Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

Filippo Barreca, nonostante la malattia, stava ritornando in possesso del "suo" territorio | VIDEO

Questo è quanto emerso dall'inchiesta "Metameria" che ha portato all'arresto di 28 persone e al sequestro di 8 società, sotto la lente d'ingrandimento anche le dinamiche interne alla cosca Condello di Archi

 

Sono ventotto le persone finite in manette questa mattina nell’ambito dell’operazione “Metameria”, portata a compimento alle prime luci dell’alba, a Reggio Calabria, nonché nelle province di Cosenza, Milano, Varese, Como, Livorno, Firenze, Udine, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, a conclusione di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri, nell’ambito dell’operazione denominata “Metameria”, hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Tribunale del capoluogo – sezione Gip – nei confronti di 28 persone, ritenute responsabili – in particolare – di associazione di tipo mafioso, estorsioni, concorso esterno in associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di beni e valori aggravato dall’agevolazione mafiosa .

Prime indagini nel 2018

Il provvedimento è l’esito di una complessa attività investigativa, avviata dal 2018 dai Carabinieri del Reparto operativo del comando provinciale di Reggio Calabria, diretta dai Sostituti procuratori Dda Stefano Musolino, Walter Ignazitto e Giovanni Calamita, che ha consentito di acclarare la radicata e attuale operatività di capi e gregari delle principali associazioni per delinquere di tipo mafioso operanti nel territorio del “mandamento” centro. In particolare, le indagini hanno avuto origine dalle evidenze investigative merse all’indomani dalla modifica della condizione detentiva, dal carcere ai domiciliari del capo ed organizzatore storico dell’articolazione territoriale di ‘ndrangheta, nota come cosca Barreca, operante nel quartiere Pellaro, Bocale ed aree limitrofe del quadrante sud di Reggio Calabria.

Il ritorno del boss Filippo Barreca 

Questi ritornato sul proprio territorio, forte della fama criminale e della capacità assoggettante derivante dal suo storico ruolo di capo del locale di Pellaro, ribadiva il suo ruolo di vertice della consorteria mafiosa assumendo la responsabilità e di coordinamento del gruppo per la finalizzazione delle attività illecite, curando anche i rapporti con gli imprenditori collusi, ordinando atti intimidatori e ritorsioni in danno di commercianti ed imprenditori inadempienti alle richieste estorsive, occupandosi del mantenimento degli appartenenti alla cosca in stato di detenzione, impartendo ordini e dando indicazioni operative agli altri associati sfruttando la solidale complicità ed il supporto logistico per eludere le prescrizioni connesse alla sua condizione di detenuto domiciliare, pianificando l’esecuzione, le esazioni e la distribuzione dei proventi estorsivi agli altri associati,  personalmente o delegando i relativi compiti ai sodali.

Rapporti con i vertici delle cosche reggine

Nello specifico sono stati censiti rapporti di cointeressenza criminale della ‘ndrangheta di Pellaro con i rappresentati di vertice di tutte le maggiori articolazioni della ‘ndrangheta reggina quali i Labate e gli arcoti Condello e De Stefano, oltre a quelli delle articolazioni di ‘ndrangheta di Santa Caterina e dei Ficara-Latrella di Croce Valanidi. Rilevante, nella dinamica dei rapporti endomafiosi è il tracciato del profilo che è emersa appartenere ad un esponente dei De Stefano, il quale, faceva valere il proprio ruolo di capo dell’articolazione di ndrangheta territorialmente riferibile alla zona di Archi ma soprattutto apice di una struttura di livello più elevato rispetto alle altre articolazioni di ‘ndrangheta cittadine, sia nel suo intervento per “aggiustare” l’estorsione e quindi per mediare  tra i rappresentanti della cosca Barreca e le persone offese per la determinazione di importi, tempi e modalità di versamento delle somme di denaro. È in tale contesto che il narrato del collaboratore Maurizio De Carlo si inserisce a confermare le evidenze investigative acquisite nell’ambito dell’attività di indagine.

Le dichiarazioni dei collaboratori

Le investigazioni effettuate sono proseguite a seguito di ulteriore delega d’indagine emessa dalla Direzione Distrettuale Antimafia reggina. L’attività di indagine è consistita prevalentemente nel fornire riscontro alle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia Mario Gennaro, Vincenzo Cristiano e Roberto Lucibello, a cui si sono aggiunte quelle del collaboratore Mario Chindemi Fabio e Francesco Berna, Giuseppe Stefano Tito Liuzzo e Roberto Moio.

Sotto la lente anche i Condello

Le investigazioni, originate dal suddetto quadro dichiarativo ed espletate mediante attività tecnica di intercettazione telefonica ed ambientale, hanno avuto ad oggetto l’accertamento dell’attuale assetto organizzativo e la perdurante operatività della potente articolazione della ‘ndrangheta di Archi, la cosca Condello. Più nello specifico, sono stati svolti mirati ed approfonditi accertamenti su alcuni dei settori economici cui la suddetta organizzazione criminale rivolge i propri interessi, garantiti anche dall’operato di taluni imprenditori, i quali hanno fornito un concreto ed essenziale contributo al rafforzamento ed accrescimento economico della cosca. 

La vicenda Leonia Spa

L’attento monitoraggio investigativo ha consentito peraltro di acquisire gravi indizi di colpevolezza comprovanti il reato di trasferimento fraudolento di valori, realizzato attraverso la fittizia intestazione di alcune aziende e/o rami d’azienda, governate in maniera occulta dalla cosca Condello. In particolare, è emersa la vicenda che riguarda l’alienazione del parco automezzi della Leonia S.p.A. in liquidazione, condizionato dagli interessi mafiosi della cosca Condello e De Stefano. E’ emerso inoltre il coinvolgimento di un altro imprenditore, operante nel settore turistico alberghiero nel comune di Scalea e zone limitrofe, i cui approfondimenti investigativi hanno permesso di disvelare duraturi e costanti rapporti economici – criminali con esponenti della cosca Condello.

Otto imprese sotto sequestro

L’attività nel suo complesso ha consentito di porre sotto sequestro 8 imprese operanti nei settori dell’edilizia ed impianti elettrici, officine meccaniche per mezzi pesanti, pulizie, autospurgo, gestioni lidi e strutture ricettive, riparazione autoveicoli, i cui beni strumentali hanno un valore complessivo di circa 6 milioni di euro, oltre a un esponenziale impatto sulla libera economia.

Gli arresti

Ad esito dell’attività di esecuzione 25, dei 28 arrestati, sono stati destinatari della misura cautelare in carcere e 3 presso i rispettivi domicili, a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Potrebbe Interessarti

Torna su
ReggioToday è in caricamento