Tutto rinviato al quattro e cinque ottobre con Angela Marcianò a fare da ago della bilancia

Giuseppe Falcomatà e Antonino Minicuci non la spuntano al primo turno. Il sindaco uscente chiude con qualche punto percentuale di vantaggio sull'avversario, i due competitor principali prendono meno voti delle loro liste

Gli sfidanti Giuseppe Falcomatà e Antonino Minicuci (foto archivio Adriana Sapone)

E ballottaggio fu. Per la prima volta nella sua storia democratica a Reggio Calabria ci sarà bisogno del secondo turno elettorale per determinare il nome del primo cittadino. Il quattro e il cinque ottobre si sfideranno Giuseppe Falcomatà, sindaco uscente sostenuto dalla coalizione di centrosinistra e Antonino Minicuci, l’uomo scelto dalla Lega di Salvini per tentare la scalata alla poltrona più alta di Palazzo San Giorgio. 

L’ago della bilancia, però, sarà Angela Marcianò: l’unica dei tre candidati a raccogliere sulla propria persona un numero maggiore di preferenze rispetto a quelle accumulate dalle quattro liste che ne hanno sostenuto la corsa elettorale sfociata nel voto di domenica e lunedì. 

Gli elettori si sono espressi, non hanno disertato le urne nonostante l’emergenza Coronavirus ancora incombente - la percentuale dei votanti è salita di quasi due punti percentuali rispetto al 2014 - e hanno detto chiaramente a Giuseppe Falcomatà che non hanno condiviso diverse scelte amministrative della sua squadra di governo, a partire dalla gestione dei rifiuti, e ad Antonino Minicuci che sul suo nome la Città dello Stretto non ci si ritrova pienamente. 

Alla fine ha deciso tutto il voto disgiunto, la possibilità cioè offerta ai reggini dal meccanismo elettorale di poter votare i candidati consiglieri di una lista ed il candidato sindaco di una lista concorrente. Questo meccanismo, che per la sua farraginosità ha rallentato lo scrutinio, ha consegnato nelle mani di Angela Marcianò, ex assessore della giunta Falcomatà in rotta con il sindaco, una dote variabile fra il 13 ed il 16% dei voti validi. Una messe di voti, checché nei dicano i “generali” delle coalizioni in corsa, sui quali si è già aperta la caccia.

Ma cosa ci dice questo voto? Intanto, se il dato fosse confermato emergerebbe una sconfitta personale di Giuseppe Falcomatà, forse anche preventivata alla vigilia del voto, un calo di gradimento nella popolazione reggina che lo ha contestato, fra l’altro, per la gestione dei rifiuti, per la carenza di acqua nelle case e per la mancata manutenzione delle strade.

Alla parziale sconfitta del sindaco uscente fa da contraltare la parziale vittoria del centrodestra che, in un mese, pare essere riusciti a ricucire le proprie fila, ma non di Antonino Minicuci che, come per il primo cittadino, non ha “preso” fra gli elettori reggini per la sua investitura “imposta” da Matteo Salvini dal quale, in questi giorni, ha provato un poco a smarcarsi.

Pare naufragare, per il momento, il progetto salviniano di trasformare la Lega in un partito nazionale. Quando ancora lo scrutinio deve essere completato i risultati elettorali del “carroccio” in riva allo Stretto sono lontani anche da quelli fatti registrare a gennaio scorso quando il centrodestra, con Jole Santelli, tornò al timone dell’amministrazione regionale.

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Perdono sonoramente, infine, i Cinque stelle ancora una volta incapaci di esprimere il loro potenziale nelle tornate amministrative e privi di una visione strategica. Come già annunciato dal candidato sindaco Fabio Foti, infatti, agli elettori del movimento - che a Roma governa insieme al Partito democratico - verrà lasciata libertà di scelta sul voto di ballottaggio.

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