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I Carabinieri fanno saltare due "piazze di spaccio" nella Piana e a Messina | VIDEO

I militari del comando provinciale hanno eseguito un'ordinanza di arresto, su mandato della Procura di Palmi, nei confronti di sette soggetti che smerciavano droga a Varapodio e nella città siciliana

 

Taurianova e Messina erano le piazze di spaccio di un gruppo criminale smantellato, alle prime ore dell’alba di oggi, dai Carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria, guidati dal colonnello Marco Guerrini. L’operazione odierna, che ha messo in luce l'elevato numero di acquirenti anche poco più che maggiorenni, arriva al termine di due anni di indagini, avviate dai Carabinieri della compagnia di Taurianova su una serie di danneggiamenti registratisi nel territorio del comune di Varapodio.

I militari reggini, con il supporto dello squadrone eliportato Cacciatori Calabria e dei comandi dell’Arma competenti per territorio, hanno dato esecuzione ad una ordinanza di applicazione di misura cautelare personale, emessa dal Tribunale di Palmi su richiesta della locale Procura della Repubblica nei confronti di 7 persone (di cui 4 in carcere e 3 agli arresti domiciliari) ritenute responsabili, a vario titolo ed in concorso tra loro, di detenzione, vendita, acquisto e cessione di sostanze stupefacenti, del tipo marijuana, hashish e cocaina.

I destinatari della misura cautelare, quasi tutti già conosciuti dalle forze di polizia, sono: Pietro Gerace, 39enne di Varapodio; Giuseppe Ranieri, 59enne di Varapodio; Rosaria Ranieri, 22enne di Varapodio, sottoposta agli arresti domiciliari; Francesco Mangano, 31enne di Oppido Mamertina; Giovanni Maiorana, 48enne di Messina; Pietro Mazzza, 26enne di Messina, sottoposto agli arresti domiciliari e Antonio Spizzica, 43enne di Gioia Tauro, sottoposto agli arresti domiciliari.

L’operazione di oggi giunge all’esito di una attività investigativa condotta dalla compagnia Carabinieri di Taurianova, sotto il costante coordinamento dal sostituto procuratore di Palmi, Giorgio Panucci, tra il gennaio e il luglio 2019 e supportata da attività di intercettazione telefonica e ambientale, nonché metodologie d’indagine tradizionali.

La genesi dell’attività è rappresentata da una serie di danneggiamenti con arma da fuoco che hanno interessato il Comune di Varapodio negli ultimi mesi del 2018 e che hanno catalizzato l’attenzione degli investigatori nel territorio. Gli sviluppi delle attività investigative hanno permesso, in breve tempo, di far luce sull’esistenza di un gruppo criminale, essenzialmente di Varapodio, dedito in modo sistematico e professionale alla compravendita di sostanze stupefacenti del tipo hashish, marijuana e cocaina, ceduta anche al dettaglio proprio nella “piazza” del piccolo paese della Piana di Gioia Tauro.

Diversi gli acquirenti identificati, anche appena maggiorenni, che si rivolgevano ad alcuni degli indagati per comprare la singola dose di marijuana o cocaina da consumare. Il Ranieri Giuseppe, in particolare, è stato individuato come il principale protagonista di tali vendite, avvalendosi spesso per le materiali cessioni di Pietro Gerace, ma anche, soprattutto per i traffici verso il messinese, dell’intermediazione della figlia Rosaria Ranieri, del genero Francesco Mangano, nonché di Antonio Spizzica.

Proprio Messina era infatti un'altra importante “piazza” di spaccio per il gruppo criminale, grazie a Giovanni Maiorana, il quale, avvalendosi dell’aiuto e intermediazione del genero Pietro Mazza, ha acquistato frequentemente cospicui quantità di marijuana e hashish di varia qualità dal Ranieri, nell’ordine di diversi chilogrammi per cessione, per poi procedere alla vendita al dettaglio nella provincia siciliana.

Gli indagati hanno adoperato particolari modalità organizzative per la vendita e il trasporto della sostanza, al fine di eludere eventuali controlli. In particolare, nel corso delle conversazioni intercettate, non facevano mai riferimenti alla compravendita di sostanza, ma le quantità e i relativi prezzi venivano individuati attraverso parole in codice, come “i minuti” o riferimento ad “animali” o altra merce da vendere, proprio per distogliere l’attenzione degli eventuali inquirenti. Massiccio è stato poi l’uso di servizi di messaggistica on-line, al fine di evitare chiamate tradizionali.

Nelle compravendite più cospicue verso il messinese, inoltre, frequente era l’abitudine di inviare prima dei campioni di sostanza, anche di pochi grammi, al fine di far testare la qualità della droga, che aveva diversi prezzi, per poi procedere alla vendita del quantitativo richiesto.

Spesso la sostanza stupefacente veniva nascosta in intercapedini della carrozzeria o nelle plastiche di allestimento interno delle vetture in uso per i trasporti, in modo da rendere molto più difficoltoso il ritrovamento della droga, in caso di controlli da parte delle forze dell’ordine.

Nonostante i numerosi accorgimenti e strategie adoperate, gli investigatori sono riusciti a ricostruire un grave e solido quadro indiziario a loro carico, che ha permesso al Tribunale di Palmi di emettere l’ordinanza di applicazione di misura cautelare per tutti i soggetti a vario titolo coinvolti.

Tra l’altro, alcuni degli indagati sono legati tra di loro da strettissimi legami di parentela a conferma dell’esistenza di una struttura fondata su forti ed impermeabili vincoli di sangue e di una gestione delle singole attività illecite a vocazione principalmente familiare.

L’indagine ha quindi colpito in particolare il fenomeno dello spaccio al dettaglio che interessa anche il territorio della Piana di Gioia Tauro, parallelamente alla grande produzione e distribuzione di sostanza stupefacente, altrettanto duramente colpita con importanti operazioni che frequentemente consentono la distruzione di grandi piantagioni e l’arresto di numerose persone.

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