Elezioni, Klaus Davi fuori dal Consiglio comunale: "Valuteremo ricorso al Tar"

La lista guidata da Davi non ha raggiunto la soglia di sbarramento del 3% fissata per legge. Per il massmediologo "classe dirigente reggina inadeguata e passiva, sarà un autunno di guerra alle famiglie di 'ndrangheta"

Klaus Davi

"Un ricorso al Tar della nostra lista non è assolutamente scontato. Prima dovremo verificare se ci sono gli estremi e poi valuteremo attentamente. Farlo per farlo no, non ha molto senso". E' quanto dichiara Klaus Davi, ex candidato sindaco, intervistato dall’emittente reggina Radio Touring, in merito alla sua esclusione dal consiglio comunale. 

Al termine dei conteggi, dopo il turno di ballottaggio, infatti, come comunicato dalla commissione elettorale, la lista "Klaus Davi per Reggio" non ha raggiunto la soglia di sbarramento del 3% fissata per legge. Quindi, a differenza di quanto si era ipotizzato dopo il primo turno, il seggio non è scattato.

"La Commissione ha privilegiato una logica amministrativo-burocratica rispetto una considerazione di tipo politico democratico. E sul piano formale - aggiunge Davi - penso che la cosa sia anche formalmente corretta e che le sentenze a  cui si sono ricondotti per tagliarci fuori  ìci siano sicuramente.

Anche se comunque queste sentenze declinano la legge non ‘sono’ la legge. Ma sono cose tecniche che  andranno valutate nelle sedi opportune. Sul piano politico il messaggio per il popolo trasmesso dalla Commissione è deprimente. Per quanto si sforzeranno di giustificare con i numeri le scelte adottate, sarà difficile spiegare perché un consigliere che ha preso 300 voti pesi più di uno che ne ha presi 5000.

Qualche legittimo dubbio - prosegue l'ex candidato a sindaco - rimarrà nella testa della gente e soprattutto rimarrà traccia se coloro che sono stati avvantaggiati dai dedali burocratici non si dimostreranno all’altezza nel corso di questi cinque anni. Ovviamente tutti ci auguriamo che non sia cosi, Reggio ha pagato già abbastanza e io penso che Falcomatà cercherà di non commettere gli errori passati". 

Per il massmediologo "queste sono considerazioni di tipo politico e sono comunque soggettive e comprese all’interno di una dialettica politica. Prescindendo totalmente dall’episodio specifico, l’atteggiamento della cosiddetta classe dirigente reggina è comunque autoritario ed elitista ed è rimasto borbonico nel Dna.

Faccio un esempio: si accusano i commercianti reggini di non denunciare il pizzo, di essere codardi e passivi, ma nessuno proprio nessuno a Reggio Calabria si fa carico di cambiare le norme e rendere più ‘conveniente’ la legalità, come dice Nicola Gratteri.

E così - dichiara Klaus Davi - si consente a don Michele Labate e a don Franco Labate (due nomi a caso…) di tenere sotto scacco un quartiere per decenni: quello del Gebbione. La borghesia di Reggio - afferma il massmedilogo - lo sa perfettamente ma lo giudica un fatto inevitabile, ineluttabile, strutturale. I manifesti anti boss sono stati sono l’inizio. L’autunno sarà un autunno di guerra alle famiglie di 'ndrangheta". 

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"Ovviamente - conclude il massmediologo - le nostre ‘bombe’ sono quelle della comunicazione e dell’azione civile. Ma si avvertiranno. Il nostro lavoro attuale sarebbe stato impossibile senza i passi avanti dello Stato negli ultimi anni. Solo quindici anni fa non sarei mai potuto andare a suonare a casa dei boss. Un cambio culturale c’è comunque stato. Ma ha riguardato il cosiddetto popolo. Non l’élite".

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