Venerdì, 30 Luglio 2021
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Creazioni incantate e leggende: nella bottega di Tripodi rivive l'arte delle Terre di Arghillà

Con l'argilla prendono vita personaggi antichi dell'area grecanica e figure contemporanee. Vere opere d'arte in cui fantasia e realtà si incontrano per dar vita a straordinari mondi artistici

Nicola Tripodi

"Modello con le mani la terra della mia terra per ritrovare segni del passato, simboli di una cultura, di una identità, della Calabria”. Qui alla bottega artigiana Arghillà, l’Arte delle terre, le storie popolari che si perdono nel tempo, le antiche tradizioni dell’area grecanica incontrano il presente e diventano materia attraverso l’artista Nicola Tripodi.

Racconti di  ieri e di oggi danno vita a narrazioni iconografiche attraverso affascinanti oggetti di argilla che parlano della Calabria, di Reggio. Lampade, maschere, fischietti, luoghi, candelabri, personaggi e contenitori. Senza tralasciare i presepi che rappresentano la natività attraverso personaggi popolari in cui il profano prende il posto del sacro e i teatrini, in cui si rievocano i personaggi di canti popolari e filastrocche.

Dentro il fantastico mondo di Arghillà sembra di essere dentro una fiaba in cui la fantasia e la realtà si incontrano per dar vita a opere originali e stupefacenti uniche nel suo genere: “Sono molto legato al territorio - racconta il maestro Nicola Tripodi - il filone delle mie opere è quello dei racconti popolari e delle tradizioni territoriali. Tutto nasce dai racconti dei miei nonni paterni che vivevano nell’area grecanica e da quelli del mio papà, ma non mancano le storie delle persone che incontro e che ho incontrato”.

Da vent’anni Tripodi, che ha studiato scenografia all’Accademia delle Belle Arti e che ha fatto il grafico,  ha deciso di seguire la sua vera vocazione aprire una bottega in cui lavorare l’argilla: “Mi hanno aiutato gli studi di scenografia - dichiara - perchè nei miei progetti usavo spesso la tridimensionalità. Il passaggio dalla grafica all’argilla non è stato improvviso ma quasi naturale. Rigrazio il mio vecchio insegnante del liceo artistico che mi ha dato i rudimenti per lavorare questo materiale”.  Il resto Tripodi l’ha imparato da autodidatta diventando un artigiano dell’argilla ad hoc: “La parola artigiano per me ha un immenso valore -precisa - mi riempe di valore lavorare con le mani”.

Originali, curiosi e anche ironici i suoi oggetti. Tra questi abbiamo la riproduzione della mano di Pentidattilo rappresentata in svariati modi:  "I greci la chiamarono così - afferma - per la conformazione geologica di questa montagna. Qui la storia della tragedia degli Alberti diventa palcoscenico ma amo anche inserire personaggi contemporanei. Come il clown che rappresenta un’amica che terrà uno spettacolo in quel luogo”.

Un alone di mistero avvolge le maschere: “Sono i volti che incontro per strada, a  raccontare storie anche quelle dei pirati che raggiunsero le coste calabresi”.  Alcune hanno un tono minaccioso ma in comune hanno il fatto di avere gli occhi rivolti a destra o a sinistra, è come se si guardassero tra loro.

E ancora Ulisse, la sibilla d’Aspromonte, Mata e Grifone, i giganti messinesi che poi arrivarono anche a Palmi  e i detti popolari reggini che diventano oggetti, come il celebre “U sceccu 'nto linzolu”, il più richiesto, che rappresenta l’asino sotto il lenzuolo, ad indicare la condizione umana di fare finta di non sapere: “I teatrini sono poi sono gli strumenti - continua - per far conoscere questi siti e lasciare che non si dimentichino. Ci sono anche i presepi che rappresentano la vita contemporanea fatta di persone umili. Una natività popolare che puoi trovare ovunque”. 

Opere a metà strada tra realtà e miti oggetto di mostre anche a Faenza che richiedono tempo e dedizione, dalla lavorazione alla cottura in forno passando per l’asciugatura naturale: “Aprire una bottega in una città come la mia è stata una scelta coraggiosa - procede - ma ho tante richieste anche dall’estero. La mano di Pentidattilo è arrivata in Brasile e Stati Uniti. Un contenitore per il vino sta arrivando in Francia”.

A corredo delle opere una breve descrizione con cenni storici per far conoscere questi luoghi anche a chi sta fuori stuzzicando la curiosità di chi potrebbe decidere di fare una vacanza in Calabria. Tanta l’ironia nelle sue creazioni: l’emancipazione femminile, attraverso la figura di una prostituta uscita da una poesia dell’800 o la “fuitina” di un prete di Roccaforte raccontata nel ‘600.

Ma  alla base di un lavoro così minuzioso c’è soprattutto tanta passione: “Senza amore non si fa niente e se la passione non c'è manca l’anima in un oggetto. A questo si deve aggiungere la voglia di raccontare una storia che ti provoca delle emozioni, quelle stesse emozioni che si vogliono comunicare. Nelle mie opere c’è tutto non sono storie totalmente inventate, alcune sono narrazioni, altre sono detti popolari, storie che senti per strada. Tutte frutto di una mia personale interpretazione".

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