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La "banda del buco" finisce in manette, sette arresti da parte dei Carabinieri | VIDEO

I militari dell'Arma della compagnia di Taurianova hanno disarticolato un gruppo di criminali reggini e rumeni che aveva portato a compimento almeno 14 colpi nel territorio della Piana di Gioia Tauro, ecco i nomi

 

Prendevano di mira esercizi commerciali, aziende e case private e le svaligiavano. I Carabinieri della compagnia di Taurianova li hanno individuati ed arrestati, portando a compimento l’operazione denominata “Banda del buco”. Dall’alba di oggi i militari dell’Arma stanno dando esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e ai domiciliari, emessa dal gip di Palmi su richiesta del Procuratore Ottavio Sferlazza e del sostituto Giorgio Panucci, a carico di sette soggetti dediti a sistematici e professionali furti.

I nomi degli arrestati

Ima manette sono finiti: Domenico Ascone, taurianovese di 40 anni, Mihai Tudor, rumeno di 36 anni; Gianina Elena Cazacu, rumena 40enne posta ai domiciliari; Gabriele Fosco, 45enne di Cittanova; Saverio Alessandro Fondacaro, rizziconese di 38 anni; Rocco Giovinazzo, 37enne di Rizziconi e Diego Giovaninazzo, 45enne di Rizziconi sottoposto ai domiciliari. 

Le accuse

Tutti dovranno difendersi dalle accuse di: associazione per delinquere finalizzata alla commissione di plurimi delitti contro il patrimonio, furto aggravato, ricettazione, porto illegale di armi, violazione di domicilio, per aver preso parte ad un gruppo criminale dedito in modo sistematico e professionale ad una serie di furti all’interno di abitazioni ed esercizi commerciali e aziende in Taurianova, Cittanova e Polistena. 

L'indagine "Banda del buco"

L’indagine, convenzionalmente denominata “Banda del Buco” per l’abitudine di praticare vistosi fori in pareti e ostacoli nel compimento dei delitti, è stata avviata dai Carabinieri della Compagnia di Taurianova alla fine del 2017, dopo una serie di furti commessi a distanza ravvicinata a Taurianova, Cittanova e Polistena, e che avevano interessato plurime abitazioni private e aziende, provocando un rilevante allarme sociale. 

Ricostruito il modus operandi

I carabinieri hanno quindi avviato una minuziosa e complessa indagine attraverso l’analisi delle tracce lasciata dagli autori nel corso del tempo, arrivando ad individuare un comune “modus operandi” che ha fatto ipotizzare l’esistenza di una vera e propria batteria dedita in modo sistematico e molto professionale ai reati predatori nel territorio, con ingentissimi danni per i derubati. Il successivo supporto di attività tecnica di monitoraggio, e il progressivo sviluppo e approfondimento delle investigazioni ha consentito anche di ricollegare gli indagati a furti pregressi, con indagini ormai destinate all’archiviazione, che sono state “rilette” alla luce di quanto progressivamente scoperto e ricostruito dai carabinieri nel corso dei mesi successivi. 

Realizzati sempre dei fori

Il modus operandi individuato era molto caratteristico, poiché gli autori, durante l’esecuzione di ogni singolo furto, per accedere ai propri obiettivi, hanno sempre operato realizzando dei fori (nel muro di cinta, nel solaio o nella parete esterna dell’edificio da colpire, oppure, in alcuni casi, anche nelle casseforti da aprire). La velocità di azione dimostrata, il possesso di professionale e costosa strumentazione, le capacità tecniche di utilizzo e una dettagliata e profonda conoscenza del territorio, hanno sicuramente consentito al gruppo una certa possibilità di eludere le investigazioni per diverso tempo. 

