Coronavirus, è ora di fare chiarezza: aria condizionata e ventilatori sono "pericolosi"?

Con l'approssimarsi dell'estate in tanti si domandano se l’aria condizionata potrebbe favorire il contagio da Covid-19. La parola agli esperti

Con l'estate ormai alle porte in tanti si chiedono se l’aria condizionata potrebbe favorire il contagio da Coronavirus. Come comportarsi a casa o in ufficio? Gli impianti di aria condizionata in realtà, se i filtri sono puliti, favoriscono il ricambio d'aria e non la trasmissione del virus, ma il dibattito è ancora aperto. 

A fare un pò di chiarezza ci pensa anche la Simit, (Società Italiana Malattie Infettive). "Più dell'aria condizionata bisogna stare attenti alla ventilazione che può veicolare le particelle volatili del virus oltre il metro e mezzo. Quindi meglio distanziare al massimo questo tipo di strumento" dice Massimo Andreoni, direttore scientifico Simit, ad Agorà su Rai3, che poi ci tiene a specificare: "Non è vero che il virus si è indebolito, ci sono meno pazienti e meno decessi perché si fanno più diagnosi precoci, grazie anche ai test sierologici, e le persone non arrivano troppo tardi in ospedale". Per quel che riguarda i più piccoli, "i bambini contagiano come tutti gli altri, anzi normalmente nelle malattie infettive sono i più contagianti, quelli che trasmettono il virus e mediamente sono asintomatici". C'è però questa "sindrome Kawasaki che si correla a tante infezioni virali e anche il coronavirus può dare questa sindrome".

Grande risalto sull'argomento ha avuto lo studio presentato e spiegato dal virologo Roberto Burioni, che sul suo portale 'Medical Facts' parte dal caso dei contagi avvenuti in Cina in un ristorante di Guangzhou: in quel caso i getti dei condizionatori avevano creato forti correnti d'aria e le goccioline di saliva del commensale asintomatico ma positivo sarebbero state sospinte dal getto del condizionatore arrivando più lontano: "La distanza e l'attenzione ai flussi d'aria saranno i due elementi ai quali ci dovremo affidare per la protezione contro l'infezione quando tenteremo di riprendere la nostra vita normale" spiega Burioni.

Vanno chiarite alcune cose: gli impianti di aria condizionata, nelle case e negli uffici, sono pensati per favorire il ricambio d’aria. Infatti spingono all’interno aria "pura" dall’esterno e anche filtrata. Gli impianti servono a ricambiare l’aria: maggiore è il ricambio, minore è quindi in teoria il rischio di contagio.

Che i sistemi di climatizzazione contribuiscano a ridurre la concentrazione di virus nell'aria lo sottolinea - difendendo ovviamente i propri interessi - anche Assoclima, spiegando che gli impianti sono "utili" nella lotta all'epidemia e che "devono essere mantenuti in funzione". Un impianto di condizionamento ben tenuto pulisce e lava l'aria, rimuovendo particelle in sospensione.

L'associazione dei costruttori di sistemi di climatizzazione rileva "alcuni casi di disinformazione riguardo al funzionamento dei sistemi di climatizzazione durante l'emergenza dovuta al Covid 19. Si leggono, soprattutto su siti web e canali social, articoli e notizie in cui si suggerisce di spegnere i climatizzatori perché ritenuti responsabili della diffusione del Coronavirus".

Ma "tutti gli esperti, compresi l'Istituto superiore di sanità e l'Oms, sono concordi sulla necessità del ricambio d'aria negli ambienti con immissione di aria esterna o in modo naturale, mediante apertura delle finestre, o attraverso sistemi di climatizzazione con ventilazione meccanica", sottolinea ancora Assoclima, precisando che "le più importanti associazioni nazionali e internazionali di esperti del settore della climatizzazione hanno costituito al proprio interno alcuni gruppi di lavoro ed elaborato documenti e protocolli sul tema Covid 19".

Secondo gli esperti la ventilazione e la filtrazione fornite dai sistemi di climatizzazione utilizzati per il riscaldamento invernale e il raffrescamento estivo "contribuiscono a ridurre la concentrazione di SARS-CoV-2 nell'aria e quindi il rischio di trasmissione. Al contrario, spazi non climatizzati possono causare stress termico e, soprattutto nei soggetti più deboli, ridurre la resistenza alle infezioni. In generale, quindi, secondo gli esperti lo spegnimento dei sistemi di climatizzazione e ventilazione non è una misura raccomandata per ridurre la trasmissione del virus".

Il caso riportato da Burioni evidenzia una cosa ben precisa, ovvero che persone dei tavoli vicini a quello del cliente che era positivo al coronavirus sono state colpite dalla corrente d'aria generata dal condizionatore, e sono state infettate a distanze maggiori. Non è una sorpresa che gli ambienti interni, se frequentati da persone portatrici del virus, siano potenzialmente pericolosi in questa situazione di emergenza coronavirus.

I filtri vanno certamente puliti, sottolineano altri esperti. Ma questo andrebbe fatto normalmente, non perché c'è una pandemia ma perché sempre c'è il rischio di virus e batteri. Basta una pulizia normale: non è sufficiente cioè "scuotere via la polvere", ma lavarli con acqua calda e sapone.

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Ovviamente si parla di impianti senza ricircolo interno di aria: non c'è una regola unica, ma in linea di massima non si utilizza quasi mai la funzione ricircolo a circuito chiuso, proprio per una questione di sicurezza. Si preferisce la ventilazione a ciclo aperto, quindi prendendo aria pulita dall'esterno, filtrandola. Poi un circuito separato butta fuori l'aria viziata.

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