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A cura di Antonio Marino

"La strategia della tartaruga": un libro che rilassa solo chi non lo…mette in pratica!

Il manuale, che Maurizio Costanzo compilò nel 2009, smaschera eccessi ed esagerazioni

Da ragazzino, appassionato sempre di giornali e televisione, il signor Camillo, con la benedizione della mamma e del papà, lasciava che ad accompagnarlo fra le braccia di Morfeo fossero le chiacchiere del romano Teatro Parioli: allorquando scattava la ventitreesima ora d’ogni dì, la mano destra automaticamente cercava il telecomando televisivo, ed anche se il film o pragramma che si stava seguendo non era ancora terminato, ci si sintonizzava su Canale5. Era giunta l’ora del Maurizio Costanzo Show!

Così, appropinquandosi il primo anniversario del trasferimento di Maurizio Costanzo negli studi televisivi del Padreterno, l’Amico Camillo ha pescato, in libreria, un volumetto pubblicato nel novembre 2009 da Mondadori, redatto proprio da Costanzo, titolato “La strategia della tartaruga. Manuale di sopravvivenza”.

Lo ha letto, il Signor Camillo, con avidità e curiosità: ed ecco quel che ha appuntato sul taccuino suo…Anzitutto: è un libretto che terrò a portata di mano, magari in quell’angolo di libreria che custodisce i libri di costante consultazione. Maurizio Costanzo dà forma e sostanza ai tanti grattacapi che rubano tempo ed energie alle nostre quotidianità: pungola la sua e nostra vanità, solletica la sua e nostra virilità, prende per i fondelli i suoi e nostri desideri di trasformarci in modelli d’efficienza e avanguardia…!!!

Ad esempio, a proposito dell’esigenza di vivere un tempo al chiuso di una palestra: a pagina 39 Costanzo annota che “gli uomini vanno in palestra per piacersi, non per piacere”! Fermo restando che la palestra è utile, necessaria, per…l’amore! A pagina 54 Costanzo sussurra che l’uomo non “sarà mai disposto ad accettare il racconto di una sua goffaggine”!

E argomenta: “quando l’uomo si spoglia per la prima volta davanti a una donna, fa sempre in modo che ci sia il
chiaroscuro, per non vedere gli occhi irridenti della signora o signorina. Sa bene che uno sguardo divertito o, Dio non voglia, un sorriso sarebbero una condanna a morte”!!! Ma aggiunge pure: “una mia amica cacciò di casa un modello, con gli addominali tartarugati, che mentre faceva all’amore si guardava allo specchio. Lei si accorse della cosa e lo mise alla porta”.

Tornando alla palestra, a pagina 60 Costanzo rimembra che “andai due o tre volte in questa palestra. Ricordo il quadro svedese e altre diaboliche attrezzature. Non so per quale motivo, probabilmente per evitarmi mortificazioni, ma ogni volta uscivo di casa con una borsa. Dentro c’era un asciugamano di spugna, lo bagnavo a una fontanella e dopo un’ora e mezzo tornavo a casa. Così sembravo sudato. Mia madre lo scoprì e non pagò più la palestra”.

Mentre, a pagina 61, ragionando di diete, Costanzo confida che “non sono uno che mangia molto. Certamente, quello sì, sono uno che consuma poco. Quando dimagrii trentacinque chili forse mangiavo di più, ma mangiavo meglio. Ovvero in maniera appropriata. Però: che palle! In quel modo mica ti diverti”!

Alzando, poi, lo sguardo, badando al rapporto con gli altri, a pagina 64 Costanzo rivela dettagli famigliari: “sono figlio unico. Sono sempre stato figlio unico. E ho sempre desiderato rimanere figlio unico. Mentre solitamente i figli unici sfiniscono i genitori perché vogliono il fratellino o la sorellina, io non ho mai detto una frase del genere. Anzi, stavo bene attento a cogliere sospetti di gravidanze o altri arrivi”.

E se, nel rapportarsi agli altri, Costanzo sottolinea, a pagina 66, che “non sono uno che chiede. Non mi informo su come vanno le cose agli altri, per evitare che gli altri si sentano autorizzati a farmi la stessa domanda”, relativamente al mondo politico, a pagina 84 chiosa: “con il mio amico Enrico Vaime ci siamo ritrovati a convenire amaramente che alla sinistra tutto è dovuto, mentre invece se fai un lavoro per un Comune governato dal centrodestra non finiscono mai di ringraziarti”.

Ora, indipendentemente dallo stile alquanto ironico autobiografico, Maurizio Costanzo offre al lettore l’opportunità di…leggersi: assomiglio o non assomiglio ad una tartaruga? Costanzo l’ha eletta a…icona di sopravvivenza: sta chiusa nel guscio, evita, o può farlo agilmente, di relazionarsi, campa tanto, nasce grinzosa e quindi priva di qualsiasi velleità o necessità di ritocco estetico, vive cavandosela da sola, senza chiedere o ricevere nulla.

E, soprattutto, non ha fretta. Insomma, se la lettura del bel libretto del Costanzo strappa una sorriso e lancia qualche frecciatina all’ego nostro, la medesima lettura richiama alla mente nostra le ultime parole che Eduardo De Filippo, oramai malato, rivolse alla sua compagnia: “studiateve bbuono ‘a parte pecchè ‘sta vota nun saccio se torno…” Son parole, queste che Eduardo rivolse ai suoi attori, che oggi la vita rivolge a noi: è talvolta noioso avere a che fare con gli altri o sostituire una patata fritta con una medesima bollita, ma la vita è una sola e non possiamo mica sciuparla per fissazioni o fesserie…!

Anche per non correre il rischio di restar vittime di quel che Costanzo, a pagina 51, nomina “enfisema sentimentale”! Quel fischio che caratterizza chi, in vita, vuol solo eccedere: e, alla fine, resta fregato e…segnato!

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