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Rinascere con lo sport: la Reggio Bic si racconta con “C’è posto per me”

Partito il nuovo progetto della squadra di basket in carrozzina reggina, con il quale gli atleti narrano le proprie storie di vita. A ReggioToday l’intervista al delegato Fipic Calabria Amelia Eva Cugliandro

La prima tappa dell'iniziativa

Il tempo passa e la Reggio Bic continua ad espandersi senza sosta. L’ambizioso progetto della squadra di basket in carrozzina si è fatto largo negli anni fino a raggiungere grandi soddisfazioni sul lato sportivo con la Serie A, ma anche e soprattutto per la parte sociale dove l’inclusione e il superamento delle apparenti barriere hanno migliorato la vita di tante persone che si sono avvicinante alla realtà reggina.

Unico club del sud ad essere presente nel massimo campionato italiano, la Reggio Bic ha deciso di portare avanti un percorso di un significato inestimabile come solo loro sanno fare. Si tratta del progetto “Ovunque sia e comunque io sia: c’è posto per me”. Un evento a tappe dove i giocatori della squadra si raccontano, andando così a far capire che una disabilità non è un ostacolo ma una benzina per creare nuovi stimoli.

Storie dolorose, certamente, toccanti anche. Ma che dopo una difficoltà si sono trasformate in racconti da prendere come esempio e rendere stile di vita. Come Andrea La Terra, ovviamente in forza alla Reggio Bic, al centro del primo appuntamento di “C’è posto per me” andato in scena al Play in via Marina lo scorso 15 luglio. Un’avventura, la sua, stravolta da giovane quando, cadendo da un balcone, ha perso il normale uso delle gambe. Il percorso di riabilitazione prima e la sua immensa voglia di continuare a gioire tramite lo sport poi, l’hanno portato a ritagliarsi un posto nel basket in carrozzina ad altissimi livelli.

Amelia Eva Cugliandro-2Molto legata e sempre attiva nella dirigenza della Reggio Bic, abbiamo raggiunto il delegato Fipic Calabria Amelia Eva Cugliandro (in foto) così da approfondire l’impegno della squadra sul nuovo progetto e l’importanza di storie come quella di Andrea La Terra.

La vita di La Terra rappresenta alla perfezione i vostri ideali

“Sì, lui è di Torino. Fino a 18 anni ha avuto una vita normale, tranne un aspetto negativo ma allo stesso tempo positivo. Uno dei suoi fratelli ha un grave problema di salute e Andrea è cresciuto aiutandolo molto. Faceva sempre sport che è per lui è stato come una valvola di sfogo per la situazione in famiglia. Ha potuto percepire le barriere mentale degli altri. Ha fatto rugby e pallavolo ad alti livelli, calcio e anche basket. Un giorno era tornato da una scampagnata e con il suo amico di sempre Johnny giocavano a palleggi sul balcone. Nell’euforia - non era assolutamente sotto effetti di alcool o droghe - nel compiere una parata ha fatto un volo di 14 metri.

Andrea La Terra-2

Mi ha raccontato un particolare toccate, dicendomi: ‘Ho aperto gli occhi e vedevo buio. Prendimi le gambe ma la vista no’. Con tutto che aveva la schiena con una brutta botta è riuscito dolorante a rientrate a casa, poi è arrivata l’ambulanza. Doveva restare solo quattro mesi in ospedale, ma non è più uscito con le sue gambe. Nel fare riabilitazione ha conosciuto un ragazzo che già praticava basket in carrozzina e ha trovato una seconda chance. 

C’è una frase che dicono tutti i giocatori al nostro coach: ‘La mia vita è migliorata dall’incidente.’ C’è una svolta per alcuni. Per Andrea c’è stata un’altra vita e da lì è arrivato da noi nel 2017. Poi ha firmato adesso quattro anni con noi da atleta professionista e retribuito.

Com’è nata l’idea del progetto “C’è posto per me”?

“Sinceramente, è nata per caso. Ero con alcuni atleti al Play e chi lo gestisce, insieme ad altri sostenitori della squadra, ci parlava e abbiamo iniziato a raccontare la nostra storia e così abbiamo deciso di cominciare un percorso e con varie tappe diverse una dall’altra. La prima doveva essere di Andrea che è un nostro atleta, si è innamorato di Reggio e adesso vive qui. Attraverso le storie vogliamo far comprendere la voglia di avere la seconda chance. Sembra una frase ormai fatta, ma le barriere sono solo mentali. Cerchiamo di superare il concetto di disabilità. Chi per patologie o altri per incidenti, tutti si sono dati una secondo opportunità.”

Quando saranno e di cosa si parlerà nei prossimi appuntamenti?

“Stiamo facendo un calendario, con circa ogni quindici giorni una tappa. Vorremmo per la prossima Adrian insieme alla sua ragazza di Reggio con cui convive. Speriamo di poter fare anche una mostra itinerante con foto e video dei nostri ragazzi e attraverso questi contenuti mostrare l’evoluzione della loro storia. Siamo parti per vedere la reazione ed è stata positiva.”

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