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L'analisi

Meloni sbanca in Calabria, a sinistra i Cinque stelle primo partito e il Pd si lecca le ferite

I risultati, quando mancano i dati di 302 sezioni, segnalano la tenuta di Forza Italia e la debacle della Lega, pesa come un macigno l'astensionismo: solo 1 calabrese su 2 si è recato alle urne

Quando scriviamo mancano ancora i dati definitivi delle scrutinio in 327 sezioni ma, quello che le urne hanno detto in Calabria nella tornata elettorale politica del 25 settembre, è già chiaro. Il centrodestra esce vincente, con Fratelli d'Italia che diventa il partito trainante della coalizione, Forza Italia che resiste e la Lega che, come nel resto del Paese, perde consensi. 

Nel campo del centrosinistra, invece, nella nostra regione il ruolo di partito cardine dell'opposizione se lo conquista il Movimento Cinque stelle che, rispetto al resto della nazione, riesce a raccolgiere i consensi per chiudere la partita dietro il partito di Giorgia Meloni e a staccare il Partito democratico, quarto dietro Forza Italia, di ben 15 punti percentuali e, in Calabria, ad essere il primo partito, mentre in Italia riesce ad occupare solo la terza piazza.

Certo, poi, i vertici dei partiti in corsa spaccheranno il capello in quattro facendo l'analisi del voto partendo dal raffronto con i risultati delle politiche del 2018 quando il Movimento Cinque stelle in Calabria risultò essere il primo partito con oltre il 43% dei consensi e, quindi, verrà messo in evidenza il drastico calo registrato alle urne aperte fino alla tarda notte di ieri che lo hanno attestato poco sopra il 19%.

Così come in casa Pd si potrà dire che se perdida di appeal c'è stata è ridotta a pochi centesimi di percentuale, dal 14,53 del 2018 al 14,02 di ieri, ma con una emorraggia di oltre 41 mila consensi. 

La bocciatura per la classe dirigente del centrosinistra è palese, sta nei numeri. Gli errori di coalizione, i mancati accordi della vigilia del voto non hanno fatto bene, così come ha pagato - questo in linea con la tendenza nazionale - il supporto al governo Draghi la cui immagine collettiva, dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, si è andata offuscando sotto il peso del caro energia e delle bollette monstre.

Tutti i partiti che hanno sostenuto il lavoro del gabinetto di Mario Draghi hanno patito la scoppola elettorale. A guadagnarne, infatti, è stato l'unico rimasto all'opposizione, che ora con la sua leader Giorgia Meloni si appresta a ricevere l'incarico di formare un nuovo governo dalle mani del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, e il Movimento Cinque stelle che la crisi del "governo dei migliori" ha provocato.

Ultimo dato da analizzare, in attesa di avere le idee più chiare su chi è riuscito a conquistarsi un seggio in un Parlamento che, per effetto dell'ultima riforma voluta dai Cinque stelle, è stato ridotto nei numeri è quello legato all'affluenza alle urne.

Anche la Calabria, come il resto del Paese, ha dimostrato una scarsa propensione al voto. Questa volta ai seggi si è recato un calabrese su due, la percentuale parla di un 50,79% rispetto al 63,74% delle elezioni politiche precedenti. 

Il voto non appassiona più, la classe dirigente locale dei partiti non riesce a convincere e non passa nemmeno il messaggio dei leader nazionali.

E' un malessere che è scarsamente analizzato, non è capito, dentro il quale ci stanno motivazioni diverse anche non legate alla disaffezione o alla disilluzione - per inciso forse consentire ai fuori sede di votare nel comune di effettivo domicilio, come succede per chi è iscritto alla circoscrizione estero, potrebbe essere un primo aggiustamento utile a ridurre questo gap di partecipazione - ma che pesa come un macigno sul corso democratico dell'Italia.

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