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Taerre d'Amuà, il dna della Calabria in un’essenza multisensoriale

Da Milano a Reggio per "creare" un viaggio nelle emozioni che racchiude gli odori e le tradizioni ancestrali di un territorio unico. La storia di Antonio Gabriele Familiari, alchimista dei sensi

L'imprenditore reggino Antonio Gabriele Familiari

Tutto nasce dalla passione per l’aromaterapia e per la fitoterapia  e da un’infanzia vissuta nel verde della Calabria tra i profumi di un territorio unico e l’amore per le erbe aromatiche trasmesso dal padre agronomo.  

Un interesse che cresce con gli anni quello di Antonio Gabriele Familiari, il chimico farmacista reggino che dopo essersi trasferito a Milano per lavorare in una multinazionale ha deciso di tornare a casa per creare Taerre d'Amuà, molto più di un’essenza, un’esperienza multisensoriale tutta da vivere che  parla calabrese.

Un sogno maturato negli anni, realizzato concretamente nel 2019 dopo l’incontro che gli ha cambiato la vita: “Tutto quello che so lo devo al mio maestro e mentore che aveva appreso l’arte antica della profumeria artistica a Grasse in Provenza (Francia) - racconta - in quel luogo che è tutt’oggi considerato la capitale dell’arte profumiera. Industria fiorente che iniziò ad essere sviluppata fin dal lontano XVI secolo, ma che ebbe il suo massimo tra la metà dell’Ottocento e gli inizi del Novecento”.

Un creatura di profumeria artigianale la sua che arriva dal desiderio di chi è lontano dalla sua terra ma che cerca un modo per sentirla vicina: “Ero a Milano e mi mancava maledettamente Reggio - confessa - il mare e la montagna di un posto unico. Volevo creare qualcosa che mi riconducesse qui con il pensiero idealmente ma anche fisicamente”.  

Nasce così l'idea di creare un’essenza calabrese che riproducesse non solo i profumi ma anche la cultura, la filosofia e le tradizioni antiche che rendono magico questo territorio: “Il mio è molto di più di un profumo è il dna della Calabria che si trasforma in quinta essenza. E’ un vestito invisibile che porta idealmente in Calabria anche chi non conosce questi luoghi”.

Taerre d'Amuà, che viene prodotto in un piccolo laboratorio a Reggio e in un altro più grande a Milano, innesca una trasposizione sensoriale che supera i confini dello spazio e del tempo incarnando le tradizioni ancestrali più antiche partendo dall’olfatto, il più antico dei sensi e passando attraverso l’antesignana della chimica: l’alchimia. "L'energia delle piante si trasferisce in una fragranza con tutti gli influssi positivi legati al loro ritmo naturale. Ti conduce in un viaggio personale nelle emozioni che rimandano ai nostri luoghi", ci tiene a precisare.

Prodotto unisex  a cui si può accostare chi è alla ricerca di un approccio sensoriale inedito. Niente è lasciato al caso nel brand creato dal giovane imprenditore reggino. Si può definire un’opera d’arte dei sensi a partire dal nome: Taerre d'Amuà, che deriva proprio dal dialetto calabrese “Amu a me terra”, ovvero amo la mia terra.  Il logo, inoltre, richiama la melodiosa sirena della mitologia greca Ligea fino al rosone floreale, che altro non è che la trasfigurazione di un acquerello dello stesso  Antonio in cui sono raffigurati bergamotto, peperoncini, 'nzuddi, insomma tutto ci parla della Calabria.

Taerre d'Amuà è un accostamento che parte da una profonda conoscenza del territorio: “Nella fraganza abbiamo le note alte quelle che si sentono subito ma svaniscono in fretta: quali bergamotto, arancio amaro e mandorlo - prosegue - ci sono poi le note medie violacciocca, fico, finocchio selvatico, ginepro e liquirizia e poi le note di base quelle persistenti che lasciano la scia: le resine di cisto e muschio di quercia. Nel profumo c’è tutto,  l’area grecanica, gli odori ricorrenti del passato e del presente: "E’ molto amato dai calabresi residenti e non ma anche al nord è apprezzato, tante le richieste da Bolzano”, conclude.

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