e donne nascano spiritualmente nudi nel senso dell’assenza di un fine predestinato, di un futuro segnato dalla provenienza e dall’origine. È una forma di eguaglianza fondata sul rigetto di specifiche eredità di bisogni affermati sin dalla culla. I bisogni qualitativi premoderni sono il punto di partenza riconosciuto e indiscusso di rapporti differenziati che strutturano la società nella fissità di un ordine che assicura sicurezza solo alle classi dominanti attraverso una allocazione delle risorse decisa ab initio.

Nel contesto liberale della modernità occidentale, invece, l’asimmetria sociale, la differenza qualitativa, costituisce non l’origine ma l’esito dello sviluppo esistenziale che è libero una volta assicurata l’eguaglianza. È il significato del principio di uguale opportunità, di libertà eguale, che delegittima ogni diversità valutativa fondata su pretese ereditate. In tale contesto, l’allocazione dei bisogni in termini quantitativi (e non qualitativi), la mercificazione/monetizzazione delle aspettative di base costituisce uno degli elementi “liberanti” della società democratica e di mercato, in quanto questa consente l’elaborazione del c.d. standard di vita, quale metro di comparazione tra gli individui. Da un punto di vista squisitamente ideologico potremmo così riassumere: da sinistra, con il marxismo, la funzione appiattente e livellante del mercato fu condannata come feticismo e alienazione mentre da destra, con Friedrich Nietzsche la democrazia di massa, fu denunciata come causa di annichilimento dell’affermazione aristocratica dell’Io voglio. A fronte di tutto ciò la Heller, invece, sembra dirci: mercato e democrazia sono sì fattori appiattenti ma proprio per questo, sono fonti di emancipazione e possibilità. Dalla storia spaventosa delle società di tipo sovietico si apprende come l’abolizione del mercato non inverte la tendenza alla quantificazione dei bisogni ma produce solo la drastica riduzione dei prodotti disponibili, cui segue la diminuzione di tutti gli altri beni. Nella società sovietica ritornò con forza la differenziazione per caste e il bisogno socio politico di potere. È questo il quadro illiberale che efficacemente la Heller definisce dittatura sui bisogni.

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