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Lo Stretto necessario

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A cura di Roberta Pino

Progetti di gioia quotidiana, il libro di Nucera dà voce ad una sorellanza speciale

A Spazio Open si è svolto un dibattito con l’autrice e due psicoterapeute. In rilievo gli aspetti psicologici della relazione di sorellanza con una persona disabile

C’è la parola pronunciata e quella scritta. In entrambi i casi, ciò che accomuna le diverse modalità di espressione è il potere della cura insito nella parola stessa. Nel libro “Progetti di gioia quotidiana” (Città del Sole Edizioni), già pubblicato nel 2020, l’autrice e giornalista reggina Ida Nucera dà voce a Giusi, la sorella speciale con un cromosoma in più.

E’ un testo che mette in rilievo il rapporto di una sorellanza differente, due mondi a confronto alla ricerca di un dialogo che, senza ombra di dubbio, è caratterizzato dalla creatività. A più di due anni dalla pubblicazione del libro e dopo molteplici presentazioni dello stesso, l’associazione Persona, Centro Studi Ricerca, in cui un gruppo di professionisti nell’area della salute, dell’educazione e dell’istruzione, offre servizi alla persona sul territorio, ha promosso un incontro che, partendo dal testo di Ida Nucera, offre spunti di riflessione diversi, più ampi e comunque sempre nell’ottica della “parola che cura”.

Riflessioni psicologiche sulla disabilità con le psicoterapeute Giusy Casile e Francesca Mesiano, all’interno di Spazio Open, accompagnate dalla lettura di brani del libro “Progetti di gioia quotidiana” a cura dell’attore Mimmo Fiore. “Le parole a volte restano mute, imbavagliate e sole, però possono, nella sorellanza, trovare quella forza eversiva del dirsi e del narrare, intrecciando l’un l’altro il sostegno, la gratitudine e la gioia del dono”. Esordisce così l’autrice Ida Nucera, leggendo l’intro del libro.

Come nasce l’idea di questa presentazione? “Ho incontrato due amiche che svolgono la professione di psicoterapeute, che curano l’animo umano attraverso la parola, pronunciata, detta. Mentre io ho cercato, nella parola scritta, probabilmente la stessa strada. Ci siamo incontrate per capire alcune cose nate nella mia narrazione. Una vicenda familiare, quella di mia sorella, come abbiamo vissuto, in famiglia, la situazione di una persona nata con la sindrome di Down. L’handicap è, in fondo, qualcosa che riguarda tutti. Perché nessuno è normale - sottolinea l’autrice - ciascuno di noi ha quel tratto fragile che ha bisogno di cura, di tenerezza”.

Un dialogo a tre, svoltosi domenica pomeriggio presso Spazio Open di via dei Filippini. Un dialogo soprattutto con la gente intervenuta all’incontro perché il libro potesse fornire altri spunti di osservazione, perché ci si è riconosciuti nella narrazione, nella storia vissuta, in quel rapporto unico e speciale qual è la sorellanza o fratellanza con una persona disabile.

“Le parole sono il nostro tutto e il nostro niente - ha affermato la psicoterapeuta Giusy Casile - è una tra le prime frasi che trovate in questo libro che sta accompagnando le mie letture. E’ davvero un tuffo nella vita di una sorella speciale, la sorella di Ida alla quale lei dà voce attraverso questa meravigliosa scrittura. L’incontro nasce per condividere questa esperienza e dare un senso a quello che è il significato, aprendo delle riflessioni, anche psicologiche, rispetto al concetto di disabilità, un concetto che spesso fa paura, che tendiamo a relegare nelle parole di inclusione ed esclusione, senza spesso ricordarsi che dietro il mondo della disabilità ci sono delle persone, delle famiglie, dei sentimenti e dei progetti che vengono coltivati giorno per giorno.

L’incontro nasce per dare un senso al nostro essere persone nel mondo e cogliere la ricchezza del dono, il
dono di avere una sorella speciale e il dono di avere, nella nostra società, la possibilità di aprirsi all’altro come ricchezza”.

Nucera libro spazio open 02

Concetti ricalcati anche dalla psicoterapeuta Francesca Mesiano che si è soffermata su un piccolo estratto del libro di Ida Nucera. “A me il compito di sciogliere i nodi che vincolano tutte le connessioni di stelle e i desideri irrisolti che rappresentano i legami familiari d'un affresco più grande e riconciliare la vita con il silenzioso segreto delle cose”.

Molti degli intervenuti, poi, si sono riconosciuti nella storia narrata nel libro di Ida Nucera. “E’ stato molto bello - sottolinea l’autrice - vedere le persone coinvolte riconoscersi in quelle parole perché magari hanno vissuto la difficoltà di essere sorella, fratello di una persona con disabilità, una relazione che ha effetti psicologici diversi rispetto al ruolo di genitori e che, spesso, non è messa adeguatamente in luce come meriterebbe”.

Un tema che ha appassionato emotivamente i partecipanti all’incontro a Spazio Open e l’obiettivo che si erano
poste le promotrici, è stato ampiamente centrato. “A noi interessava far capire che non è una vicenda personale quella narrata dal libro - sottolinea ancora l’autrice - un mémoire, una lettura autobiografica, è una conferma della capacità del libro di narrare vicende che parlano al di là del quotidiano di una persona, che possono essere di supporto per gli altri nelle storie che ciascuno di noi può vivere. E le persone hanno risposto. Una signora ci detto che è la prima volta che in un libro si parla dal punto di vista degli altri familiari di una persona disabile, e non solo della mamma e del papà.”

E cosa provano un fratello, una sorella? “E’ un percorso lungo, non facile che attraversa una vita intera, un percorso mai compiuto che accompagna nel bene e nel male. Dall’handicap i fratelli traggono insegnamenti, diventano dei maestri di vita, ci insegnano sempre qualcosa”.

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