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Sabato, 21 Maggio 2022

Il reddito di cittadinanza alla moglie del boss al 41 bis, scatta l'operazione "Dike" | VIDEO

I Carabinieri di Taurianova denunciano 18 persone, per ottenere il sussidio erano diversi i raggiri usati: dagli anni di residenza gonfiati, alle case in ruderi diroccati, danno erariale stimato di 50 mila euro

Lavoratori in nero, artigiani con attività chiuse ma ancora operativi, attestazioni di residenza gonfiate, meccanici abusivi, fantasiose residenze in ruderi diroccati e anche la moglie di un boss di ‘ndrangheta ristretto al 41 bis da sei anni. La corsa al reddito di cittadinanza in provincia di Reggio Calabria appare sempre più truccata.

L'operazione "Dike"

Questa volta a scoprire i raggiri utilizzati per ottenere il sostegno mensile sono stati i carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria che, con il coordinamento della Procura di Palmi guidata dal procuratore Ottavio Sferlazza, hanno dato corso all’operazione “Dike”, dalla mitologia greca “Dea della Giustizia”, che ha portato alla luce una serie di irregolarità a carico di 18 cittadini, con un danno erariale complessivo stimato in circa 50.000 euro.

Indagini dei Carabinieri di Taurianova

I carabinieri della Compagnia di Taurianova, grazie al coordinato lavoro delle Stazioni dipendenti in vari comuni della Piana di Gioia Tauro, in particolare Varapodio, Giffone, Molochio, San Martino di Taurianova, Cittanova e Cinquefrondi, hanno svolto una generale azione di controllo e verifica dei percettori del reddito di cittadinanza, al fine di verificare la regolarità delle procedure attestative e quindi dell’effettivo possesso dei requisiti previsti.

Diversi i raggiri usati

Variegate sono state le irregolarità emerse dagli accertamenti. Non solo cittadini che svolgevano lavoro “in nero", pur percependo il reddito, in bar, ristoranti o in cantieri edili, ma anche un gestore di una officina meccanica del tutto abusiva, con diverse autovetture in attesa, e il proprietario di un salone di parrucchiere che non solo percepiva il reddito di cittadinanza pur lavorando regolarmente, ma si è scoperto avesse formalmente chiuso l’attività 4 anni fa. 

Residenze gonfiate

Altra frequente tipologia di falsa attestazione ha riguardato la reale residenza e l’indicazione dei componenti del nucleo famigliare, essendo l’elargizione connessa anche all’effettivo “reddito famigliare” e non solo del singolo richiedente: dalla cittadina che, nata, cresciuta e residente in altra regione del nord Italia, ha dichiarato falsamente di vivere in un comune della Piana di Gioia Tauro, ai cittadini rumeni che hanno “aumentato” gli anni della residenza in Italia, da 2 a 10, in modo da poter ottenere il reddito.

La casa in un rudere diroccato

carabinieri taurianova 1-4Tra gli altri, sicuramente emerge un pregiudicato locale che non solo ha falsificato il reale domicilio, ma negli atti compilati ha indicato come residenza un rudere fatiscente (nella foto) e in stato di abbandono, privo di servizi e utenze, inserito in un ampio fondo rurale. Ancora più complessa la vicenda che ha riguardato due coniugi, separati da tempo, in cui l’uomo si è visto bocciare più volte la richiesta di reddito di cittadinanza in quanto inserito fittiziamente nel nucleo famigliare indicato nei documenti dalla ex moglie, a sua volta richiedente il sussidio. 

Il reddito alla moglie del boss

Purtroppo, anche nelle odierne verifiche dei carabinieri della Compagnia di Taurianova è emerso un eclatante caso in cui l’elargizione sociale è stata destinata ad una donna che, nella documentazione prodotta, ha “dimenticato” di segnalare che nel nucleo famigliare non era più presente il marito, importante boss della ‘ndrangheta ristretto in carcere da 6 anni per una condanna definitiva per associazione mafiosa e sottoposto al regime restrittivo previsto dall’art.41bis dell’ordinamento penitenziario.  

Controlli allargati

I controlli sui percettori dei redditi di cittadinanza da parte dei carabinieri continueranno in tutta la provincia di Reggio Calabria al fine di contribuire a difendere e promuovere la giustizia sociale, insieme all’Autorità Giudiziaria e ai competenti uffici dell’Inps, anche nell’ambito di elargizioni economiche pubbliche.  

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