Soggetti già conosciuti alle forze dell'ordine

Gli indagati, che vivevano nello stesso territorio, si conoscevano e si frequentavo e che erano già noti ai carabinieri perché gravati da numerosi precedenti penali e di polizia, anche specifici, avevano deciso di unirsi in un unico gruppo criminale stabile per commettere una serie indeterminata di furti nel territorio, sfruttando le capacità di ognuno e operando con uno schema tipico e rituale, che prevedeva: una accurata pianificazione e dettagliata conoscenza dei luoghi da svaligiare, la disattivazione e neutralizzazione dei sistemi di allarmi, mediante la rimozione delle telecamere, l’asportazione dei registratori, ma anche l’utilizzo di sostanze come il “poliuretano espanso” (una sorta di schiuma usata in edilizia), nonché specifiche manomissioni all’impianto elettrico e  disattivazione di collegamenti; l’utilizzo di disturbatori di frequenza (“jammer”) per impedire la chiamata automatica dei sistemi di allarme e l’utilizzo di ricetrasmittenti per comunicare tra di loro.

Strumenti professionali

I Carabinieri hanno anche verificato la disponibilità di strumentazione costosa e professionale per fare ingresso nei locali da svaligiare e aprire cassaforti, nonché evidente capacità tecnica di utilizzarli; il costante utilizzo di passamontagna o comunque indumenti per celare la loro identità ad eventuali ulteriori sistemi di video-registrazioni; l’utilizzo di utenze cellulari intestate a soggetti stranieri, per eludere le indagini e il preventivo furto di mezzi e autoveicoli per commettere i furti. 

I rapporti con le cosche

Altra rilevante peculiarità dell’associazione erano i contatti con la locale criminalità organizzata. Usuali erano infatti i colloqui e gli incontri con esponenti della cosca Facchineri e Zagari- Fazzalari, di Cittanova e Taurianova, nei periodi concomitanti ai furti, logicamente riferibili alla necessità di ottenere l’autorizzazione o comunque il permesso di compiere reati predatori nel territorio, sfatando il falso mito che ove le cosche di ‘ndrangheta sono forti, non vengono commessi delitti di criminalità comune e predatoria. 

I ruoli

L’attività ha consentito di documentare anche i ruoli dei partecipi all’associazione ed in particolare: Mihai Tudor, col ruolo di promotore ed organizzatore, si attivava per reperire strumentazione da scasso da utilizzare nei plurimi furti poi fattivamente commessi e coinvolgeva fattivamente la moglie Gianina Elena Cazacu nella realizzazione del programma criminoso e nella complessiva attività del gruppo coi compiti e mansioni appresso indicate. Inoltre provvedeva alla materiale esecuzione dei furti in abitazioni ed in esercizi commerciali programmati dall’associazione, attraverso l’utilizzo di strumentazione professionale da scasso posta a sua disposizione dai sodali.

Rocco Giovinazzo, col ruolo di organizzatore, si metteva a disposizione degli altri associati per procurare al gruppo strumenti da scasso controllandone altresì personalmente la perfetta funzionalità, oltre che per lo stoccaggio e l’occultamento del materiale provento dei furti commessi dagli altri sodali.

Saverio Alessandro Fondacaro, col ruolo di organizzatore, si metteva a disposizione degli altri associati per procurare al gruppo strumenti da scasso controllandone altresì personalmente la perfetta funzionalità, oltre che per lo stoccaggio e l’occultamento del materiale provento dei furti commessi dagli altri sodali e per il riciclaggio di autovetture rubate.

Gabriele Fosco, col ruolo di partecipe, provvedeva – talora da solo, talora con Mihai Tudor ed altri - alla materiale esecuzione dei furti in abitazioni ed in esercizi commerciali programmati dall’associazione, attraverso l’utilizzo di strumentazione professionale da scasso posta a sua disposizione dai sodali.

Domenico Ascone, col ruolo di partecipe, si metteva a disposizione degli altri associati – ed in particolar modo di Mihai Tudor – per procurare al gruppo strumenti da scasso ed altra strumentazione idonea alla perfetta esecuzione di furti di vario tipo all’interno di abitazioni private e di esercizi commerciali.

Elena Cuzacu, col ruolo di partecipe, si metteva a disposizione degli altri associati per fornire al rilevanti informazioni sui luoghi da derubare, per procurare al gruppo utenze straniere perché più difficilmente intercettabili, nonché aiutando Mihai Tudor in diverse occasioni ad ispezionare i mezzi a loro in uso per verificare l’eventuale presenza di dispositivi di intercettazione, ovvero di tracciamento Gps.

Ricostruiti 14 furti

I carabinieri hanno ricostruito responsabilità penali del gruppo criminale in almeno 14 furti a Cittanova, Taurianova e Polistena, per un danno complessivo subito dai derubati di almeno 450.000 euro, interessando case private, aziende, supermercati, uffici comunali, pasticcerie, bar-tabacchi, ove i malviventi asportavano tutto ciò che riuscivano a trovare, dai gioielli, ai contanti, a fucili e pistole legalmente detenute, blocchetti gratta e vinci, televisori, intere cassaforti- che poi venivano spostate e aperte in altri luoghi. 

Svuotata la casa di un imprenditore

Tra i numerosi episodi, rilevante è stato l’ingresso in una abitazione di un locale imprenditore ove gli indagati hanno asportato numerosi gioielli e monili in oro dal valore di 90.000 euro, nonché 3 pistole legalmente detenute, e persino l’autovettura del proprietario. Nell’ingresso in abitazione i malviventi hanno forzato il cancello d’ingresso, hanno messo fuori uso il sistema d’allarme iniettando spray all’interno della sirena, manomesso i sistemi elettrici, distaccato il registrato dell’impianto di videosorveglianza, hanno coperto fotocellule con nastro e aperto la porta blindata e le casseforti con professionali strumenti da scasso. Evidente in tale ricostruzione l’assoluta professionalità e pericolosità degli arrestati. In un'altra circostanza, la Cazacu ha svolto il ruolo di basista in quanto da tempo collaboratrice domestica in altra abitazione, fornendo dettagliate informazioni al sodalizio per compiere il furto, i quali riuscivano ad impossessarsi di 11.000 euro in contanti e vari monili in oro. 

Il colpo all'azienda agricola

Altro importante colpo è stato quello in una azienda agricola locale, ove i sodali i quali riuscivano a ad asportare costosi macchinari, attrezzature e materiale nonché veicoli, per un danno approssimativo di circa 180.000 euro, creando rilevanti difficoltà economica alla impresa. Anche il Comune di Taurianova è rimasto vittima della “banda” per un furto presso il Centro Polifunzionale, arredamenti, radiatori computer poi però ritrovati nel corso dell’attività investigativa proprio seguendo i malviventi. 

La perquisizione

Il gruppo criminale era negli scorsi mesi ancora attivo, come dimostra l’ultimo intervento dei Carabinieri di Taurianova nel novembre 2019, quando parte dei sodali sono stati seguiti e perquisiti all’interno di un capannone nella loro disponibilità e trovati in possesso, ancora una volta, di tute di colore scuro, passamontagna, scalda collo, torce led, ma anche flessibili e demolitori nonché n. 1 jammer a 24 antenne, evidentemente pronti a nuovi reati predatori nel territorio. 

Preparazione minuziosa dei colpi

Con questa operazione, i Carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, guidati dal colonnello Giuseppe Battaglia, insieme alla Procura di Palmi, hanno inferto un duro colpi a locali delinquenti dediti, in modo assolutamente sistematico e professionale, ai reati predatori, turbando fortemente la serenità e la tranquillità della cittadinanza. Nonostante una minuziosa organizzazione dei colpi “quasi perfetti”, le piccole tracce lasciate dai malviventi hanno consentito ai Carabinieri della Compagnia di Taurianova e al Magistrato titolare delle indagini di ricostruire con precisione e intuito investigativo le responsabilità penali di ognuno.

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